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30 Apr 2012 - ore 13:56
Apr 30 2012
13:56

Emissioni Italia

I reclusi ed il carceriere

Martiri di Belfiore: chi sono i personaggi riprodotti nel francobollo italiano emesso sessanta anni fa


Il francobollo uscito nel 1952

La mostra “Gli eroi dell’Indipendenza italiana: «cadendo rovesciarono il carnefice» - Enrico Tazzoli nel bicentenario della nascita 1812-2012” (news precedente) è dedicata ai martiri di Belfiore, ma il relativo omaggio dentellato italiano, risalente al 31 dicembre 1952, non c’è.

“Abbiamo preferito esporre la cartolina, piuttosto del francobollo, in quanto molto più leggibile ed anche perché essa è oggi di difficile reperibilità”, risponde in nome del Centro studi internazionale di storia postale, ossia degli organizzatori, Sergio Leali. “Forse è stata stampata nel 1948 in occasione del centenario della Prima guerra d’indipendenza; sul retro non compare la data e, non essendo viaggiata, non c’è alcun riferimento temporale”.

Il soggetto, naturalmente, è lo stesso, cioè il quadro di Giuseppe Boldini. “Nella fortezza di Belfiore, presso Mantova, il 7 dicembre 1852 furono giustiziati per la causa italiana Enrico Tazzoli, Angelo Scarsellini, Giovanni Zambelli, Bernardo de Canale e Carlo Poma; il 28 febbraio 1853 furono condannati Tito Speri e Carlo Montanari”, puntualizza il poderoso volume base della serie “I francobolli dello Stato italiano”, edito sette anni dopo l’emissione. La nota prosegue citando il dipinto impiegato nel bozzetto, “raffigurante la cella n°12 dove, in compagnia dello stesso Boldini, sotto la sorveglianza di un carceriere, sono riprodotte le effigi di Tito Speri, Carlo Montanari, Pietro Frattini, Giacomelli e Lazzati. La vignetta è circondata ai fianchi da un intreccio di rami spinosi”.

Diversa, invece, è la lettura compiuta ora. “I personaggi raffigurati -spiega Sergio Leali- sono riportati in modo esatto sul catalogo Sassone e precisamente, partendo da sinistra: Tito Speri di Brescia, Carlo Augusto Fattori di Brescia, Giuseppe Boldini di Mogliano Veneto, autore del quadro, Angelo Giacomilli o Giacomelli di Treviso, Antonio Lazzati di Milano, Francesco Montanari di Mirandola, Francesco Casati di Milano. Quest’ultimo era il capo guardiano delle carceri del castello di San Giorgio, che il Governo dell’Austria volle fosse raffigurato nel quadro. Di tutti, solamente Tito Speri subì il martirio. Gli altri vennero condannati a pene variabili (da non confondere Francesco Montanari con Carlo Montanari di Verona, che fu giustiziato il 3 marzo 1853 assieme a Tito Speri e a don Bartolomeo Grazioli)”.

Tra i detenuti raffigurati compare Antonio Lazzati che, destinato alla pena capitale, ricorse al generale Eugen Wratislaw von Mitrowitz, del quale aveva nascosto la figlia durante le Cinque giornate di Milano. “Costui gli promise il suo aiuto in caso ne avesse avuto bisogno. Al suo posto venne giustiziato il povero, umile prete don Bartolomeo Grazioli, di Fontanella, parroco di Revere, il meno compromesso fra tutti gli inquisiti”.

Strana, però, la presenza del carceriere… “La figura di Francesco Casati -conclude l’esperto- non è ancora stata ben approfondita. Per alcuni egli era colui che, ricevendo confidenze da parte dei detenuti, le riportava ai superiori. Per altri venne considerato un uomo di una certa umanità e forse per questo Vienna pretese che venisse raffigurato nel quadro, in effetti un disegno a matita. Detta teoria trova riscontro in una lettera, esposta alla mostra, nella quale la contessa Teresa Arrivabene, imparentata anche con Tazzoli ed una delle donne di spicco del Risorgimento mantovano, ne traccia un profilo molto lusinghiero”.



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