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24 Set 2017
Set 24 2017
00:24

Libri e cataloghi

La Michel ha messo l’esca

Alla prima edizione, il nuovo catalogo della ditta tedesca è dedicato ai pesci di tutto il mondo. Conta 708 pagine ed in Italia è venduto a 75,00 euro


Creature marine in versione postale

Un nuovo titolo, è alla prima edizione, e la Michel lo dedica ai collezionisti tematici. Invece di acquistare tutti i volumi che trattano il pianeta e controllare riga per riga quanto di interesse, lo propone direttamente, nel caso specifico in 708 pagine.

È il volume dedicato ai francobolli di tutto il mondo, emessi tra il 1866 ed il 2016, riguardanti i pesci, intesi in senso ampio. Non importa se sono identificabili o solo simbolici, se repertoriano i pescatori o l’industria collegata, senza trascurare il tributo cubano, datato 5 dicembre 1963, a “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway. Coerentemente ad altri lavori del genere, le serie sono considerate complete, anche se solo una parte mostra il richiamo specifico. Ad esempio, tra i non molti dentelli italiani appare il tributo per sant’Antonio da Padova del 9 marzo 1931: dei sette valori, il 25 centesimi ritrae il religioso mentre parla alle creature del mare.

Il mercuriale è organizzato per Paese, da Aden a Zypern (ossia, a Cipro); è scritto in tedesco ma i nomi scientifici degli animali citati, quando presenti, facilitano l’identificazione. Le immagini, molto spesso a colori, risultano all’incirca novemila. In Italia il volume è commercializzato a 75,00 euro.



23 Set 2017
Set 23 2017
20:51

Dall'estero

PostEurop, Bel Paese secondo

La giuria internazionale ha privilegiato la Finlandia, seguita a pari merito da Aland ed Italia. Al terzo posto, il Liechtenstein

PostEurop ha deciso, da tempo, di annunciare formalmente i vincitori il 28 settembre quando il sodalizio si riunirà in Romania, ma la notizia già è pubblica. Riguarda l’esito del concorso inerente al miglior francobollo del giro omonimo 2017, questa volta dedicato ai castelli. La selezione ha coinvolto, per la giuria, otto specialisti di vari Paesi.

Al primo scalino si è piazzata la Finlandia con il dentello per il corriere base domestico, nel giorno di emissione, il 20 gennaio, venduto a 1,20 euro; raffigura il maniero costruito appositamente con il ghiaccio per essere fotografato da Anssi Kähärä.

Due le cartevalori risalenti al 9 maggio e ferme al secondo livello. Sono il taglio per il Vecchio continente di Aland (1,40 euro), dovuto a Niclas Nordlund e proponente il complesso di Kastelholm, nonché quello d’Italia da 1,00 euro, che porta il nome di Gaetano Ieluzzo (al pari dell’altro da 0,95 che completa la serie), per la struttura scaligera di Malcesine (Verona).

Al terzo piolo, infine, si è piazzato il Liechtenstein con l’esemplare, come il restante da 1,50 franchi svizzeri, firmato Angelo Boog e disponibile dal 6 marzo; concerne la sede di Vaduz.



23 Set 2017
Set 23 2017
15:29

Pubblicità redazionale

  Unificato 2018, una svolta epocale

Quotazioni reali nell’edizione 2018 dei cataloghi Super e Junior da poco in distribuzione


Due pagine del nuovo Unificato 2018

A parte una catalogazione chiara e completa, comprensiva di tanti elementi che altri neppure riportano, nella nuova edizione 2018 dei cataloghi Unificato dell’area italiana, sono le quotazioni che stanno facendo parlare collezionisti e operatori del settore filatelico. Infatti, nei volumi Super e Junior, lo staff addetto alla stesura dei prezzi di mercato ha provveduto a calibrare le quotazioni dei francobolli in modo tale da limitare la forbice tra il prezzo di vendita e quello d’ingrosso, riducendo il livello di sconto, a volte davvero esagerato, a cui ci si era abituati e che sviliva, oltreché disincentivare, il collezionismo.

