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29 Ott 2011 - ore 01:48
Ott 29 2011
01:48

Notizie dall'Italia

Il collezionista pronipote del pioniere

Roberto Dell’Acqua Bellavitis racconta come ha scoperto l’attività di Charles Coucourde, finendo per appassionarsene


Roberto Dell'Acqua Bellavitis

Collezionista lui, pioniere l’antenato. Storia di Roberto Dell’Acqua Bellavitis, ingegnere, architetto e giornalista pubblicista nato a Milano il 16 novembre 1942, figlio di Mario e di Jenny Coucourde. Che colleziona francobolli sin da ragazzo, proseguendo una piccola raccolta del padre, sviluppata soprattutto dal 1990. E, nel 2005, la sorpresa. “Scorrendo un catalogo d’asta -spiega in questa intervista a «Vaccari news»- mi imbattei nei saggi Coucourde, in particolare nel segnatasse per la posta rurale. Non ero un appassionato del settore, mi interessavo prevalentemente di Regno, Colonie ed Antichi Stati di cui ho una collezione non bellissima ma pressoché completa, eppure rilevai il lotto”.

“Poi -prosegue- approfondii la questione e potei appurare che Charles aveva realizzato due serie di saggi, una nel 1865 (appunto il segnatasse che avevo acquistato) ed una nel 1866, commemorativa per il quinto anniversario dell’Unità d’Italia”.

È quindi scattata la volontà di acquistare il resto del materiale esistente? “Sì, è stata una ricerca durata un po’ di tempo, attendendo che qualche raccolta specializzata finisse sul mercato. Oggi mi mancano alcuni saggi di colore e quello dell’intero postale”.

Ma chi era Charles Coucourde? “I Coucourde del Piemonte discendono da François Coucourde nato nel 1666, esiliato a Neuchâtel e rientrato nel corso del «glorioso rimpatrio» dei valdesi. Oggi esistono due rami, uno a Pomaretto e uno ad Inverso Pinasca, tra loro imparentati (il mio bisnonno era del ramo di Pomaretto e la mia bisnonna di quello di Inverso Pinasca) e tutti i membri hanno studiato alla Scuola latina di Pomaretto, il ginnasio valdese delle valli Chisone e Germanasca fondato attorno al 1840. Sto cercando di inquadrare meglio Charles Coucourde, ma dovrebbe essere un cugino del mio trisnonno. Per ora so che visse a Torino negli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento; forte dei legami della famiglia, fu tra i primi commercianti di francobolli a livello internazionale”.

Accanto all’attività di venditore, dunque, quella di “suggeritore”? “Aveva pensato -prosegue Roberto Dell’Acqua Bellavitis- di ricordare la favorevole conclusione della Terza guerra d’indipendenza proponendo l’emissione di un francobollo che, se accettato, sarebbe stato il primo commemorativo emesso, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Riprese l’impostazione del biglietto appena emesso dalla Banca popolare di Firenze, con lo stemma di Roma al centro ed i richiami alle altre ex capitali intorno. Non venne accettato per due ragioni: anzitutto i tempi erano prematuri per un commemorativo (altri tentativi della stessa Amministrazione, come il celebrativo per le nozze d’argento di re Umberto del 1893, non ebbero buon esito e per averne bisognò attendere il 1910, con il cinquantenario del Risorgimento in Sicilia e dei Plebisciti nell’Italia Meridionale). Il secondo motivo, ben più grave, fu che lo Stato Pontificio, sia pure ridotto al Lazio, esisteva ancora, protetto dalla Francia e «garantito» dal Regno d’Italia. Il bozzetto magari rappresentava il sentimento generale, ma sarebbe stata una pubblica rivendicazione a livello internazionale ed avrebbe causato una rottura con la Francia di Napoleone III, cui l’Italia era debitrice”.

E la mostra di Pomaretto della settimana scorsa? “In pratica ho proposto «un ritorno al territorio», che è stato molto gradito. Inoltre, in Piemonte l’anniversario dell’Unità d’Italia è particolarmente sentito ed il saggio del 1866 poteva rientrare tra i documenti di interesse storico. L’esito è stato buono, considerato che è un piccolo centro. Venerdì sera alla presentazione la sala era piena, sabato e domenica abbiamo avuto sempre gente, specie domenica sapendo che vi era l’annullo speciale. I tabelloni resteranno alla Scuola latina per qualche tempo ed è possibile che vengano riproposti in zona. In ogni caso, ove lo si volesse, non c’è problema a presentarli in altre aree”.



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