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12 Mar 2018 - ore 09:45
Mar 12 2018
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Adesso è a Roma

La “Madonna Esterházy” di Raffaello protagonista dell’omonima mostra accolta presso palazzo Barberini. Un soggetto citato più volte nei francobolli

Un dipinto che ha riscontrato un discreto successo tra i francobolli, in particolare in Ungheria, dove l’opera di norma è conservata presso il Szépművészeti múzeum di Budapest. È presente nel 40 fillér del 10 dicembre 1968 per i maestri italiani e, fogliettati, nel 20 fiorini del 29 giugno 1983 per il mezzo millennio della nascita di Raffaello, nel 2 del 16 febbraio 1984 per i dipinti rubati e ritrovati, nel 200 del 23 giugno 2006 per il centenario del Museo di belle arti. Ma figura anche, per dire, nelle cartevalori di Guinea (25 syli aereo del 23 agosto 1984, serie dedicata ai pittori), Sierra Leone (200 leone del 17 dicembre 1990, per Natale) e Zaire (10 zaïre in foglietto del 26 dicembre 1983, sempre per le ricorrenze di fine anno).

Chi vuole ammirare la tela dal vero ha ancora tempo fino all’8 aprile, in quanto protagonista della mostra “La «Madonna Esterházy» di Raffaello”. Curata da Cinzia Ammannato, è accolta a Roma presso palazzo Barberini.

È una tempera ed olio su tavola in pioppo di piccole dimensioni (misura 29x21,5 centimetri), realizzata intorno al 1508; raffigura Maria col Bambino e san Giovannino. Non è chiara la committenza: una scritta sul retro, non più visibile, riconduceva ad Elisabetta, madre di Maria Teresa d’Asburgo, e a un dono dell’opera da parte di Clemente XI Albani. Il confronto con il disegno conservato presso il gabinetto disegni e stampe degli Uffizi -nel percorso rievocato con una riproduzione di grande formato- “evidenzia il momento di passaggio intellettuale dell’artista dal mondo fiorentino a quello romano. Nel disegno infatti il fondale presenta un partito tipicamente fiorentino fatto di colline e alberi. Si tratta di un primo stato, diverso da quello finale su tavola, dove si vedono invece rovine antiche di sapore romano, nelle quali si sono voluti riconoscere i resti del tempio di Vespasiano e della torre dei Conti nel foro Romano”. Insomma, elementi del passato che rimandano alla città. Nell’allestimento si aggiungono altre tre opere provenienti dalle Gallerie nazionali, simili per formato ed ambiente.



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