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16 Lug 2016 - ore 01:26
Lug 16 2016
01:26

Giornali, riviste e siti

Un’aberrazione che “confina al sacrilegio”

Lo sosteneva cento anni fa “Il bollettino filatelico”, riprendendo il francese “Petit bleu philatélique”. Soggetto: i francobolli sovrastampati per la Croce rossa


Sovrapprezzi coloniali

Anche “Il bollettino filatelico” affrontò il problema, nel numero datato 15 luglio 1916. Chiarendo il soggetto già nel titolo: “I «Croce rossa» e la speculazione”.

“Si è mai domandato -scrive nel testo Mario Robatto- il collezionista a chi profittano i francobolli coloniali della Croce rossa? Si è mai domandato a chi vanno devoluti i prezzi, discretamente salati, pagati per uno di tali francobolli? Ha mai tentato di delucidare questo scottante problema di attualità?”.

Riprendendo quanto a sua volta aveva pubblicato il francese “Petit bleu philatélique”, definisce la faccenda come una “indecente speculazione”, ricordando ad esempio le analoghe produzioni dei possedimenti italiani. “Dal principio della guerra abbiamo avuto una vera invasione di tali francobolli, quasi tutte le Colonie ne vollero emettere (ultimo, per ora, viene il lontano Borneo), certamente col nobile scopo di aiutare la Croce rossa a sostenere le ingenti spese che deve sopportare. Però, se nobilissimo fu il sentimento che li ispirò, non fu egualmente buono l’uso che se ne fece. Non era certamente nelle intenzioni dello Stato che ha autorizzato queste emissioni di carità di far sì che i benefizi della Croce rossa si limitassero a una cifra irrisoria, a una vera elemosina, mentre si apriva un campo illimitato ai proventi degli speculatori. Per contro pare che qualche Governo coloniale abbia veramente incoraggiato la speculazione facendo emissioni limitatissime”. E questo senza trascurare le varietà di sovrastampa, “dovute all’inattenzione involontaria (!?)” dei tipografi.

Di là da tirature e prezzi di vendita, su cui l’intervento indulge con generosità, resta la conclusione, che a sua volta l’autore trae dall’articolo pubblicato oltre le Alpi. “Ogni uomo coscienzioso troverà che una tale speculazione è criminale. Farla in tempo di pace sarebbe reprensibile dal punto di vista della moralità amministrativa e dal punto di vista della moralità commerciale; ma farla in tempo di guerra, sotto il coperto della Croce rossa, speculando sull’interesse che noi portiamo ai feriti, questa aberrazione confina al sacrilegio”.



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