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23 Dic 2018 - ore 15:19
Dic 23 2018
15:19

Giornali, riviste e siti

Asta/3 Le vendite del 1962

Le riviste filateliche dell’epoca seguirono le vendite all’incanto dello stock ministeriale; l’elenco dei lotti fissato in un catalogo stampato nell’ottobre precedente


Babbo Natale e stock filatelico nel dicembre 1962

Dall’attualità (segnalata nelle news di ieri e oggi) al passato. Giova capire come, oltre mezzo secolo fa, fu vissuta la serie di vendite dello stock filatelico di allora, ben più interessante poiché conteneva materiale dall’Ottocento in poi. Stando al volume stampato nell’ottobre del 1961, il “Catalogo d’asta delle cartevalori postali fuori corso dell’Amministrazione postale italiana”, l’insieme conteneva, ad esempio, Pontificio e Sardegna, Regno e Rsi servizi compresi, Occupazioni, Trieste, Levante, Colonie e poi naturalmente Repubblica, fino al 1953.

Le riviste del tempo seguirono i tentativi del dicastero a Poste e telecomunicazioni di proporsi sul mercato. Basta, ad esempio, sfogliare “Il collezionista” per trovare annotazioni in ogni numero.

Sinora -si legge nell’editoriale del maggio 1962, intitolato “Corsa all’abisso” e sottoscritto dal direttore Giulio Bolaffi- “sono stati dunque offerti nove lotti, valutati complessivamente lire 572.462.110, con un minimo per l’aggiudicazione di 83 milioni, pari a neppure il 15% della valutazione. Poiché l’intero stock venne a suo tempo considerato del valore di catalogo di circa 9 miliardi, per realizzare i 3 miliardi previsti dall’onorevole Spallino (Lorenzo Spallino era il ministro a Poste e telecomunicazioni, ndr) i minimi avrebbero dovuto aggirarsi almeno sul 33% del valore di ogni lotto; con i ribassi da… liquidazione forzata che sono stati effettuati all’evidente scopo di riuscire a vendere i lotti a qualsiasi prezzo pur di ottenere una affermazione «di prestigio», le speranze del ministero scadono assai giacché l’intero lotto non potrebbe matematicamente fruttare più di 1 miliardo e 350 milioni. Sempre che, naturalmente, i lotti fossero venduti; ma esaminando i risultati sinora raggiunti -e senza tener conto dell’assoluta invendibilità della maggior parte dei rimanenti lotti- si può preventivare un incasso totale di circa 150 milioni!”

L’onorevole Lorenzo Spallino -viene aggiunto- “continua dunque, come sin dal primo momento avevamo previsto, a marciare imperterrito su una strada disastrosa non soltanto per la filatelia ma soprattutto per il buon nome dell’Italia nel campo filatelico internazionale. Per quanto poi riguarda il bilancio delle Pt, la voce «vendite dei francobolli per collezione» sta regredendo paurosamente. Questo comportamento provoca in tutte le persone oneste ed oculate un senso di autentico smarrimento; e ci si chiede come sia possibile che un ministro assolutamente incompetente di filatelia tenti di distruggere con acrimonia e cieca cocciutaggine quanto è stato fatto di buono dalle stesse autorità postali in unità d’intenti con i dirigenti il commercio filatelico, dal 1934 sino al ministero Spataro”.

A dicembre, una nota redazionale dello stesso mensile, denominata “12 Aste, 12 fiaschi!”, commenta: “La serie delle aste deserte continua, coprendo di ridicolo la nostra Amministrazione delle Pt, la quale tuttavia prosegue imperterrita ad indire vendite ed a registrare insuccessi. Ma tant’è; ed a noi non resta che segnalare i risultati delle aste che hanno avuto luogo nei giorni 6, 7, 21 e 22 novembre”. “Sui dodici lotti soltanto due hanno avuto le solite offerte a «la va o la spacca», inferiori ai già ridottissimi minimi; gli altri non sono stati neppure presi in considerazione” (fine).



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