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Genova, 14 luglio 1912. L’apertura al pubblico
“Senza pompe ufficiali”, il nuovo edificio di via Dante cominciò, un secolo fa, ad accogliere l’utenza. Era il terzo dell’Italia Settentrionale
Un richiamo d'epoca, restaurato ed ancora oggi rilevabile
Nessuna, almeno per il momento, cerimonia formale di apertura per lo spazio filatelia e nessuna, almeno per il momento, festa nel centesimo anniversario del palazzo delle Poste e dei telegrafi di Genova. L’edificio, situato in via Dante e che ospita il nuovo negozio dedicato ai collezionisti, venne inaugurato infatti il 14 luglio 1912, un secolo fa!
Il monumentale immobile -annotava, il giorno seguente, “Il secolo XIX”- “coll’apertura degli uffici telegrafici e telefonici, entrava in completo stato di servizio”. Era il terzo dell’Italia Settentrionale dopo quelli di Milano e Torino; vi lavorò principalmente l’architetto Dario Carbone. “Sorge -spiegava la «Rivista delle comunicazioni», attingendo con… molta generosità alla cronaca pubblicata dal quotidiano locale- nel centro della città, nel quartiere delle banche, ed incorporato al sontuoso e magnifico palazzo della Borsa pure testé inaugurato in piazza De Ferrari”.
Anche al tempo, una certa sobrietà era di casa, perché l’apertura al pubblico ebbe luogo “senza pompe ufficiali, essendosi limitata ad una semplice visita, alla quale parteciparono alcune personalità cittadine e i rappresentanti della stampa”.
L’articolo, poi, descrive l’organizzazione interna. L’ufficio di accettazione dei telegrammi è situato al pianterreno ed offre dodici sportelli, collegati mediante tubi pneumatici al salone apparati, che si trova all’ultimo piano. “Per ampiezza, comodità, ed adattamento è uno dei migliori d’Italia, è quanto di meglio si possa desiderare sia dal lato igienico, sia per l’arredamento con mobili e materiali di servizio nuovissimi, rispondenti tecnicamente e praticamente a tutte le più moderne esigenze, ed all’importanza del servizio, che senza interruzione, giorno e notte, ivi si svolge, affidato a circa 200 impiegati. Elegante ed ardito nella sua costruzione, questo salone misura circa 800 metri quadrati; è alto metri 7, largo 13, lungo 60; riceve luce da oltre 50 finestroni a doppio ordine, e durante la notte è illuminato da 18 lampade elettriche ad arco a luce diffusa, cioè quasi senza ombra”. Vi sono installate, fra l’altro, 64 macchine Morse, 32 Hugues, 14 Baudot quadruple e 2 Wheatstone.
Sempre a livello strada, ecco il salone per i servizi generali di posta. E poi, le cabine telefoniche pubbliche, urbane e internazionali. Sono costituite -si legge- in pietre rifasciate di piastrelle in modo che, oltre a facilitarne la pulizia, rendono impossibile a chi è fuori di sentire la conversazione.
Tre antiche cartoline che “raccontano” l’edificio (archivio Riccardo Braschi)








