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16 Gen 2019
Gen 16 2019
19:06

Emissioni Italia

Non c’è il due senza il tre

Già richiamato nel 1999 e nel 2009, il 26 gennaio tornerà agli sportelli, questa volta con un francobollo “B”. È il calciatore Valentino Mazzola

Sicuramente famoso, famosissimo, anche per la triste sorte che gli è capitata insieme ad altre trenta persone tra passeggeri ed equipaggio dell’aereo precipitato, ma quello atteso per il 26 gennaio è il terzo francobollo che lo cita espressamente. Come se non ci fossero altri calciatori degni di un pari tributo postale. È Valentino Mazzola, richiamato nel 900 lire (ma ci sarebbe pure l’“anonimo” 800) del 4 maggio 1999 emesso per il cinquantenario della sciagura di Superga (Torino) nonché nel 65 eurocentesimi datante 22 ottobre 2009 ed inquadrato nelle serie promozionali dedicate ad “Italia 2009”, in particolare per la “Giornata dello sport”.

Ora viene ricordato nel secolo dalla nascita, avvenuta il 26 gennaio 1919, attraverso un “B” (quindi dal costo di 1,10 euro, utile per gli invii ordinari di primo porto destinati all’interno). Appartenente alla serie “Lo sport”, il dentello è autoadesivo, tirato in addirittura due milioni e mezzo di esemplari; i fogli sono da quarantacinque.

La vignetta è dovuta a Fabio Abbati; propone un ritratto dell’attaccante e centrocampista; si aggiunge la sagoma del toro in posizione rampante presente nello stemma del Grande Torino, la squadra di cui fu capitano e simbolo.



15 Gen 2019
Gen 15 2019
17:12

Emissioni Italia

Orazio Raimondo e Federico Fellini, le proposte

I relativi centenari della morte e della nascita cadranno nel 2020. I suggerimenti per ricordare l’anno prossimo il sindaco di Sanremo (Imperia) ed il regista


Uno dei francobolli che citano Federico Fellini

Il programma delle emissioni d’Italia per il 2019 è ancora “monco”, nel senso che riguarda soltanto il primo trimestre, ma c’è già chi, giustamente, guarda avanti. È Andrea Gandolfo, che nel passato aveva suggerito omaggi dentellati per Alessandro Natta (ipotesi rimasta inascoltata) ed Oscar Luigi Scalfaro (concretizzata il 22 giugno 2018). Ora, scrivendo al ministro per lo Sviluppo economico Luigi Di Maio, ha segnalato due celebrazioni inerenti all’anno prossimo.

Una riguarda il deputato, avvocato, massone e sindaco di Sanremo (Imperia) Orazio Raimondo, vissuto tra il 6 giugno 1875 e l’11 gennaio 1920; il tributo dovrebbe essere previsto nel centenario della morte. Egli -annota il relatore- “è stato uno dei politici più insigni e rappresentativi dell’Italia giolittiana, eletto due volte deputato, tra i fondatori del Fascio parlamentare di difesa nazionale e membro della commissione d’inchiesta parlamentare sulla sconfitta di Caporetto. Celebre anche la sua attività forense, in particolare come difensore della nobildonna veneziana Maria Tiepolo nel processo che si tenne presso la Corte d’assise di Oneglia nel 1914”. A lui è dedicato inoltre uno dei corsi principali della stessa Sanremo, dove si trova la statua che lo raffigura. Alla memoria è stata intitolata la locale stazione sperimentale di floricoltura.

Più noto è il secondo personaggio, il regista Federico Fellini, nato a Rimini il 20 gennaio 1920 (è morto il 31 ottobre 1993), “autore -ricorda il proponente- di alcuni tra i film più celebri della storia del cinema mondiale”. “Sconta”, però, il fatto di avere già cartevalori nazionali. Figura citato, infatti, in tre francobolli: il 750 lire del 25 agosto 1995 “Centenario del cinema” con “Le notti di Cabiria”, l’800 o il 41 centesimi del 20 settembre 2000 per l’“Anno felliniano”, lo 0,60 euro fogliettato del 28 ottobre 2010 “Cinema italiano”.



