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27 Feb 2016 - ore 07:40
Feb 27 2016
07:40

Giornali, riviste e siti

Il business (filatelico) del conflitto

La Grande guerra è in corso e fioccano le pubblicità riguardanti i francobolli inerenti alle occupazioni o alla Croce rossa. Ma c’è anche chi propone vignette propagandistiche


Uno dei francobolli bellici emessi cento anni fa

Negli editoriali della rivista diretta da Roberto Palmieri, il “Bollettino filatelico”, era stato segnalato più volte: la Prima guerra mondiale aveva fatto emergere un ampio interesse per i francobolli collegati al conflitto, tanto da ipotizzare la creazione di uno specifico album.

L’attenzione, tuttavia, non era solo per le cartevalori riguardanti le occupazioni (davvero poche, invece, quelle a soggetto espressamente propagandistico, specie se paragonate a quanto sarebbe giunto nei decenni successivi), ma l’occhio era attirato pure dalle produzioni inerenti alla Croce rossa. Forse perché contemporaneamente appagavano due aspetti: il collezionistico, beninteso, e la volontà di partecipare nel lenire le sofferenze, dato che spesso l’acquisto di tali cartevalori prevedeva il contributo a favore della struttura benemerita.

Una riprova è presente in un altro mensile dell’epoca, “L’annunzio filatelico”, caratterizzato da vistose e differenti pubblicità in argomento. Particolarmente attiva risulta la ditta Socini di Genova (l’editrice del periodico): presentava la raccolta dei dentelli bellici e per l’istituzione di soccorso come la “collezione di moda”. “Per causa degli aumenti quasi giornalieri che subisce questo genere di francobolli, noi consigliamo i signori collezionisti a provvedersi senza indugio”, si legge in una pubblicità datata febbraio 1916. Due i pacchetti disponibili, contenenti trenta o sessanta esemplari, in vendita a 9,50 o 25,00 lire, in entrambi i casi con altre 0,45 per le spese di spedizione. Due mesi dopo, cinquanta pezzi ne richiedevano 25,50+0,45, mentre a novembre per novanta occorrevano 60,00+0,65. Naturalmente, era possibile acquistare singole serie, per le quali si dettagliava in specifiche promozioni.

Meno evidenti, ma con lo stesso approccio, i consigli di ulteriori operatori, come la concittadina azienda Dapelo. La milanese Marucelli, invece, proponeva “francobolli patriottici”, ossia vignette nazionaliste da applicarsi sui pacchi, sulle fatture, sulle circolari e per suggellare la corrispondenza, “allo scopo di far circolare nel gran pubblico i motti, i moniti, le invocazioni patriottiche che costituiscono una delle caratteristiche speciali delle marche stesse”. Costi: ottanta unità con trenta soggetti venivano 1,00 lira; quattrocento di centoventotto tipi 4,00.



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