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13 Gen 2012 - ore 11:38
Gen 13 2012
11:38

Appuntamenti

La catarsi diventa epistolare

Presentato ieri sera il progetto “Cara mamma e caro papà”, ideato da Alessia De Montis. Il primo obiettivo è raccogliere novecentonovantanove missive


Alessia De Montis ieri sera alla presentazione

In due anni sono arrivate trecento lettere, ma la condizione per partire è raggiungere quota novecentonovantanove, ossia tre volte nove, i mesi necessari ad una gravidanza, velato richiamo ai legami fra consanguinei, “alla ricerca dei profondi solchi che lasciano nella personalità”. È questa la prima fase del progetto “Cara mamma e caro papa” che Alessia De Montis ha presentato ieri sera al Museo fondazione Luciana Matalon di Milano.

Una volta raggiunta la quantità fissata -e una volta individuati gli sponsor- si passerà alla fase concreta, che vede quattro punti fissi: trasparenza, vento, sale e persone. Una cupola, ancora non si sa se fissa o mobile e con un diametro di almeno sei metri, ospiterà le testimonianze; queste, stampate su carta leggera e appallottolate, continueranno a volare sospinte da un ventilatore, mentre in terra lo strato di sale rappresenterà le lacrime versate. I visitatori potranno entrare e prendere una missiva a caso, portandosela via. Il sistema verrà continuamente alimentato, perché l’obiettivo dell’artista è proseguire nel tempo, aggiungendo gli scritti che arriveranno.

Quanto alle epistole, devono essere anonime e indirizzate ad entrambi i genitori; vanno inviate al sito collegato all’iniziativa. In futuro si aggiungerà una casella postale fisica, così da permettere anche a chi non ha dimestichezza con l’informatica di partecipare.

La lettera -dice Alessia De Montis- è la matrice, un atto personale dal significato catartico che verrà messo a disposizione casualmente di un’altra persona. I nomi e i cognomi non importano, ciò che interessa è il testo ed il blog è solo un contenitore, perché gli scritti non verranno resi pubblici. La corrispondenza servirà a fissare, attraverso un gesto poetico, “parole mai dette e sedimentate nel fondo dell’anima”. La cupola è la grande pancia, l’incubatrice, il punto di riferimento di un cammino parallelo che accompagnerà l’artista per tutta la sua esistenza.

L’idea -spiega- è nata da un’esperienza personale, quando scrissi una lettera ai miei genitori, che cominciava appunto con “Cara mamma e caro papà”. Avevo bisogno di richiamare l’unità, di riunire in un unico atto due destinatari. Tutto ciò che non ho messo in quel foglio è nel progetto, perché volevo condividerlo con gli altri.



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