14 Gen 2019
Gen 14 2019
15:59

Emissioni Italia

Carta bollata per Angelo Merenda

Suo è il bozzetto trasformato in francobollo per ricordare il bicentenario dei cavallini. Il tributo, un “B”, arriverà il 25 gennaio

Per l’omaggio ai cavallini è stato coinvolto un dipendente di Poste italiane, già noto per avere firmato diversi francobolli dedicati soprattutto al Natale. È Angelo Merenda, che talvolta si incontra anche alle manifestazioni filateliche.

La sua vignetta riproduce, su campo rosso, una (non è specificato quale) delle tre impronte riportate sulle carte postali bollate messe in circolazione nel Regno di Sardegna l’1 gennaio 1819 e in uso fino al 30 maggio 1836, differenti nel formato e nel valore in funzione della distanza e del servizio.

Il dentello, autoadesivo e tirato in due milioni di pezzi (i fogli sono da quarantacinque), arriverà il 25 gennaio. Sarà utile per inviare, all’interno del Paese, missive ordinarie, o anche cartoline, entro i venti grammi di peso; per questo riporta la lettera “B” e sarà venduto a 1,10 euro.



08 Gen 2019
Gen 08 2019
22:10

Emissioni Italia

Pitti immagine/2 Il francobollo nei dettagli

Le caratteristiche della carta valore, disponibile da oggi nel trentesimo anniversario del marchio. Oltre alla presentazione, anche l’annullo fdc è stato impiegato a Firenze


Il francobollo

Dopo la cronaca della cerimonia (news precedente), i dati sul francobollo per Pitti immagine, emesso oggi nel trentesimo anniversario di attività.

Si tratta di un dentello inserito nella serie “Le eccellenze del sistema produttivo ed economico”, dal costo attuale di 1,10 euro (riporta la lettera “B”) e destinato ad affrancare lettere ordinarie di primo porto dirette nel Bel Paese.

Il soggetto è dovuto all’art director Italo Lupi, che stamattina ha ricevuto il Premio “Pitti immagine alla carriera 2019”. Raffigura -spiegano dal ministero allo Sviluppo economico- il nome dell’azienda (vi è anche il logo) con un carattere tridimensionale nero su fondo grigio; i fili colorati evocano la cucitura sartoriale e indicano il ruolo giocato dalla società nell’industria della moda, ma anche i campi in cui è impegnata, quali arte, design, architettura e cultura.

Quanto al bollettino illustrativo, è firmato dallo stesso Italo Lupi e dal presidente del marchio, Claudio Marenzi. “La maggior parte delle manifestazioni e degli eventi organizzati da Pitti immagine -annota quest’ultimo nell’articolo- si svolge a Firenze, città dove nel 1951 si svolsero le prime sfilate di moda italiana e dal 1952 nella sala Bianca di palazzo Pitti da cui iniziò il successo internazionale del made in Italy. È da queste sfilate che Pitti immagine ha preso il proprio nome. Ed è a Firenze, alla ricchezza della sua storia artistica e culturale e della sua vitalissima realtà nel mondo della moda di oggi, che Pitti immagine e le sue attività internazionali sono particolarmente legate”.

Le cartevalori appaiono in fogli da quarantacinque; la tiratura -molto alta per gli standard attuali- conta su due milioni di esemplari autoadesivi. L’annullo fdc figura appoggiato nel negozio cittadino che Poste italiane dedica ai collezionisti. Per l’occasione, l’operatore è stato rappresentato dal responsabile per la filatelia, Fabio Gregori (continua).



08 Gen 2019
Gen 08 2019
20:53

Emissioni Italia

Pitti immagine/1 Questa volta, lavoro di squadra

Il mondo della moda e quello postale hanno operato insieme per raggiungere l’obiettivo: emettere il francobollo e far parlare di esso


Il momento in cui il bozzetto viene scoperto

Lavorando di squadra, il francobollo può tornare in primo piano. È accaduto oggi con il tributo per Pitti immagine, protagonista di intere pagine pubblicitarie sulla stampa (ovviamente a pagamento) ma citato anche all’apertura del “Tg2” trasmesso alle ore 13. Due esempi diversi, non gli unici, di come si possa operare con profitto. Al centro dell’attenzione, il lavoro dell’art director Italo Lupi, lavoro che da qualche giorno circolava come bozzetto e che oggi è stato presentato quale carta valore. Un’immagine diversa, anche se non di immediata comprensione, specie per chi è straniero. Curioso notare, per converso, come più o meno tutti i relatori, stamattina a Firenze per la presentazione in palazzo Vecchio, abbiano sottolineato la necessità di guardare all’estero.

