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“Solo un impegno con l’Agcom, e non un piano di chiusure”
È la precisazione di Poste italiane riguardante l’elenco delle 1.096 sedi che dovrebbero essere tagliate. Eppure, tre settimane fa…
Colpo di scena da parte di Poste italiane. La quale, in una nota, ha precisato che l’elenco degli uffici postali diseconomici, i 1.096 più i 57 esistenti solo sulla carta, rappresenta “solo un impegno con l’Agcom e non un piano di chiusure”.
Ogni anno -prosegue la spiegazione- l’azienda deve inviare all’autorità di vigilanza, oggi appunto l’Agcom, in precedenza il ministero dello Sviluppo economico, una relazione “sugli uffici postali e sulle strutture di recapito che non garantiscono l’equilibrio economico. Il monitoraggio è espressamente previsto dal contratto di programma anche ai fini della sostenibilità del servizio universale e del sistema nel suo complesso. Viene quindi stilato un elenco degli uffici che non soddisfano i criteri di economicità, ma che non risponde a un piano di chiusure di uffici postali, materia che eventualmente andrebbe discussa preliminarmente con gli Enti locali” (esattamente il contrario di quanto è stato spiegato due giorni fa a Pistoia), il Mise ed il Garante. “La diffusione della rete è infatti rimasta invariata, con 14mila uffici postali, grazie anche alla valorizzazione di molti uffici trasformati in autentici «centri servizi» dove ottenere servizi postali e finanziari ma anche certificati anagrafici, visure catastali, passaporti, servizi per la salute, pagamento dei ticket sanitari e permessi di soggiorno per cittadini stranieri”.
Quindi avrebbero capito male gli amministratori pubblici ed i giornali? E persino i sindacati di categoria sarebbero stati indotti nell’errore? “L’amministratore delegato Sarmi mente quando dichiara che gli uffici saranno salvati e si trasformeranno in centri multiservizi. Sono solo bugie”, replica senza mezzi termini il segretario generale della Slp-Cisl, Mario Petitto. “Ormai l’obiettivo fisso dell’ad di Poste è tagliare i costi fregandosene dei servizi di cui sarà privata la collettività. Infatti insieme ai 1.200 uffici postali da chiudere è cominciata la riorganizzazione dei servizi postali e del recapito che produrrà ulteriori 1.700 tagli di posti di lavoro a breve e circa dieci mila entro l’anno”.
Anche le carte dicono qualcosa di diverso. I rappresentanti di Poste e dei lavoratori si sono incontrati il 21 giugno scorso per discutere di razionalizzazioni e chiusure previste nel 2012. Ancora più esplicito è il prospetto collegato, in cui si apprende che “è stato sottoposto ad Agcom un piano di interventi sugli uffici postali che non garantiscono condizioni di equilibrio economico” e che il numero di cessazioni previste ammonta, appunto, a 1.096.
Il documento di Poste italiane in cui si parla delle 1.096 chiusure








