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24 Giu 2018
Giu 24 2018
01:20

Libri e cataloghi

Lingua e letteratura

L’ultimo saggio di Francesco Giuliani, “La parola «pesante»”, vede i francobolli sotto aspetti diversi e significativi, perché essi vanno oltre il semplice uso postale


Se la parola è “pesante”

Dalle produzioni del Lombardo-Veneto ai “De La Rue”, dai pubblicitari al 5,00 lire del 1923 firmato da Giacomo Balla, dalle numerose produzioni di Corrado Mezzana alla “Turistica”, dalla prima versione del prioritario all’omaggio per il “bacalà alla vicentina”… L’esame di Francesco Giuliani sulle cartevalori nazionali si estende all’intero catalogo, sia pure secondo precise linee, indicate dal titolo del nuovo libro: “La parola «pesante» - Lingua e letteratura nei francobolli italiani”.

Proposto da Edizioni del rosone, conta su 308 pagine con immagini a colori e viene 20,00 euro. È introdotto dal linguista Rosario Coluccia, membro dell’Accademia della crusca.

Sin dal 1840 -spiega l’autore- “gli studiosi del settore e i collezionisti più attenti hanno fatto notare, scontrandosi regolarmente con dei detrattori non di rado sarcastici e superficiali, che il francobollo, oltre ad essere alla base di un hobby ancora molto diffuso nel mondo, è un prezioso documento del tempo. Esso possiede delle molteplici potenzialità, dal momento che è in grado di essere uno strumento di propaganda politica e di informazione, ma anche un raffinato ed efficace mezzo di diffusione della cultura”.

Due le parti di cui il lavoro si compone. La prima offre un approfondimento condotto sulle diciture presenti nelle immagini: le parole impiegate sono definite “pesanti” poiché le cartevalori rivestono un’importanza che va ben al di là del loro mero uso postale. La seconda sezione affronta le tematiche letterarie, citando Dante Alighieri, Giacomo Leopardi, Italo Calvino ed Umberto Eco, ma anche i rapporti tra didattica e filatelia e del libro come oggetto celebrato nei dentelli.



23 Giu 2018
Giu 23 2018
20:21

Notizie da Vaccari

Finita, l’asta, i primi esiti in anteprima

Non pochi clienti hanno seguito la vendita da remoto e questo ha permesso numerosi rialzi a distanza. La lista completa dei realizzi disponibile al più presto


Il battitore Fabrizio Romiti con la famiglia Vaccari

La versione “live” dell’asta svoltasi oggi ha funzionato regolarmente, e nuovi clienti hanno partecipato alla vendita senza spostarsi da casa. I presenti a Vignola (Modena), invece, hanno assistito ai frequenti rilanci rispetto al prezzo base: quelli giunti per corrispondenza, quelli espressi dalla sala, quelli registrati per telefono o, appunto, via internet. “Una innovazione importante”, spiegano dalla sede. “Rappresenta una precisa risposta ai nostri clienti più informatizzati, inoltre ci pone in linea con le ultime frontiere del settore”.

Esiti provvisori alla mano (la lista completa sarà disponibile probabilmente lunedì verso sera, mentre gli invenduti potranno essere acquistati alla base fino al 23 luglio), su 1.213 voci proposte al mercato, numerose hanno registrato rialzi rispetto alla partenza, magari dopo una “battaglia” fra più contendenti.

Tra i settori più gettonati, ovviamente, campeggia quello degli Antichi Stati (in particolare il Lombardo-Veneto e la fase risorgimentale); ci si può fare qualche idea con i lotti 48 (da 5.000 a 7.500 euro), 51 (da 120 a 650), 59 (da 1.000 a 1.900), 76 (da 400 a 750), 93 (da 1.000 a 1.900), 231 (da 1.200 a 2.000), 297 (da 160 a 320), 342 (da 8.000 a 13.000), 392 (da 600 a 2.900), 405 (da 150 a 750). Nel Regno si sono distinti soprattutto gli enti parastatali; comunque occorre annotare, sempre a livello esemplificativo, il 519 (cresciuto da 750 a 850), il 536 (da 200 a 460), il 621 (da 1.800 a 3.150); di Repubblica sociale il 695 (da 200 a 450), di Colonie le proposte 747 (da 280 a 550), 761 (da 250 a 500), poi la Base atlantica 766 (da 240 a 700).