“Questo è davvero l’anno del made in Italy, visto che è anche quello di Leonardo da Vinci”, ha esordito il sindaco, Dario Nardella. “«Pitti uomo» è una visione e questa un’edizione di bilancio”. L’azienda Pitti immagine “ha trasformato la città ma anche la moda internazionale… Ha saputo mettere insieme valori diversi, passato e presente, utile e futile. Ma servono lavoro e infrastrutture”.

“I trent’anni -sono le parole del presidente di Pitti immagine, Claudio Marenzi- rappresentano l’evoluzione, da una fiera in un happening. «Pitti uomo» è diventato il principale evento mondiale maschile”. Per questo si parla di “Settimana della moda maschile italiana”, condivisa tra Firenze e Milano, “che si è elevata su tutti. Il francobollo veicolerà il marchio in Italia e nel mondo”.

Il presidente di Sistema moda Italia, Marino Vago, ha sottolineato “l’importanza dei nostri prodotti, apprezzati all’estero”, anche per quelli intermedi come i filati. Lanciando poi un appello, “perché il mercato ora richiede qualità e sostenibilità”.

Quanto alla presidente del Centro di Firenze per la moda italiana, Antonella Mansi, ha espresso il piacere sentito da chi esercita un’impresa quando vi è un pubblico che “fa il tifo”. Quindi, si è soffermata sulla formazione e sulle iniziative di sistema.

Dal canto suo, il presidente dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Carlo Maria Ferro, ha sottolineato la rilevanza del settore tessile e abbigliamento. “I numeri dimostrano l’importanza dell’esportazione; il gigante Cina deve diventare un’opportunità, non una minaccia”.

“Recuperare quello spirito di comunità, l’idea di una società inclusiva ed aperta che pone al centro il lavoro”. Sono alcuni dei concetti su cui il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, si è soffermato. Citando ancora una volta l’importanza della formazione e delle infrastrutture.

È stato il sottosegretario per lo Sviluppo economico Michele Geraci a chiudere gli interventi. Ricordando che il prodotto interno lordo “dipende fondamentalmente dall’esportazione” e che l’Italia vanta un surplus commerciale di circa 50 miliardi, “quasi come il deficit dell’intero Paese”. Andando nel dettaglio, ha aggiunto che “la nostra opportunità è competere non sulla scala ma sulla qualità”. Insomma, “il Mise e l’Ice sono dietro la moda” (continua).



01 Gen 2019
Gen 01 2019
00:35

Emissioni Italia

Due secoli fa i cavallini

Furono disponibili da Capodanno e rappresentavano una carta valore bollata. Il prossimo 25 gennaio arriverà un ulteriore francobollo che li cita


Il francobollo del 1961

Debuttò a Capodanno del 1819 e verrà ricordata con un francobollo “B” atteso per il 25 gennaio. È la carta bollata del Regno di Sardegna, che i filatelisti conoscono meglio come “cavallino”, dall’immagine che reca. Realizzata da Amedeo Lavy, propone un postiglione a cavallo che suona la tromba; tre i tagli, da 15 centesimi (l’immagine è tonda), 25 (ovale) e 50 (ottagonale), impiegabili in base alla distanza che la missiva avrebbe percorso.

