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14 Feb 2010 - ore 07:53
Feb 14 2010
07:53

Libri e cataloghi

Lettere d’amore di mille anni fa

Dopo la scoperta e la presentazione pubblica, i due studiosi, Francesco Stella ed Elisabetta Bartoli, stanno lavorando al libro


Elisabetta Bartoli e Francesco Stella: sono loro che hanno scoperto e studiato il prezioso manuale di Maestro Guido

Il libro non è ancora pronto, ma i due esperti dell’Università di Siena, il professor Francesco Stella e la ricercatrice Elisabetta Bartoli, garantiscono che uscirà quest’anno. È il volume che raccoglie, fra l’altro, una selezione di lettere d’amore scritte mille anni fa e individuate in un manuale successivo, risalente alla seconda metà del XII secolo, conservato alla Biblioteca capitolare di Verona. La stessa dove Francesco Petrarca trovò un antico codice con le copie di missive inviate da Cicerone ad Attico.

“Per quello che ne sappiamo -spiegano a «Vaccari news» gli esperti- il manuale di epistolografia che stiamo studiando, cioè i «Modi dictaminum» di Maestro Guido, è tramandato da un solo testimone, il manoscritto CCLXII (234)”. In pergamena, misura 200x140 millimetri e si compone di 81 fogli, con rubriche e capolettera in rosso.

Insegna a scrivere le lettere, da quelle ai familiari e agli amici fino alle più formali destinate al papa o all’imperatore. Nove le sezioni in cui è articolato: figli a genitori e viceversa; amici e parenti, persone di basso livello sociale fra loro; tra sudditi e signori; mariti e mogli, amanti; città a città; nobili e persone di uguale rango sociale, condottieri, conti...; all’imperatore; al papa; privilegi ecclesiastici (cioè i documenti che davano diritto a godere della riscossione di decime, a servirsi di terreni o a sfruttare particolari servitù).

Dalla loro lettura, cosa se ne trae? Mostrando scorci di vita quotidiana, “si offrono a varie considerazioni, anche di natura antropologica. Il manuale prevede, e in un certo modo ratifica, l’esistenza di rapporti adulterini (il tono delle lettere cambia rispetto a quelle indirizzate al coniuge); non ci sono flessioni qualitative tra le lettere inviate dalle donne agli uomini rispetto a quelle da uomini a donne (forse entrambi ricorrevano a scrittori di professione, come da noi fino ai primi anni del Novecento). Anche le situazioni descritte sono molto interessanti, se si tratta di vita vissuta: gli amanti si danno appuntamenti segreti che somigliano a quelli dei protagonisti dei romanzi cortesi o delle novelle di Boccaccio. Inoltre, la presenza di questo capitolo così organico e puntuale dedicato alle lettere d’amore apre nuove prospettive per lo studio degli epistolari reali a noi pervenuti e fa sperare che altri manuali di questo tipo vengano restituiti alla nostra lettura da manoscritti ancora non studiati”.

I contenuti erano veritieri o fittizi? “Maestro Guido, come in genere facevano i dettatori, non ha copiato tutte le lettere inserite nel suo manuale. Molti esempi (come i brevi saluti o gli «exordia») venivano redatti dai maestri ad uso dei propri scolari, ma spesso le lettere-modello reali venivano preferite e inserite perché mostravano esattamente ciò che si doveva imparare a fare. Inoltre inventare di sana pianta situazioni e lettere non è più semplice, veloce o comodo rispetto a copiarne alcune già scritte...”.

“Nel complesso, i «Modi dictaminum» è un’opera che riserva non poche novità, per le numerose testimonianze storiche relative alla famiglia dei conti Guidi, ma anche per la storia dell’epistolografia: Maestro Guido infatti, oltre al primo manuale di lettere d’amore, inserisce esempi di lettere di compianto, un genere poco frequente nei manuali di «ars dictandi». Inoltre il suo rapporto con un altro importante dettatore, Maestro Bernardo di Arezzo, colloca Guido in una posizione centrale rispetto alla storia del «dictamen» e al suo sviluppo nel XII secolo”.



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