Notizie dall'Italia
Causa collettiva contro Poste vita
La procedura, che riguarda le polizze “dormienti”, sarà avviata in luogo della “class action”

Nel mirino di tre associazioni dei consumatori le polizze “dormienti” di Poste vita
Non sono mancate le perplessità sulla nuova versione della “class action”, alla fine -dopo tanti rinvii- diventata operativa l'1 gennaio. “Anche in Italia -ha detto, dal canto suo, il ministro allo Sviluppo economico, Claudio Scajola- diventa finalmente operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori, già attivo in altri Paesi sviluppati”, aggiungendo che “da ora è più semplice, concreto ed effettivo l'esercizio dell'azione collettiva, poiché questa può essere avviata anche da singoli consumatori o utenti, anziché solo dalle loro associazioni, e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno”.
Diversa è l'opinione di Adiconsum, Adoc e Lega consumatori, che allo stato attuale ritengono migliore la causa collettiva, già disciplinata dal Codice di procedura civile e considerata più agevole, senza costi di pubblicità e in grado di raggiungere lo stesso risultato giuridico. I tre sodalizi hanno preannunciato l'azione nei confronti di Poste vita e Ina, in merito alle polizze “dormienti”.
Il punto di partenza è il discorde trattamento registrato tra i conti e le polizze. Nel primo caso la normativa li considera “dormienti” se per dieci anni non hanno subìto movimentazioni; nel secondo la durata è molto più breve: trascorsi due anni, il ministero all'Economia può recuperare il denaro giacente. “Due tutele -sottolineano le organizzazioni- notevolmente diverse”.
Nel contratto di Poste vita, ad esempio, si legge che la società “rinuncia a tale diritto (prescrizione di due anni) e corrisponde il capitale in caso di morte, purché la richiesta sia inoltrata entro il termine di 10 anni”, scadenza di cui all'articolo 2946 del Codice civile. Secondo i ricorrenti, esistono i presupposti per aprire il contenzioso. Ecco perché propongono a tutte le famiglie coinvolte (oltre diecimila quelle stimate) di aderire all'iniziativa per recuperare gli importi, che oscillano mediamente dai 5 ai 15mila euro. I moduli saranno disponibili “a breve” sui rispettivi siti.
Intanto, proseguono i tentativi per parificare le due situazioni; l'occasione potrebbe essere emendare la disposizione durante il dibattito parlamentare per la conversione in legge del decreto “milleproroghe”.