“È il primo esempio di carta valore bollata al mondo, anche se non in funzione di un servizio ma per riscuotere un diritto di tipo fiscale relativo alla posta”, si legge ad esempio in “Interitalia”, il manuale specializzato negli interi postali curato da Franco Filanci, Carlo Sopracordevole e Domenico Tagliente. “L’editto del 12 agosto 1818, fissando il monopolio di Stato sulla posta nei «territori di terraferma» (Piemonte, Savoia, Liguria e Nizzardo), proibiva ai privati di trasportare lettere, a meno che non fossero prima presentate a un ufficio di posta per la bollatura, la registrazione e il pagamento del diritto postale. Poiché tuttavia il sistema aveva molti inconvenienti, soprattutto a causa dello scarso numero di uffici postali esistenti, nel 1819 furono emessi fogli da lettera già bollati, usabili esclusivamente per tali corrispondenze «in corsi particolare» senza ulteriori formalità”.

Non è la prima volta che il soggetto arriva tra i dentelli. Richiami più o meno diretti si trovano nel 1.000 lire destinato ai pacchi postali, cioè il “Cavallino” per antonomasia (fu emesso il 14 giugno 1954 con filigrana ruota alata e nel febbraio 1957 con quella a stelle), nell’analogo taglio da 2.000 (14 dicembre 1957), nel 15 “Giornata del francobollo” (3 dicembre 1961), nel biglietto da 550 per il centenario di questo tipo di interi e nel centosettantesimo degli stessi cavallini (30 settembre 1989), nel 60 eurocent dedicato all’Unione stampa filatelica italiana (1 settembre 2006).

Come non citare, infine, le buste del primo giorno omonime, ora vendute da Poste italiane?



24 Dic 2018
Dic 24 2018
18:10

Emissioni Italia

Il francobollo diventa mosaico

È accaduto a Lovere (Bergamo). Il 70 centesimi turistico dedicato alla cittadina è stato interpretato da due studentesse; il lavoro adesso è esposto sul lungolago

Onore al merito di Lovere (Bergamo), tra le località che hanno ottenuto un francobollo, ne sono orgogliose e cercano di promuoverlo anche a distanza di tempo. Il dentello è stato emesso -dopo una serie di rinvii- il 19 luglio 2014; si tratta di un 70 centesimi.

Ora figura come logo della pagina Facebook firmata da Lovere eventi, realtà che fa capo al Comune. Ma non basta.

Opportunamente ingigantito, campeggia su un pannello (misura 1,40 per 1,20 metri) posto in lungolago Divisione Acqui. Però, non è un semplice ingrandimento. Dietro c’è il lavoro dalle studentesse Silvia e Monica, che a Brescia frequentano l’Accademia di belle arti “Santa Giulia”. Si tratta di un mosaico. “È stato realizzato -precisa il professor Claudio Gobbi, che ha coordinato il lavoro delle ragazze- con il metodo indiretto ed è costituito da 12mila tessere miste, in marmo e/o in smalti veneziani, tagliate manualmente una ad una con pinza giapponese, martellino o tagliolo, così come previsto dalla tecnica tradizionale usata duemila anni fa”. I singoli pezzi variano tra i 7 ed i 100 millimetri.

“Rappresenta -aggiunge il sindaco, Giovanni Guizzetti- in forma artistica il francobollo”, inserito nella serie ora denominata “Il patrimonio naturale e paesaggistico”, che da oltre quarant’anni prevede il debutto periodico di cartevalori dedicate a località d’interesse turistico. Tali cartevalori sono state disperse nel mondo, ma l’opera resterà. “Oltre ad arredare questi splendidi lungolaghi, consentirà ai visitatori di trovare sempre spunti e occasioni di conoscere anche la nostra storia”.



23 Dic 2018
Dic 23 2018
13:03

Emissioni Italia

Asta/2 Così la filatelia organizzata

Le dichiarazioni “a caldo” dei presidenti di Associazione italiana filatelisti professionisti, Sebastiano Cilio, e Federazione fra le società filateliche italiane, Piero Macrelli

Dopo il commento dell’ex presidente del Gruppo parlamentari amici della filatelia, Carlo Giovanardi (news precedente), “Vaccari news” ha chiesto dichiarazioni ai presidenti dell’Associazione nazionale filatelisti professionisti (ossia dei commercianti), Sebastiano Cilio, e della Federazione fra le società filateliche italiane, Piero Macrelli. Il soggetto è sempre l’emendamento alla legge di bilancio 2019 che tocca il mondo dei dentelli. Ossia l’autorizzazione conferita a Poste italiane di vendere le giacenze via asta, in qualche modo rifacendo l’esperienza di oltre mezzo secolo fa; strada che già allora (in un contesto ben diverso) si rivelò fallimentare. Il provvedimento, nella versione “bollinata”, ossia vagliata dalla Ragioneria dello stato, ha cambiato numero, diventando 348-bis, pur mantenendo inalterato il testo.