Capitolo a parte per la posta aerea, della quale vanno evidenziati i numeri 817 (da 200 a 470), 853 (da 1.800 a 2.100), 858 (uno dei più combattuti in assoluto, da 4.500 a 11.000), 865 (da 250 a 400), 888 (da 300 a 1.200), 889 (da 500 a 650), 953 (da 2.800 a 4.700). Sullo spazio, 970 (passato da 1.000 a 1.400), 971 (da 600 a 850), 973 (da 400 a 700), 976 (da 400 ad 800), 977 (da 800 a 1.200), 979 (da 200 a 360), 1.001 (da 400 a 650), 1.003 (da 430 ad 850), 1.004 (da 400 a 900), 1.008 (da 400 ad 850).

Ancora, per l’estero sono emersi i 1.033 (da 400 a 750), 1.055 (da 120 a 280), 1.065 (da 500 a 1.500) e 1.066 (da 6.500 a 9.000, è il “Penny black” di servizio). Per le collezioni, l’1.111 (da 150 a 460), l’1.148 (da 1.500 a 3.300), il 1.211 (da 750 a 1.050).



23 Giu 2018
Giu 23 2018
13:42

Notizie dall'Italia

Frazionari/3 Servizi a denaro ed oltre

Il codice ora è impiegato per le prestazioni di corriere, la ricerca nel database degli uffici e sporadicamente in alcuni timbri


Sui conti correnti, la solita stringa di Codigoro (Ferrara)

“Però -conclude l’intervista con «Vaccari news» Mario Pozzati- a livello filatelico tutto ciò non ha interessato mai più di tanto, anche perché a noi collezionisti, di solito, interessano i pezzi che abbiano a che fare coi francobolli, mentre il nostro frazionario li coinvolge solo per puro caso (ad esempio, per gli annulli «numeralizzati» o per il breve periodo in cui fu in vigore la tariffa del diritto di ricevuta di 10 lire sui vaglia). Per capire meglio la storia, invece, è necessario, secondo me, considerare il frazionario come una chiave primaria”.

Ed ora? “Negli ultimi tempi è ritornato prepotentemente in auge, chiamato ad individuare gli uffici postali, oltre che per tutti i servizi a danaro, anche per altri supporti, come quelli di corriere, le «tp label», i conti correnti, per la ricerca nel database degli stessi uffici presente sul sito internet di Poste italiane. Poi, ha cominciato a ricomparire (sporadicamente) in alcuni timbri”.

Recentissima è l’associazione ai contenitori metallici puntoposte. “In tale caso, la sequenza a cinque cifre, che Poste stessa definisce «frazionario», presente nel relativo elenco si spiega così: vi è una provincia ideale, la 00, che in realtà identifica la rete degli armadietti; questi ultimi sono individuati uno ad uno dai tre numeri finali”.

“Non c’è da stupirsi… Del resto, vista l’informatizzazione sempre più invasiva di ogni aspetto delle nostre società, i codici ormai li troviamo nei posti più impensati, e per chi c’è già da oltre un secolo gli utilizzi si moltiplicano” (fine).



23 Giu 2018
Giu 23 2018
10:20

Notizie dall'Italia

Frazionari/2 Dall’elenco ai timbrini

Anche le vecchie “vele” (o “bandiere”) portavano il codice; oggi lo si può vedere fuori dagli uffici postali non ancora ristrutturati


Il codice applicato su un modulo vaglia (dettaglio)

Nel 1905 vennero ideati i frazionari, come l’esperto Mario Pozzati ha spiegato nella news precedente. E poi? “Dopo la Prima guerra mondiale -continua nella ricostruzione- furono attribuiti i numeri alle province via via create (ma solo quando veniva aperto il reparto ragioneria delle relativa direzione provinciale delle Poste); allo stesso tempo, ricevettero un numero libero gli uffici aperti successivamente all’attribuzione iniziale. Da quanto detto, risulta chiaro che questa cifra (confrontata con le altre della stessa provincia) ci dà varie informazioni sull’ufficio; ad esempio, se era nella prima serie (in ordine alfabetico), dice che già era aperto ad inizio secolo”.

Ma dopo il 1905, che succede? “Tornando alle vicende iniziali, vediamo che nell’elenco degli uffici del 1909 non ce n’è ancora traccia, ed infatti la legge che regola tutta la materia è la 719 del 24 dicembre 1908, in vigore dall’1 agosto successivo (riguarda la riforma della contabilità delle Poste). Le disposizioni operative agli uffici relativamente ai nuovi libretti di risparmio sono impartite col paragrafo 314 del «Bollettino ufficiale» 13 del 1909, mentre vari richiami seguono nel successivo 25. Il paragrafo 429 del «Bollettino ufficiale» 18 del 1910 annuncia la distribuzione di un «timbrino» da mettere sui vari moduli di servizio. Per motivi mai chiariti, lo troviamo poi, dagli anni Venti, anche nei timbri postali in luogo dell’indicazione provinciale (sono i cosiddetti «numeralizzati»); tale utilizzo, in seguito, venne sconfessato e vietato da successive circolari ministeriali”.

