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22 Feb 2012 - ore 10:24
Feb 22 2012
10:24

Appuntamenti

In… marcia dall'Italia al Tibet

Torino esposizioni - Due mostre in cui l'arte è protagonista: celebrando il centocinquantenario e denunciando il dramma asiatico


La partecipazione di Ezio Minetti

Da una parte la 54ª edizione della Biennale di Venezia che, in concomitanza del centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, ha fatto in parte tappa a Torino; dall'altra il padiglione dedicato al Tibet. Due iniziative curate rispettivamente da Vittorio Sgarbi e Ruggero Maggi, ad ingresso gratuito, che si basano sull'espressione artistica contemporanea e condividono il luogo, ossia la sala Nervi di Torino esposizioni (corso Massimo d'Azeglio 15/b, da martedì a domenica, orario 14-20), e il giorno di chiusura, il 26 febbraio.

Pur diverse fra loro, hanno in comune un altro elemento: la presenza di opere che si rifanno al settore postale.

Nella prima area, decisamente più grande, figura ad esempio “Letters to Juliet”, una delle cassette postali dell'iperrealista Marica Fasoli. È completamente ricoperta da graffiti amorosi e piena di finte missive che traboccano dalle feritoie (anche le “cartevalori” ne richiamano di effettivamente esistenti, per giunta in argomento). Suoi sono anche due “pacchi”, “Giù le mani” e “Identità”. Di Massimo Delleani è invece il dipinto “Le imperfezioni del tempo”: accanto ad orologi, un bambino, chiavi e farfalla figura un plico che richiama il periodo ottocentesco con la massima “Oggi è già ieri. Cerca la chiave forse si può fermare”. Ezio Minetti ha avuto un'altra idea: ha preso una cartolina viaggiata davvero il 6 dicembre 1908, gli ha disegnato sopra un coloratissimo paio di occhiali (una sua passione) ed ha intitolato il tutto “Torino 6.12.908”.

Alla seconda area ha contribuito Marcello Diotallevi, che una volta tanto ha lasciato le… produzioni di “cartoline” e “francobolli” per una lunga e tipica sciarpa tibetana con scritte color arancio (omaggio ai bonzi) dal titolo “Orange poem”. Spicca il progetto di mail art “Inviso”, dedicato al dramma che si sta consumando in Asia e dovuto allo stesso Ruggero Maggi. Operando con buste, cartoline, vignette e timbri ha voluto offrire “un forte segno di protesta per ricordare tutti i martiri tibetani, lo spirito dei quali è incarnato dalla figura centrale del Dalai Lama, il cui viso è l'emblema del Tibet, senza dubbio il volto più inviso ai politicanti cinesi”.



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