“Non credo che un’asta di così grande portata e cifra possa avere successo”, commenta Sebastiano Cilio. “Non vedo al momento possibili acquirenti che possano acquistare miliardi di francobolli. Auspico invece, come già proposto dalla nostra associazione e da tutte le componenti del mercato filatelico, un incenerimento dello stock ormai inutilizzabile. L’impatto mediatico sarebbe di enorme portata e rivitalizzerebbe il nostro mercato, dando fiducia ai collezionisti e ai commercianti e valorizzando gli stock rimasti in mano ai commercianti, gli investimenti degli investitori privati e le collezioni dei collezionisti”.

“È evidente -aggiunge Piero Macrelli- che i senatori che hanno firmato l’emendamento non sono a conoscenza del fatto che i francobolli emessi dall’1 gennaio 1967 sono ammessi all’affrancatura senza limiti di validità: dire che il fornitore è autorizzato a procedere direttamente alla vendita «come francobolli da collezione…» è una sciocchezza bella e buona. Chi li acquistasse, potrà usarli per affrancare. E ancora: «...a prezzi diversi da quelli nominali…», significa ovviamente a prezzi inferiori: in pratica si tratterebbe di un tentativo di svendere a prezzi di saldo francobolli ancora in corso. Il risultato sarebbe di far perdere il valore nominale anche alle centinaia di milioni di francobolli che i collezionisti hanno acquistato per le loro collezioni, con un danno difficilmente quantificabile, ma che potrebbe indurre ad una action class, con una richiesta di danni di cui per ora non ho idea. L’unica cosa da sperare è che le aste, se verranno fatte, vadano deserte e tutto finisca con un bel falò, come è avvenuto nel febbraio del 1967” (continua).



23 Dic 2018
Dic 23 2018
11:24

Emissioni Italia

Asta/1 “Sono rimasto allibito”

Così l’ex presidente del Gruppo parlamentari amici della filatelia, Carlo Giovanardi, commenta l’emendamento inserito nella legge di bilancio che prevede la vendita all’asta dei vecchi francobolli giacenti a Poste italiane


Carlo Giovanardi

Il tempo di approfondire e di riflettere, ed ecco la prima reazione al disposto sullo stock filatelico presente nella legge di bilancio 2019.

“Leggendo questo comma sono rimasto allibito, non potendo pensare che l’emendamento sottoscritto da cinque senatori del gruppo Lega-Salvini premier-Partito sardo d’azione potesse essere mai fatto proprio dal Governo. Che, se non altro, avrebbero dovuto conoscere i disastrosi risultati, in termine di invenduto, che il tentativo d’asta del 1961 ebbe per il mondo filatelico e per le Poste, tanto che nel 1967, giustamente, distrussero le rimanenze”. Così commenta con “Vaccari news” l’ex presidente del Gruppo parlamentari amici della filatelia, Carlo Giovanardi.

“L’aggravante della scelta odierna è che si tratta di più di un miliardo di francobolli in euro, in lire-euro e in lire (quelli dal 1967 ancora sono validi ai fini postali), purché non rispondenti ad alcuna tariffa in vigore. Come chi conosce la posta sa, la tariffa può essere assolta con un solo francobollo o con più, e quindi già non si capisce quali francobolli possano essere venduti e quali no, anche al di fuori dal territorio dello Stato, a prezzi diversi dai nominali (bisogna tenere conto che alla fine degli anni Sessanta la tariffa delle lettere era 50 lire, pari a 0,02 euro circa). Inoltre, gran parte di questi francobolli attualmente sono venduti all’ingrosso al di sotto del valore facciale. I casi sono due: o i francobolli verranno venduti a prezzi uguali o superiori a quelli nominali, e non troveranno mai acquirente, anche perché la norma dice chiaro e tondo che possono essere venduti soltanto come francobolli da collezione. Oppure verranno venduti a lotti sotto il facciale, come la legge autorizza, ed allora avremo un caso di clamoroso autogol dello Stato, che si metterebbe in concorrenza con se stesso vendendo un miliardo di francobolli sotto il valore facciale, mentre è obbligato a vendere al pubblico senza sconto, e quindi al valore facciale, le emissioni attuali”.

