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04 Dic 2010 - ore 12:58
Dic 04 2010
12:58

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Facciamolo... strano/2 Una novità antica

Contrariamente a quanto si pensi, i francobolli stravaganti non nascono oggi. I più vetusti risalgono perlomeno agli anni Cinquanta


Ungheria, 1955: l'esemplare per il Congresso internazionale dei metalli leggeri, realizzato in alluminio

Francobolli che si fanno notare per gli aspetti tecnici; quali sono le caratteristiche di una raccolta di questo genere? “La scelta del collezionismo di emissioni strane -prosegue in questa intervista a «Vaccari news» Salvatore Cucuccio- va cercata nel tentativo di uscire dalla classica bidimensionalità del francobollo come viene normalmente inteso; con queste cartevalori non si perde certamente il loro ruolo strettamente funzionale, né quello di mezzo di comunicazione socio-culturale ed artistico-figurativo. Possono rappresentare una naturale e fondamentale evoluzione, come lo è stato il passaggio dalle semplici effigi di regnanti ai commemorativi o a sistemi di stampa sempre più sviluppati. Il francobollo dovrebbe riflettere le idee ed il pensiero del tempo in cui viene emesso, fornendo l’immagine diretta della cultura del Paese emittente. Quindi la scelta nell’uso di tecniche grafiche ed artistiche innovative va guardata in un’accezione positiva: nuove idee, nuovi simboli, nuova tecnologia, magari per avvicinare un pubblico più giovane al collezionismo filatelico. Anche l’«unusual stamp» rimane un’opera d’arte in miniatura, adattando il più classico rettangolino di carta all’evoluzione tecnica ed artistica di una società dinamica, stimolando il collezionista senza perdere di vista i più classici valori socio-culturali”.

“Le attuali tecnologie di comunicazione (sms, e-mail, social network) hanno soppiantato la posta classica; davanti ad esse il francobollo è destinato a perdere la sua funzione primaria e sempre più a divenire soltanto un oggetto per collezionisti. In tale contesto le nuove generazioni dovranno essere stimolate con qualcosa di differente, quindi via libera alla tridimensionalità del dentello, al coinvolgimento di tutti i sensi, all’interattività”.

Cosa pensa di questo impegno delle varie Amministrazioni postali a stupire il collezionista? “Sicuramente -è la risposta- alcune hanno abusato di tale concetto, ad esempio per fare cassa (è il caso di tanti Stati africani, centro-americani o dell’Oceania che negli anni passati hanno inondato il mercato di materiale). L’impegno di alcuni, però, ha sicuramente dato una spinta in più alla filatelia mondiale, magari solo partendo dal punto di vista delle misure anti contraffazione (ologrammi, microprinting, immagini nascoste, inchiostri o dentellature speciali) o per incrementare il loro merchandising con la nuova frontiera del francobollo personalizzato, ovvero ancora per agevolare una sorta di ricambio generazionale tra i filatelisti”.

Quali sono gli esemplari che considera più stravaganti ed interessanti? “Ne potrei citare molti, come i «motion print stamp» (cioè che offrono una scena in sequenza) o i foglietti con perle, cristalli Swarovski e semi di fiori (essenza stessa del cambiamento, del mutamento). Mi piacciono di più il foglietto austriaco del 2006 con polvere meteorica, quello islandese «Imagine the peace» del 2008 che nasconde il volto di John Lennon, il francobollo-libro neerlandese (e vaticano) del 2010, perché si legano tutti ad altre mie grandi passioni, come l’astronomia, la musica e la lettura... E allora, perché no, anche il blocco svizzero del 2001 con essenza di cioccolato”.

Si crede che queste produzioni siano recenti, ma così non è. Ha già citato il caso italiano del 1956, e poi? “Tra le più vecchie posso segnalare il francobollo ungherese in alluminio del 1955, il blocco polacco su seta del 1958, ma come non ricordare le innovazioni del Bhutan? In materiale plastico nel 1971, in dischi di vinile nel 1973 e il primo profumato alla rosa, sempre nel 1973”.



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