Scelta coraggiosa dell’Unificato, un manifesto cambiamento volto a recuperare credibilità e serietà di un mercato alla ricerca di nuovi clienti.

A fianco della descrizione di ogni francobollo, i collezionisti troveranno quindi quest’anno dati precisi, punti di riferimento essenziali per i propri acquisti e vendite. Una nuova visione mercantile rispetto a un metodo di valutazione ormai obsoleto che si trova a raffrontarsi quotidianamente con ciò che trasmette il web.

Il 6 ottobre a Genova, durante la manifestazione filatelica Italiafil, la presentazione ufficiale dei nuovi Unificato alla stampa specializzata.



23 Set 2017
Set 23 2017
08:42

Appuntamenti

La Grande guerra vista da altri lati

Tra telecomunicazioni, poste e ferrovie per scoprire aspetti connessi al conflitto ma poco noti. Ieri una giornata intensa all’Università di Modena e Reggio Emilia


Il moderatore, Andrea Giuntini

Le comunicazioni durante la Prima guerra mondiale? Un tema trascurato, anche ora nel bel mezzo delle iniziative per il suo centenario. L’ha detto e ribadito Andrea Giuntini, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia ieri nelle vesti di moderatore al convegno, svoltosi proprio a Modena, “Le comunicazioni: nuove tecnologie e nuova organizzazione”. Al microfono si sono alternati sette specialisti, che hanno puntato a tre ambiti: le telecomunicazioni, la posta e le ferrovie. Diversi, certo, ma in alcuni aspetti intersecati fra loro.

Così, Gabriele Falciasecca (Fondazione “Guglielmo Marconi”) ha parlato del ruolo del senatore Guglielmo Marconi, al tempo stesso scienziato ed imprenditore, che deve seguire le attività delle sue aziende nel Regno Unito ed in Italia (e per quest’ultima finisce in divisa tra Esercito e Marina). Il progresso permette di passare dalla trasmissione tra due interlocutori paritari a quella fra una fonte e più persone possibili; nel comunicare in battaglia, comunque, occorre privilegiare un preciso destinatario, quale potrebbe essere una nave.

Non ci sono solo i progetti vincenti del premio Nobel, progetti peraltro limitati nei mezzi, come dimostrano le appena quindici macchine radiotelegrafiche e l’unica stazione radiogoniometrica schierate dal Bel Paese. Gli archivi -ha detto Alessia Glielmi (Università di Roma Tor Vergata)- permettono di scoprire persino idee balzane; alcune trovano una prima sperimentazione, altre finiscono direttamente in un cassetto. E non ci sono solo le scelte tecnologiche. Fra i mezzi più impiegati per inviare notizie resta il tradizionale piccione viaggiatore. Ogni batteria conta su duecento pennuti che possono recapitare altrettanti messaggi al giorno.

Qualche numero è stato dato da Giovanni Paoloni (Università La sapienza di Roma), che ha ricordato lo sforzo dell’Italia postunitaria nell’uniformare le diverse reti telegrafiche precedenti. Ciò non basta; lo dimostra il fatto che, statisticamente, ogni dispaccio, per raggiungere la meta, deve essere trasmesso due o tre volte. Quanto alla radiotelegrafia, è ancora ai primordi, sottoutilizzata ed altalenante; la storica stazione di Coltano è costruita soprattutto per relazionarsi con il Sudamerica, evitando i cavi sottomarini controllati da Londra.

Il tema della posta aerea è stato affrontato da Bruno Crevato-Selvaggi (Istituto di studi storici postali “Aldo Cecchi” onlus). I filatelisti conoscono i due voli del 1917 caratterizzati da francobolli specifici (il Torino-Roma ed il Napoli-Palermo, entrambi con ritorno), ma i test sono ben più ampi. Si comincia, nel Regno Unito e poi in Italia, già nel 1911, quindi in Libia per lanciare sugli ottomani, oltre alle bombe, i volantini. Quanto alla Grande guerra, le fonti specifiche sono poche. Ad ogni modo, il trasporto in quota dei dispacci si concentra su due rotte, tese ad evitare l’impiego di navi poiché a rischio a causa dei sommergibili. Ecco quindi il dossier tra Brindisi e Valona e principalmente quello tra Civitavecchia e Terranova, l’attuale Olbia.