Un classico impiego è stato con le “vele” (o “bandiere”) gialle e blu con la sigla “Pt”, alcune visibili ancora adesso… “Sì, tali codici venivano riportati nelle insegne situate all’esterno degli uffici postali, ma lo scopo per cui vennero creati, e che sempre è rimasto fondamentale, era per individuare univocamente ogni ufficio postale nell’ambito delle relative contabilità” (continua).



23 Giu 2018
Giu 23 2018
00:37

Notizie dall'Italia

Frazionari/1 Come l’araba fenice…

Questi particolari codici, ideati nel 1905, periodicamente ritornano in auge. Ora figurano associati agli armadietti puntoposte. L’intervista all’esperto


Mario Pozzati

Un po’ come l’araba fenice, i frazionari periodicamente… risorgono: l’ultimo caso annotato è la loro associazione agli armadietti puntoposte, introdotti per facilitare il recapito dei pacchi nati dal commercio elettronico. Risorgono, anche se magari risultano in pochi coloro che ne conoscono la storia. Fra questi vi è Mario Pozzati, che ha accettato di raccontarla ai lettori di “Vaccari news”.

“Mi hanno sempre incuriosito -ammette nell’intervista- le storie delle persone e degli eventi che le hanno coinvolte, ed anche in ambito collezionistico ho travasato questa curiosità. Se guardo un francobollo o un timbro, mi interessa prima di tutto sapere perché è stato fatto, perché sono state scelte quelle caratteristiche di colore e di forma, quando e dove è stato usato, e soprattutto da chi... Solo in secondo luogo mi può interessare averlo fisicamente ma, se non ne conosco le storie che racchiude, perde molto del suo fascino... Per me un 25 lire della «Siracusana» è interessante tanto quanto un 5 lire dalla «Manzoni» e, visto il tempo per cui è stato in uso, forse anche di più... A questo punto divengono fondamentali gli aspetti politici, di costume e tecnici, nonché i collegamenti fra essi e fra le persone coinvolte... Del resto la posta cos’è, se non una grande rete di collegamenti?”.

Parliamo del frazionario: quando venne introdotto? A cosa serviva? “La struttura di questo codice matricolare è una frazione (da cui il nome); reca in alto un numero che individua la provincia e poi un secondo che precisa l’ufficio nell’ambito di quella provincia. Ad esempio l’ufficio postale di Codigoro ha frazionario 24/21; è infatti il ventunesimo ufficio -Codigoro- della ventiquattresima provincia, cioè Ferrara”.

“La sua nascita risale agli inizi del Novecento: il 28 maggio 1905 venne nominata una commissione di studio sull’ordinamento e la pratica delle Casse di risparmio e questa commissione, tra le altre cose, studiò come repertoriare gli uffici postali per evitare gli errori dovuti alle omonimie o comunque ai nomi simili. A questo proposito, voglio ricordare un fatto che noi spesso trascuriamo: all’epoca, tutti i documenti venivano redatti a mano in corsivo, e sbagliare a leggere una lettera era facile; ora, dopo decenni di macchine da scrivere prima e computer dopo, è facile dimenticare questo particolare…”.

“La soluzione venne pensata attribuendo, ad ogni ufficio che poteva tenere una contabilità, il numero scritto sotto forma di frazione. Per far ciò, le province vennero contrassegnate in ordine alfabetico (da 1 a 69, in quanto all’epoca mancavano il Trentino, la Venezia Giulia, Zara e le restanti province costituite dagli anni Venti in poi), tenendo il 70 per gli uffici all’estero, il 71, il 72 ed il 73 per le navi, i consolati e forse qualcos’altro (queste notizie sono in parte ancora dubbie). Gli uffici, cioè la seconda parte della frazione, vennero anch’essi numerati progressivamente in ordine alfabetico” (continua).



22 Giu 2018
Giu 22 2018
17:14

Emissioni Italia

Ricordati i tre presidenti Gronchi, Saragat, Scalfaro

In vendita da questa mattina i relativi francobolli, poi presentati a Roma. Gli annulli speciali disponibili allo spazio filatelia di piazza San Silvestro 20

Le semplici fotografie ufficiali, quelle a tempo debito appese negli uffici pubblici. Cui si aggiunge la bandiera nazionale, graficamente importante soprattutto per i primi due francobolli, i quali propongono scatti in bianco e nero.

