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05 Mag 2012 - ore 08:52
Mag 05 2012
08:52

Notizie dall'Italia

Bilancio/2 Lettere e cartoline sempre più giù

La crisi, l’apertura del mercato e la digitalizzazione sono tre dei motivi, non gli unici. Le principali voci


Il costo dell'annata per i collezionisti è aumentato

“I risultati dei servizi postali di corrispondenza, comprensivi dei risultati della filatelia e delle partite da Stato, evidenziano nel 2011 un arretramento dei volumi e dei ricavi rispettivamente del 7,8% (5.169 milioni di invii nel 2011 contro 5.604 milioni del 2010) e del 5,7% (3.748 milioni di euro nel 2011 contro 3.975 milioni di euro del 2010)”.

Così si legge nel bilancio sottoscritto da Poste italiane e riguardante l’attività dell’anno scorso nel comparto più tradizionale.

Certo, c’è la crisi, ma -inutile nasconderselo- anche un mondo della comunicazione cambiato. Secondo la società, il taglio ai volumi è ascrivibile principalmente alla contrazione degli invii di posta indescritta (-5,0%, equivalente a 132 milioni di minori invii rispetto al 2010) e del direct marketing (-6,1%, cioè 78 milioni). Su di essi hanno inciso, oltre alla riduzione degli invii elettorali (-51 milioni di invii per la posta indescritta, -14 per il direct marketing e -42 per la non indirizzata, con un totale di 107 milioni di “buco” in dodici mesi), la razionalizzazione delle spedizioni da parte dei grandi clienti (aziende e Pubblica amministrazione), la progressiva digitalizzazione degli invii nell’ambito di un’ormai consolidata presenza sul mercato di operatori concorrenti anche per effetto dell’ulteriore apertura del mercato.

Meno evidente è il calo dei volumi indotti dalla clientela privata, in quanto questi vengono effettuati soprattutto in ottemperanza a indicazioni stabilite dal destinatario (aziende ed istituzioni) o per produrre gli effetti previsti dalla legge (come ad esempio la posta raccomandata).

È caduta anche per il comparto editoriale (-18,1%, corrispondente a -122 milioni di invii rispetto al 2010), come esito del mutato contesto normativo regolante il settore.

I ricavi da mercato, non comprensivi delle integrazioni per le campagne elettorali (23 milioni di euro nel 2011 contro i 67 del 2010), ammontano a 3.725 milioni, facendone registrare una diminuzione di 130 (-3,4%). Ammanco attribuibile essenzialmente ai risultati della indescritta (-19 milioni di euro, equivalente all’1,2% rispetto al 2010), dei servizi per l’editoria (-34 milioni, pari al 17,7%) nonché della descritta (-26 milioni, 2,3%).

Per ciò che riguarda l’indescritta, i quantitativi si sono ridotti sia con riferimento alla prioritaria, sia alla massiva (rispettivamente per 89 e 105 milioni di oggetti rispetto al 2010). Il calo è stato in parte mitigato dalle spedizioni realizzate nell’ambito del “XV Censimento nazionale delle famiglie e delle abitazioni”, che hanno contribuito, alla voce “servizi aggiuntivi”, con 63 milioni di pezzi lavorati e 75 milioni di euro come ricavi.

Il comparto della descritta evidenzia, pur in presenza di un risultato positivo del servizio di “raccomandata1” (+1,7%, corrispondente a 0,2 milioni di plichi in più rispetto al 2010) e degli atti giudiziari (+28 milioni di euro in ricavi, anche per effetto dalla relativa rimodulazione tariffaria), un taglio nei volumi del 6,1% (-17 milioni) e nei ricavi del 2,3% (-26 milioni).

Il comparto dei servizi integrati fa registrare, in termini di ricavi, un risultato negativo di 4 milioni di euro (andando da 289 milioni nel 2010 a 285 nel 2011, pari a -1,4%). In rosso pure i servizi digitali e multicanale (-9,1% di ricavi), in quanto il trend in crescita delle vendite on-line “non riesce ancora a bilanciare la fisiologica riduzione dei servizi più tradizionali come il telegramma e il certofax”.

Il direct marketing mostra una riduzione ai volumi del 6,1% (-78 milioni di invii rispetto al 2010) anche per effetto del calo nelle spedizioni elettorali (-14 milioni); tale riduzione si è tradotta in ricavi inferiori per 10 milioni (-3,2%).

Il trend negativo ha colpito anche la non indirizzata, che risente soprattutto degli effetti derivanti dalle diverse scelte assunte per le campagne elettorali. Infatti, 42 dei 68 milioni di oggetti non spediti nel giro dell’anno si riferiscono proprio ai “santini”; di contro, i ricavi crescono del 10,3% (+3 milioni di euro rispetto all’anno precedente) per lo sviluppo -in termini di volumi e ricavi- dei servizi a progetto, che tipicamente riguardano spedizioni ad elevato valore unitario.

Il mercato rivolto al mondo editoriale dall’1 aprile 2010 è stato influenzato dal taglio nelle tariffe agevolate, registrando un decremento di volumi e di ricavi rispettivamente del 18,1% (-122 milioni di oggetti) e del 17,7% (-34 milioni di euro). Di fatto però, la riduzione, in termini di ricavi “è ancora più elevata ove si consideri che nel corso del 2011 non ci sono state compensazioni editoriali” (a 53 milioni ammonta quanto incassato nell’esercizio precedente).

I ricavi dei servizi postali di filatelia, inclusivi della vendita di cartevalori postali, si attestano a 180 milioni di euro (224 milioni nel 2010) a fronte di un “programma filatelico” che si è chiuso con 52 emissioni per 81 francobolli ed 11 cartoline postali, raggiungendo il valore complessivo di 59,95 euro (nel 2010: 52 emissioni per 69 francobolli, 3 cartoline ed 1 busta, ossia 46,50 euro).

Se Poste italiane piange, Postel non ride. Il settore del mass printing, tradizionale ambito di quest’ultimo interlocutore, “è giunto ad uno stadio di piena maturità ed è soggetto a costanti pressioni competitive per effetto dei continui processi di razionalizzazione dei principali clienti”. La gestione nel complesso ha condotto ad un risultato operativo negativo per 30 milioni di euro (23,3, in positivo, nel 2010), risentendo della svalutazione di 30 milioni di euro dell’avviamento.



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