Appuntamenti
A Brescia i “Francobolli” di Lamberto Pignotti
Il percorso, dovuto alla Fondazione Berardelli, è liberamente visitabile sino al 3 ottobre
Omaggio, sino al 3 ottobre, al… padre della “poesia visiva”: è Lamberto Pignotti (classe 1926) il protagonista dell'allestimento ospitato a Brescia presso la Fondazione Berardelli (via Milano 107, visitabile gratuitamente dal martedì al venerdì negli orari 9-12.30 e 15.30-19.30, sabato 10-12 e 15.30-19.30).
Intitolato “Lamberto Pignotti. La poesia ve lo dice prima, la poesia ve lo dice meglio. Opere dal 1945 al 2010”, il percorso è curato da Melania Gazzotti e Nicole Zanoletti.
Sono più di 200 le opere selezionate, fra disegni, collage, tele emulsionate, libri d'artista, oltre ad una ricca documentazione bibliografica, attraverso le quali viene ripercorsa tutta la sua carriera. E ci sono anche le serie dei “Francobolli”, complessivamente una trentina di pezzi.
La mostra è accompagnata da un catalogo italiano-inglese che comprende testi di Melania Gazzotti, Patrizio Peterlini e Nicole Zanoletti (229 pagine a colori, 20,00 euro). Metà del Novecento e “a Firenze, come nel resto d'Italia, l'ambito artistico è caratterizzato dalla contrapposizione di due tendenze: realismo e astrazione… Pignotti -si legge nel volume- osserva dal di fuori le vicende di questo mondo che ancora non gli appartiene, concentrando le proprie energie nell'attività letteraria, che ha inizio nel 1949 con la redazione del giornale studentesco «Il monitore» e con la composizione di scritti di ispirazione dadaista e surrealista. È del 1954 la sua prima raccolta di poesie a cui lavora per tre anni, dopo aver letto Marinetti, Palazzeschi, Tzara, Joyce, Breton e Pound”.
Nei Sessanta, influenzato dalle teorie di Max Bense, formula il concetto di “poesia tecnologica” e realizza le prime opere poetico-visuali, ideando insieme a Eugenio Miccini -con il quale fonda il “Gruppo 70”- una nuova modalità artistica. Riutilizza parole e immagini tratte dai mezzi di comunicazione di massa (quotidiani, rotocalchi, pubblicità e fumetti) con il duplice fine di adottare un linguaggio consacrato all'uso sociale ed esorcizzare il potere dei mass-media, compiendo una sorta di risarcimento estetico. Tra le sperimentazioni, i collage di impronta contestataria che affrontano apertamente temi politici, sociali e d'attualità, come “È stata un'inutile attesa” del 1963 e “Qualcosa di nuovo nel frigorifero” del 1964.
Tra il 1966 e il 1968, nell'ambito di una più ampia operazione di scandaglio dei codici iconografici minori, cercando elementi inerenti alla cultura popolare e alla quotidianità, nasce la serie dei “Francobolli”, in cui la creatività è stimolata dai generi del fumetto e del fotoromanzo. “I balloon decontestualizzati -è l'analisi- vengono utilizzati per «far parlare» personaggi celebri, commemorati attraverso un'immagine ridotta, semplificata e canonizzata. L'effetto prodotto dall'accostamento, antitetico a quello del gigantismo della Pop art americana, è spiazzante e riesce, attraverso un'azione apparentemente ludica, a ingaggiare una discussione su più livelli. Le dimensioni minime dell'opera e la somiglianza con una vignetta la rendono infatti agli occhi del pubblico inoffensiva, potenzialmente divertente, permettendo a Pignotti di veicolare il proprio messaggio tramite una sorta di «cavallo di Troia»”.
Aggiornamento del 28 settembre 2010: la mostra è stata prorogata fino al 15 ottobre.
Due delle opere di Lamberto Pignotti in mostra








