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09 Mag 2012 - ore 13:01
Mag 09 2012
13:01

Appuntamenti

Lettere di Aldo Moro - Gli originali in mostra a Roma

Saranno osservabili oggi per il “Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi” e settimana prossima


Un momento della presentazione, avvenuta ieri, con il ministro ai Beni e alle attività culturali Lorenzo Ornaghi

“Caro Zaccagnini, mi rivolgo a te ed intendo con ciò rivolgermi nel modo più formale e, in certo modo, solenne all’intera Democrazia cristiana, alla quale mi permetto di indirizzarmi ancora nella mia qualità di presidente del Partito. È un’ora drammatica”.

Esordisce così una delle lettere (strutturata in nove fogli, venne recapitata il 20 aprile 1978) scritte da Aldo Moro nei cinquantacinque giorni, dal 16 marzo al 9 maggio, trascorsi come ostaggio delle Brigate rosse. Gli ultimi.

È esposta insieme con altre dieci oggi (due, sempre oggi, sono state portate al Quirinale in occasione del “Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi”) fino alle ore 18 e poi dal 14 al 18 maggio su prenotazione all’Archivio di stato di Roma, situato in corso del Rinascimento 40 nell’ambito dell’iniziativa “...Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopo domani... - Le lettere di Aldo Moro dalla prigionia alla storia”.

“Un’occasione preziosa per comprendere il pensiero politico e intellettuale di Aldo Moro”, ha detto ieri il ministro per i Beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi. Le lettere sono state restaurate con dovizia e studiate con acume, “materiali che aiutano lo storico ma anche il cittadino a capire cosa noi siamo”. Il sequestro e la sua morte, ma anche l’assassinio degli uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) “ha rappresentato una svolta”. Le missive, “con il loro patimento, le sofferenze, l’umanità, toccano l’animo di ciascuno… ci consegnano il ritratto di un grande uomo, un cristiano, uno statista colto in un momento cruciale della sua vita”.

“È necessario staccarsi dalla vicinanza emotiva per il lavoro straordinario di recupero applicato ad un materiale straordinariamente fragile”, è la riflessione espressa dal segretario generale dello stesso Mibac, Antonia Pasqua Recchia. “I supporti -ha confermato il direttore generale per gli Archivi, Rossana Rummo- sono estremamente fragili, più di un manoscritto o di una pergamena. Ma c’è anche una fragilità sui meccanismi della memoria per quanto è successo negli ultimi decenni”. Soprattutto a riguardo di quanti sono venuti dopo: “è il rischio dell’oblio delle giovani generazioni, che possono dimenticare nomi come Aldo Moro e Walter Tobagi”.

“Il 9 maggio 2011 presentate, un anno dopo elaborate e restaurate con congegni, apparecchiature molto sofisticate”, ha precisato il direttore dell’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario, Maria Cristina Misiti. “Sono carte che parlano, forse che gridano”. Quattro gli inchiostri, impiegati su carta quasi sempre da blocco a quadretti, di scarsa qualità. L’unica su un supporto migliore, un foglio extra strong, è significativamente la corrispondenza diretta alla Dc. Alcune parole, come “Craxi”, sono state ripassate: forse -ipotizza l’esperta- “un messaggio che si voleva dare; lo diranno gli storici”.

La vicenda di queste corrispondenze è stata sintetizzata da Michele Di Sivo, dell’Archivio di stato cittadino. Il loro passaggio dai fascicoli giudiziari alla storia è stato anticipato per esigenze di conservazione, così da poterle tutelare come bene culturale. Ma è anche “un segnale della necessità storica”. Le missive note in originale erano dodici, poi quella destinata a Bettino Craxi venne richiesta indietro dall’allora segretario del Psi. Però, il corpus “dovrebbe essere molto più complesso”, perché successivamente sono stati effettuati due ritrovamenti: parte della trascrizione dattiloscritta di lettere e del memoriale nonché le fotocopie. Complessivamente, si parla di novantasette tra lettere, biglietti e messaggi noti ed un centinaio di pagine del diario. Si tratta di missive recapitate e non, che il mittente pensava fossero state recapitate e che magari furono distrutte o sono andate perse.

“Per tanto tempo -ammette la figlia dello statista, Agnese Moro- sono stata preoccupata per queste lettere; per noi sono qualcosa di sacro, perché anche nella prigione ci si può sentire liberi”. Costituiscono uno strumento da “mettere a disposizione dei giovani”.

Due i volumi che affrontano il tema secondo prospettive diverse: “Conservare la memoria per coltivare la speranza - Le ultime lettere di Aldo Moro” (Gangemi, 120 pagine, 24,00 euro), che punta soprattutto ad illustrare l’avvenuto restauro dell’Icrcpal; e “Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano”, di Miguel Gotor (Einaudi, edizione 2011: 624 pagine, 25,00 euro).



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