L’attenzione di Mario Coglitore (Università ca’ Foscari di Venezia) si è soffermata sulla posta militare, garantita dai cosiddetti “assimilati”, ossia da personale delle Poste che indossa l’uniforme. La normativa del settore risale al 1913, ma nel 1915 già è superata e bisogna rimediare. Viene creata, così, una struttura tipicamente ministeriale, però calata nella situazione bellica. Fulcro operativo sono le quattro casse degli uffici da campo (la dotazione originaria risale al 1890), capaci di offrire tutto il necessario, dalla cancelleria alla modulistica, dagli attrezzi del mestiere al mobilio di base. Gli addetti devono gestire una mole enorme di corrispondenze e dal luglio 1915 si aggiungono i pacchi; quando necessario devono recarsi a ridosso della prima linea (è la “posta volante”, il cui incaricato indossa un contenitore dove i mittenti imbucano lettere e cartoline).

Ma come si spostano persone e merci? L’ha spiegato Stefano Maggi (Università degli studi di Siena). Ci sono cavalli, asini e muli; risultano ancora pochi i mezzi a motore come i camion, presto divenuti fondamentali nelle retrovie. Il resto lo fa il treno. Il concetto di tradotta è perpetuato persino da poesie, canzoni e giornali di trincea. Il relatore ha accennato anche alle donne, finite nelle fabbriche per sostenere la produzione collegata, e alle ferrovie smontabili a scartamento ridotto, collocate rapidamente laddove servono e poi smantellate. L’impegno per il conflitto, è ovvio, fa sì che si riduca il servizio lungo le altre strade ferrate, quelle più lontane dal fronte.

Compito di Ernesto Petrucci (Fondazione Fs italiane) è stato mostrare l’importante sviluppo ferroviario registrato dal 1900 al 1915. Nel 1905 nascono le Ferrovie dello stato. Durante la guerra esse sono chiamate ad un servizio immane; gli addetti vengono denominati la “sesta armata combattente”. In questa fase storica va annotata la sistemazione ferroviaria di città, porti e valichi; inoltre, il comparto passa dall’approccio artigianale a quello industriale. Ha fatto notare, poi, diversi elementi che dimostrano una preparazione occulta al conflitto: dal 1908 si potenzia lo scalo di Mestre (immaginando che l’area prima o poi sarebbe stata coinvolta), si realizzano le carrozze ospedali ed i carri per trasportare i soldati, i militari affiancano i ferrovieri a bordo, vengono aperte le scuole per le operaie. Come dire: quel 24 maggio non fu per nulla una sorpresa…



22 Set 2017
Set 22 2017
23:39

Smom

Il riposo durante la fuga in Egitto

Dovuto a Federico Barocci, il dipinto è stato trasformato dalle Poste magistrali in un foglietto. Fa parte delle emissioni fissate per il 3 ottobre

L’ultima delle emissioni che lo Smom ha fissato per il 3 ottobre riguarda la serie di lungo corso (debuttò il 22 aprile 1985) “Maestri della pittura”. Si tratta di un foglietto; propone, di Federico Fiori detto il Barocci, il dipinto “Riposo durante la fuga in Egitto”, il cui originale si trova ai Musei vaticani.

Vissuto tra il 1528 ed il 1612, l’autore ricevette la commessa intorno al 1573 dal perugino Simonetto Anastagi. Il tema, derivato dalla narrazione dello pseudo Matteo ed ampliato con gli altri apocrifi, ebbe vasta diffusione. Detta anche “La Madonna delle ciliegie”, nel 1773 l’opera, per volere di Clemente XIV, fu trasferita a Roma.

Il blocco, realizzato in quattromila esemplari, comprende due francobolli, da 2,55 (si concentra su san Giuseppe) e 5,40 euro (il Bambino).



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