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22 Set 2008 - ore 17:25
Set 22 2008
17:25

Notizie dall'Italia

“Caro padre Pio”: un anno di lettere mostrate al pubblico

Nel convento pugliese un grande armadio conserva la corrispondenza giunta tra il maggio 1965 e l’aprile 1966


L'annullo che verrà impiegato domani a San Giovanni Rotondo

L’attesa, a San Giovanni Rotondo (Foggia), è alta: nel quarantesimo anniversario della scomparsa di padre Pio, avvenuta il 23 settembre 1968, la salma è stata riesumata, sottoposta ai necessari trattamenti conservativi ed offerta alla visita dei fedeli.

Il programma, che ricorda anche il novantesimo dalle stimmate, comincerà fra pochi minuti, alle ore 18, con la liturgia di accoglienza. Domani, poi, parteciperà il segretario di stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, mentre i devoti (le stime li valutano in due milioni) avranno a disposizione un ufficio postale distaccato, munito di annullo commemorativo.

Anche parte della struttura che fa capo alla nuova chiesa è aperta ai visitatori. “Nel percorso -spiega padre Luciano Lotti, che ha il compito di curare l’archivio- si trova una stanza particolare. Segue quella in cui sono conservati gli indumenti dell’ultima messa, celebrata il 22 settembre 1968. Qui, una parete raccoglie le lettere indirizzate a padre Pio. L’intera superficie, alta circa tre metri e lunga quasi quattro, offre un armadio dove sono custodite le missive che ha ricevuto”. Naturalmente, non sono tutte, ma solo quelle ricevute tra il maggio 1965 e l’aprile 1966. Un “archivio di palpiti umani... fogli sgualciti dal tempo e dal lungo viaggio verso una speranza”, come si legge in un cartello.

“Difficile -prosegue il frate- fare una valutazione del numero, di sicuro sono migliaia. Allora, si volle avere un’idea della massa di corrispondenza che arrivava al convento e si decise, quindi, di metterle da parte per un anno”. Nei testi i fedeli lo ringraziavano, si raccomandavano o chiedevano un sostegno. “Vengono da tutto il mondo, e stupisce vederne anche da quei Paesi nei quali, allora, l’espressione religiosa non era incoraggiata. Ve ne sono numerose, ad esempio, provenienti da Cecoslovacchia, Polonia, Unione Sovietica...”.

Il confronto a distanza tra il frate di Pietrelcina e i fedeli è sempre stato ricco di scambi epistolari. “Sull’argomento -ricorda ancora padre Luciano Lotti- abbiamo testimonianze che risalgono al 1921. A quel tempo, il Vaticano inviò in visita apostolica monsignor Raffaele Rossi, che constatò il numero di lettere ricevuto ogni giorno da padre Pio: oscillavano tra le cinquanta e le cento!”

Anche lui, comunque, scriveva molto. L’epistolario che raccoglie i carteggi scambiati tra il 1916 ed il 1932 con i suoi direttori spirituali ne riproduce circa 1.600. “Si nota anche -conclude l’archivista- come la posta allora venisse trasportata velocemente. Durante la Prima guerra mondiale, padre Pio si trovava a San Giovanni e il suo direttore spirituale, padre Agostino da San Marco in Lamis, era a Palazzolo sull’Oglio, nel Bresciano. Gli scritti andavano e venivano in due giorni, e per certe settimane la raccolta conserva addirittura tre documenti”.

Ancora oggi c’è chi scrive per chiedere preghiere e benedizioni, rivolgendosi direttamente a padre Pio. Le missive vengono lette da un gruppo di frati incaricato.



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