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20 Feb 2017 - ore 10:00
Feb 20 2017
10:00

Appuntamenti

Pittore il nipote, pittore lo zio

A Milano una mostra mette in luce caratteristiche e rapporti tra Bellotto e Canaletto. Non mancano i richiami postali, come quella bozza di lettera impiegata per un disegno


Il reperto epistolare riciclato al verso con il disegno del Bellotto (Muzeum narodowe di Varsavia)

Milano - Sono due autori i protagonisti della mostra “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”, in essere, fino al 5 marzo, presso le Gallerie d’Italia, in piazza della Scala. Due autori pressoché contemporanei e consanguinei, visto che il primo, Bernardo Bellotto (1722-1780), era nipote del secondo, Giovanni Antonio Canal (1697-1768).

Da vedere vi sono cento opere, tra dipinti, disegni ed incisioni che intendono illustrare -spiegano gli organizzatori- uno dei più affascinanti episodi della pittura europea, il Vedutismo veneziano, attraverso il loro lavoro; “legati da vincolo di parentela, seppero trasformare questo peculiare genere nella corrente d’avanguardia che tanto caratterizzò il Settecento”. Le dieci sezioni tematiche del percorso offrono l’occasione per puntualizzare la loro complessa vicenda attributiva. Pur mantenendosi negli schemi compositivi canalettiani, il più giovane “modifica la luce, cambia tecnica, risultando così più incisivo: vede le ombre più profonde, la luce più argentata, dedica maggior attenzione al particolare e al quotidiano”.

A livello postale si fa notare il “Ritratto di Anton Maria Zanetti di Girolamo e del marchese Andrea Gerini”, un olio su rame di Giuseppe Zocchi risalente al 1740-1744 ed oggi conservato al Museo del Settecento veneziano di ca’ Rezzonico, quindi nella città lagunare. I personaggi seduti al tavolo sono individuati grazie alla corrispondenza presente, in cui si legge “Ill.mo sig. A.M. Zanetti Q. Jer.Venezia”. “La scena è immaginaria, un affettuoso omaggio a Zanetti da parte del marchese fiorentino: nessun elemento fa pensare alla sua ambientazione a Venezia. L’atmosfera è intima, familiare, a indicare un’amicizia già consolidata”, annota nel catalogo, prodotto da Silvana editoriale, la curatrice dell’esposizione Bożena Anna Kowalczyk.

Originale è un altro reperto: il frammento di una missiva che, al verso, propone la statua di san Giovanni Evangelista in una nicchia. Del 1762, il disegno a penna ed inchiostro bruno su traccia di matita venne realizzato proprio dal Bellotto ed è custodito al Muzeum narodowe di Varsavia. Il testo presente nel verso viene “per la prima volta individuato come bozza della lettera che Bellotto indirizza probabilmente al re Augusto III, con la richiesta del risarcimento dei danni causati dal bombardamento prussiano che nel luglio del 1760 ha distrutto la sua casa nel centro di Dresda sulla Salzgasse, con la biblioteca e la collezione”, precisa la stessa esperta. L’originale non è stato trovato ancora. Ad ogni modo, la domanda di rimborso “è rimasta senza seguito”.



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