Con una cerimonia all’archivio storico del Quirinale, lanciati questa mattina i francobolli dedicati a tre presidenti della Repubblica. Riguardano Giovanni Gronchi (1887-1978) nel quarantesimo anniversario passato dalla morte, Giuseppe Saragat (1898-1988) nel trentesimo, Oscar Luigi Scalfaro (1918-2012) nel secolo dalla nascita. Il primo ed il terzo democristiani, il restante socialdemocratico.

“Il presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”, ricorda nel bollettino illustrativo il presidente della Commissione per lo studio e l’elaborazione delle cartevalori postali, Angelo di Stasi. “Dei nove articoli che compongono il «Titolo II» della «Parte II» della Costituzione della Repubblica italiana, è forse l’87 quello che meglio inquadra l’essenza della figura”, tracciandone le prerogative e le funzioni. Queste ultime, nel proposito dei padri costituenti, “volutamente esulano dai temi del dibattito politico, delineando un incarico che, nell’ambito delle caratteristiche proprie della Repubblica parlamentare, fa del capo dello Stato il garante della Costituzione, delle leggi e delle regole tutte dell’ordinamento nazionale”.

I tagli sono autoadesivi, in fogli da quarantacinque; tiratura: quattrocentomila unità. Il nominale è sostituito dalla lettera “B”, a significare il porto base ordinario e domestico, che ora richiede 95 centesimi. Vi ha lavorato Gaetano Ieluzzo.

Ogni personaggio ha ottenuto un annullo, sempre basati sull’ufficio postale Roma Quirinale ma disponibili anche allo spazio filatelia di piazza San Silvestro 20, nella capitale.



22 Giu 2018
Giu 22 2018
14:09

Notizie dall'Italia

Cinque per mille/2 Gli esiti visti da Prato

Nel 2016 l’Istituto di studi storici postali “Aldo Cecchi” onlus è stato scelto da 108 persone, dato che frutterà 6.758,12 euro. Verranno impiegati per inserire in catalogo un migliaio di titoli

Come nel 2017, il cinque per mille del 2018 vede coinvolte le stesse tre realtà, dettagliate nella news precedente. Intanto, una di queste ha comunicato non solo i dati -peraltro pubblici- riguardanti la procedura inerente al 2016, ma anche in che modo impiegherà il denaro una volta incassato. È l’Istituto di studi storici postali “Aldo Cecchi” onlus di Prato.

Due anni fa, le persone che hanno scelto il sodalizio per devolvere la propria quota sono risultate 108; per questo, il ministero dell’Economia e delle finanze gli ha riconosciuto 6.758,12 euro.

“L’importo -spiega il direttore dell’Issp, Bruno Crevato-Selvaggi- è in linea con i dati degli ultimi anni e non può che farci piacere. Un grazie quindi a tutti coloro che ci hanno confermato la loro fiducia e a tutti coloro che lo faranno ora, visto che siamo ancora in fase di dichiarazione dei redditi” riferita al 2017.

“Ora dobbiamo attendere che la cifra ci venga accreditata, atto che non è immediato. Comunque, già l’abbiamo finalizzata: ci permetterà di inserire all’incirca un migliaio fra libri e periodici nel nostro catalogo, consultabile attraverso la piattaforma digitale del Sistema bibliotecario provinciale pratese. È un lavoro che solo dei professionisti possono fare, perché si accede a database condivisi a livello di Paese (sono il Catalogo del servizio bibliotecario nazionale ed il Catalogo italiano dei periodici, ndr), e questi professionisti ovviamente vanno pagati”.

“Altro è il discorso con i documenti postali, le produzioni commerciali come i cataloghi d’asta, la cartografia: in questo caso, non essendoci vincoli, lo fanno i nostri volontari nelle sessioni di lavoro, la prossima delle quali è fissata fra il 29 giugno e l’1 luglio” (fine).



22 Giu 2018
Giu 22 2018
12:07

Notizie dall'Italia

Cinque per mille/1 I candidati 2018

Tre le realtà di settore che hanno effettuato la procedura: Circolo culturale filatelico numismatico piacentino, Circolo filatelico numismatico gemonese, Istituto di studi storici postali “Aldo Cecchi” onlus

Tempo per le dichiarazioni dei redditi, e tempo per vedere chi figura, operativo nel settore, tra i potenziali beneficiari del cinque per mille. Una scelta facoltativa, quella della devoluzione, che non comporta alcun aggravio -nemmeno economico- per il diretto interessato ma che contribuisce ad aiutare un sodalizio di suo interesse. Basta compilare il riquadro apposito, aggiungere il codice fiscale della struttura che si desidera sostenere e la propria firma.