“C’è poi da verificare se il miliardo e oltre di pezzi, alcuni dei quali in giacenza da decenni, risulta in condizioni tali da soddisfare le esigenze dei collezionisti o è irrecuperabile per tale funzione”.

“In sostanza -prosegue Carlo Giovanardi- questo incredibile pasticcio avrebbe potuto essere evitato approfondendo un attimo la materia, con la Federazione fra le società filateliche italiane, l’Unione stampa filatelica italiana, gli editori e gli operatori che fanno capo all’Associazione nazionale professionisti filatelici e magari gli addetti al settore di Poste italiane che -a quanto mi risulta- hanno saputo dello sciagurato emendamento nel momento in cui, purtroppo, sta diventando legge”.

“Spero proprio -conclude- che nel prossimo, inevitabile, decreto modificativo dei troppi errori ed incongruenze di questa finanziaria, ci sia la saggezza di abrogare la norma e finalmente, come nel 1967, inviare queste giacenze al macero, con grande soddisfazione di tutto il mondo della filatelia e di Poste italiane, che risparmierebbe gli ingenti costi dell’inutile conservazione” (continua).



22 Dic 2018
Dic 22 2018
15:01

Emissioni Italia

Tornerà l’incubo dello stock ministeriale?

Un emendamento di cinque senatori -se approvato definitivamente- prevedrebbe la vendita all’asta dei francobolli giacenti presso Poste italiane e non più utilizzabili per l’affrancatura

Torna lo spettro dello stock ministeriale, oltre mezzo secolo fa risolto -dopo anni di discussioni e tentate vendite- con la distruzione del presunto tesoro. Allora venne introdotto -lo prevedeva, all’articolo 3, la legge 2.521 dell’11 dicembre 1952- per costruire case in favore dei postelegrafonici.

Torna adesso con un emendamento (è l’1.1.861) alla legge di bilancio (formalmente “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”), emendamento transitato in commissione bilancio e sottoscritto dai senatori Roberta Ferrero, Enrica Rivolta, Massimiliano Romeo, Christian Solinas e Cristiano Zuliani, tutti del gruppo Lega-Salvini premier-Partito sardo d’azione.

Propone di integrare, come comma 348-bis, l’articolo 215 (intitolato “Smercio delle cartevalori”) presente nel decreto del presidente della Repubblica 655 del 19 maggio 1982 (“Approvazione del regolamento di esecuzione dei libri I e II del codice postale e delle telecomunicazioni (norme generali e servizi delle corrispondenze e dei pacchi)”).

Testualmente: “Al fine di promuovere e diffondere, anche nel contesto internazionale, la cultura filatelica nazionale e di valorizzare immobilizzazioni di cartevalori evitandone il rischio di depauperamento nel tempo, nei casi di giacenza presso il fornitore del servizio postale universale di una ingente quantità, non inferiore a un miliardo di esemplari, di cartevalori postali con il valore facciale, anche espresso in valuta non avente più corso legale, non più rispondente ad alcuna tariffa in vigore, il suddetto fornitore è autorizzato a procedere direttamente alla vendita, come francobolli da collezione, a prezzi diversi da quelli nominali ed anche fuori dal territorio dello Stato, attraverso aste filateliche anche in più lotti non omogenei decorsi trenta giorni dalla comunicazione al ministero dell’Economia e delle finanze e al ministero dello Sviluppo economico”.

Se davvero diventasse legge, sarebbe capace di creare pesanti conseguenze, in un mercato colpito dalla crisi economica e dove quel materiale -è cosa nota- gira, soprattutto all’ingrosso, al sottofacciale. Si sa che perlomeno due magazzini di Poste italiane sono pieni di queste giacenze non più utili e da anni il mondo del collezionismo chiede che esse vengano distrutte.



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