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Pistoia - La Provincia non si fida
L’Ente ha preso atto delle precisazioni, ma non vuole trovarsi, un domani, “ad apprendere le scelte di possibili tagli ai servizi postali locali a cose già fatte”
La rassegna stampa quotidiana pullula ancora di annunci allarmati in merito ai 1.096 uffici che prima Poste ha presentato in chiusura perché non rendono e poi li ha classificati soltanto come non economicamente convenienti ai fini della comunicazione all’Agcom. Segno che il dietro-front non è ancora giunto alle redazioni oppure che, ormai, non ci si fida più?
Un esempio viene da Pistoia, il cui percorso è stato seguito sin dall’inizio da “Vaccari news”. L’incontro tra Provincia, Comuni e filiale di Poste dell’11 luglio, infatti, era stato convocato con anticipo per discutere su alternative alle possibili chiusure degli sportelli in montagna. Salvo poi scoprire che nel frattempo le cose erano cambiate ed il problema si palesava ben più ampio di quanto ci si aspettasse.
Da qui anche la differente conclusione, messa a punto in questi giorni e diffusa ieri. “Abbiamo preso atto… della precisazione da parte di Poste italiane sull’elenco degli uffici postali ritenuti diseconomici, che sarebbe solo un semplice monitoraggio e non un piano chiusure effettivo”, ha commentato la presidente della stessa Provincia, Federica Fratoni. “A maggior ragione, non vogliamo trovarci, un domani, ad apprendere le scelte di possibili tagli ai servizi postali locali a cose già fatte, ma chiediamo sin da adesso il pieno coinvolgimento di tutto il territorio e di tutti i livelli di governo. Comprendiamo le ragioni economiche e insieme le indicazioni di legge che stanno alla base di eventuali riorganizzazioni da parte di Poste italiane, ma, allo stesso tempo, non possiamo accettare in maniera prona decisioni prese dall’alto, che potrebbero avere conseguenze negative sul territorio e sulla collettività. Come amministratori abbiamo già manifestato la nostra disponibilità a sperimentare anche possibili alternative al classico ufficio postale, seguendo alcuni esempi che esistono a livello europeo, come i furgoni allestiti, i servizi a domicilio e gli empori polifunzionali”.
Nel dubbio, dall’Ente, anche in rappresentanza dei Comuni, sono partite le lettere per coinvolgere Associazione nazionale comuni italiani, Unione delle province d’Italia, Regione Toscana e organizzazioni sindacali. Nelle missive viene chiesto “un interessamento collettivo delle associazioni e delle parti sociali, che impegni i membri parlamentari di ogni colore politico ad intervenire nelle proprie sedi e sui rappresentanti del Governo, in particolar modo sul ministero competente, affinché si addivenga ad una nuova e più condivisa gestione del servizio postale”.
Tra le 1.096 sedi presenti nell'elenco, anche quella in località Le piastre, frazione di Pistoia