Al solito, la lista è enorme: i candidati sono quasi 60mila! Operando con parole chiave nell’archivio digitale messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate, emergono tre realtà, per combinazione le medesime dell’anno scorso: due sodalizi locali di collezionisti ed una struttura che fa della ricerca il proprio obiettivo. Sono: il Circolo culturale filatelico numismatico piacentino, codice fiscale 80009950330; il Circolo filatelico numismatico gemonese, 91005280309; l’Istituto di studi storici postali “Aldo Cecchi” onlus, 01877640480 (continua).



22 Giu 2018
Giu 22 2018
09:56

Notizie dall'Italia

Montepulciano. Il bar storico

Il caffè Poliziano compie un secolo e mezzo e domenica 24 metterà a disposizione dei clienti un annullo speciale. Gli addetti di Poste italiane saranno operativi tra le ore 14.15 e le 19.45


L’annullo

Montepulciano (Siena) - “Dalla sua balconata, che si offre sullo splendido scenario della Valdichiana, si sono affacciate negli anni intere generazioni di poliziani e di turisti di tutto il mondo”. Nelle sale, tra i tanti, hanno volta a volta sostato Giosuè Carducci, Luigi Pirandello, Giuseppe Prezzolini, Curzio Malaparte, Mario Del Monaco, Federico Fellini, Giulietta Masina, Mario Monicelli, Marina Doria di Savoia, Enrico Rava, Mauro Bolognini, Giorgio Batistelli, Franca Valeri, Grazia Galante, Gianluigi Trovesi, Maurizio Giammarco, Danijel Zezeli, Milo Manara…

È questo il... biglietto da visita del caffè Poliziano, pronto a festeggiare il secolo e mezzo di attività. Continuando -viene aggiunto- l’attività culturale, letteraria e musicale che l’ha sempre caratterizzato.

Ma il 24 giugno ci sarà di più: fra le iniziative, un concerto jazz e l’annullo speciale richiesto dalla proprietà, M&C gestioni. L’appuntamento, naturalmente, è presso la sede dell’esercizio, in via Voltaia nel Corso 27; gli addetti di Poste italiane interverranno tra le ore 14.15 e le 19.45.



22 Giu 2018
Giu 22 2018
00:40

Appuntamenti

A Padova epistolario di guerra

S’intitola “La grande storia in minute lettere” e verrà presentato il 28 giugno presso il caffè Pedrocchi. Alla base, circa seicento missive spedite in un decennio

Un libro, un incontro per presentarlo, un luogo di eccezione. Andando in ordine, protagonista risulta “La grande storia in minute lettere”, di Maria Luisa Daniele Toffanin e Massimo Toffanin, il 28 giugno alle ore 18, presso il caffè Pedrocchi a Padova (si trova in via VIII Febbraio 15, ingresso libero). Ad accogliere gli interessati ci sarà anche il giornalista Francesco Jori, che introdurrà l’argomento.

Alla base vi sono le seicento epistole scambiate tra i due protagonisti, Gino e Lia. Si sviluppano nel corso di una decina d’anni, tra la fase matura del Fascismo e la Seconda guerra mondiale. Un periodo storico cruciale, riletto attraverso gli occhi e il cuore di due persone qualunque. “Aiutano -è la nota- a meglio comprendere il costo umano del conflitto anche in termini affettivi ed emotivi”.

Lui, poco dopo il matrimonio e la nascita della figlia Marisa, è costretto a intraprendere un lunghissimo e tormentato viaggio. Inizialmente sopportabile, in una Grecia risparmiata dal fuoco; molto più duro dopo l’8 settembre 1943, trasferito da un campo di prigionia all’altro, in Polonia e in Germania, condividendo il destino di moltissimi internati militari e potendo ritornare a casa, ad ostilità finite, non prima di parecchi mesi. Nelle missive si trovano gioia e disperazione, speranze e delusioni, condivisione e solitudine frammiste alle incomprensioni dovute alla lontananza, ai disguidi postali, alla censura. Tutto si concluderà per il meglio e la vita familiare potrà riprendere, ma non sarà un semplice “lieto fine”...

Il volume è prodotto da Valentina editrice; conta 224 pagine e costa 14,00 euro.



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