Appuntamenti
Da Brescia a New York
In mostra i «francobolli» celebrativi di Guglielmo Achille Cavellini
Piero Cavellini, il figlio dell'artista scomparso diciotto anni fa. Alle spalle, un lavoro del padre
Non solo il percorso alla “Fabbrica Eos” di Milano, che chiuderà il 12 aprile. I lavori di uno fra i più noti e fantasiosi artisti italiani di mail art sbarcano a New York: saranno visibili fino al 3 maggio, presso la Florence Lynch gallery.
È l'allestimento “Guglielmo Achille Cavellini - Works 1960-1990”, che offre pitture, fotografie, performance video ed assemblaggi. Cavellini -precisano da oltre l'oceano i promotori- “divenne una figura mitica per una generazione di artisti underground; fu considerato come il liberatore che ruppe le catene di un sistema chiuso, capace, spesso, di escludere gli artisti”.
L'allestimento comprende, naturalmente, i “francobolli”, soggetto che ricorre sovente nel suo operare, concentrato sull'idea della celebrazione. “Considerava i francobolli come una concreta rappresentazione di questa idea e li usava”.
Ma perché New York? “C'è bisogno -spiega a «Vaccari news» il figlio dell'artista, Piero, che oggi guida l'Archivio fondazione- di diffondere il lavoro in un centro nevralgico”, com'è appunto la megalopoli statunitense. “Anche perché mio padre ha compiuto anticipazioni molto forti”, che non hanno perso di modernità.
Guglielmo Achille Cavellini era nato a Brescia nel 1914 ed è scomparso nella stessa città a settantasei anni. “Era molto concentrato nel suo lavoro”, conclude il figlio. “L'ho sempre visto impegnato e l'ho rispettato. Forse, allora non ero così presente. Dagli anni Novanta l'ho scoperto dal punto di vista artistico ed oggi lo sostengo, non per un dovere ma con grandissimo piacere”.
Alcuni dei «francobolli» ora esposti negli Stati Uniti










