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31 Mag 2012 - ore 23:33
Mag 31 2012
23:33

Notizie dall'Italia

Emergenza tra compostezza e risposte

Vita (postale) nei paesi più colpiti dal sisma: in fila davanti agli uffici mobili per la pensione o per inviare corrispondenza di lavoro


In fila all'ufficio di San Felice sul Panaro

“A causa del terremoto in Emilia-Romagna (Italia del Nord) del 29 maggio, la raccolta e la consegna dei pacchi e della corrispondenza saranno pesantemente difficoltose nelle aree che hanno come codici postali i 41034-41038”. Così Poste italiane giustifica, ma per quel che risulta solo all’estero, gli eventuali ritardi o inconvenienti che ci potrebbero essere.

La situazione, d’altro canto, è quella che spiegano -magari sintetizzando e cogliendo gli aspetti più drammatici- giornali e tv. Ed anche a livello postale è emergenza. Emergenza che appare, in ogni caso, sotto controllo. Almeno nelle linee generali.

Gli uffici, ad esempio: davanti ad una scossa di rilevante significato, vengono chiusi affinché i tecnici possano controllare l’integrità delle strutture. Dov’è il caso, magari dopo uno o due giorni, riaprono (è accaduto anche nel Mantovano); negli altri frangenti vanno trovate soluzioni alternative, soprattutto utilizzando i furgoni attrezzati. Che però devono arrivare dalle sedi che li custodiscono e, soprattutto, abbisognano di quei collegamenti tecnologici che non sempre sono immediatamente disponibili. Seguendo, al tempo stesso, il progredire della situazione di pericolo. Va notato, tuttavia, che non sempre l’ufficio postale “titolare” chiuso è danneggiato. Capita che, pur essendo magari perfettamente funzionante, si trovi nell’area interdetta (tipicamente il centro storico) o nelle immediate vicinanze di una costruzione pericolante.

Per quel che la società ha comunicato, finora gli uffici mobili sarebbero cinque, uno in provincia di Ferrara (si trova a Sant’Agostino), gli altri nel Modenese (a Finale Emilia, Mirandola, San Felice sul Panaro e San Giacomo Roncole).

Questa è la situazione ad oggi, secondo i rilievi effettuati da “Vaccari news”. Quattro sono operativi; due, quelli a Finale Emilia e a San Felice sul Panaro, risultano ubicati rispettivamente in largo Cavallotti e in via Circondaria, perché le sedi tradizionali cadono in zone “A”, dichiarate inagibili. Tanto è vero che, al momento, in tali aree ci possono entrare, opportunamente scortati, coloro che debbono raggiungere le proprie case per prelevare vestiti ed altri effetti. I restanti due furgoni, presenti a San Giacomo Roncole e Sant’Agostino, sono collocati in via Statale Sud ed in piazza Pertini; sostituiscono i titolari semplicemente perché posizionati all’ombra di edifici ecclesiastici pericolanti. Caso a sé fa Mirandola: dopo la scossa del 20 maggio, due mezzi erano stati allestiti in centro al paese, ma con i fatti del 29 è stato necessario individuare un’altra ubicazione. Fissata alla periferia della località, vicino alla stazione dei Carabinieri, in via Bernardi. Se tutto va bene, il primo potrà accogliere la clientela da domani.

Già, la clientela: cosa fa? La compostezza è la parola d’ordine: tutti in coda pazientemente per ritirare la pensione (in questo caso un’attesa inutile, in quanto il giorno di erogazione del signore che la chiede non è ancora arrivato), spedire un plico o pile di raccomandate (perché il lavoro procede, nonostante tutto), pagare qualche bolletta. Tutte esigenze accolte. Senza risposte precise altre richieste, evidenti soprattutto nel Modenese, in questo senso pare più colpito: cosa fare per avere la corrispondenza in arrivo, visto che sono sfollato? A chi rivolgersi? Ma il “Seguimi” funziona veramente? Domande che per il momento trovano risposte ancora troppo vaghe. Intanto, però, qualche portalettere è stato visto intento nel proprio lavoro per strade e piazze.



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