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06 Set 2014 - ore 13:51
Set 06 2014
13:51

Dall'estero

Mail rail/2 Gli annulli testimoniano il servizio

Non solo la linea attiva tra il 1927 e il 2003; nel sottosuolo di Londra vi erano altre reti a supporto del sistema postale


Uno degli annulli impiegati nel 1967

Fin qui (news precedente), il futuro che attende la Post office underground railway di Londra, o Mail rail che dir si voglia. Ed il passato? “Vaccari news” l’ha chiesto ad uno dei maggiori specialisti italiani del settore, Paolo Guglielminetti. Sapendo che già nel 1914 il progetto era approdato nella stampa specializzata. Il piano -scriveva cento anni fa la “Rivista delle comunicazioni”- “prevede un tubo del diametro di metri 2,75 contenente due vie, lungo 10 chilometri”; i treni “avranno la velocità di 50 chilometri, e saranno separati l’uno dall’altro da un intervallo di un minuto”. La spesa per l’esercizio è “prevista sin dal primo anno in lire sterline 58mila, ma comparandola con l’attuale derivante dal sistema di trasporto (cavalli, camions ecc.) vi sarà un’economia di 47mila”.

In cosa si caratterizzava il servizio? “A causa della crescente congestione stradale, la movimentazione della posta tra gli uffici postali e le stazioni ferroviarie londinesi divenne all’inizio del secolo problematica”, conferma Guglielminetti. “Si studiarono varie soluzioni, tra cui alla fine prevalse quella di una ferrovia elettrica sotterranea senza conducente”, cioè pilotata a distanza, per il solo trasporto del corriere. Aveva scartamento ridotto (610 millimetri) ed era alimentata dalla terza rotaia. La costruzione iniziò nel 1914 ma fu completata solo nel 1927 dopo varie vicissitudini, tra cui la Prima guerra mondiale, che determinò l’uso dei tunnel già scavati per conservare opere d’arte. Il trasporto pacchi iniziò il 5 dicembre 1927, quello delle lettere il 13 febbraio 1928, proseguendo appunto fino al 2003.

Si possono individuare i materiali viaggiati attraverso questo sistema? “Non è possibile riconoscere la posta instradata attraverso la ferrovia, che non pagava alcuna soprattassa. Si trattava infatti di un sistema di movimentazione interno alla rete e non direttamente accessibile al pubblico. Sono note delle etichette usate per contrassegnare i contenitori e le bolgette instradate”.

C’era un servizio simile in altre città? “Sì, per esempio a Chicago (fu attivo tra il 1906 ed il 1959) e Monaco di Baviera (dal 1910 al 1988). Pare che la struttura nordamericana abbia ispirato quella di Londra, ma aveva un campo d’impiego più vasto, prevedendo anche consegne a grandi magazzini, trasporto di carbone, detriti di scavi”.

Sotto agli edifici di Londra passava anche la posta pneumatica… “Nel 1853 ci fu un primo test di collegamento tra la Borsa e gli uffici della Electric & international telegraph company, utilizzando tubi di piccolo diametro. Altri collegamenti tramite condutture simili furono realizzati dall’Amministrazione postale per connettere la sede principale con il Central telegraph office. Si trattava comunque di una prestazione interna strumentale alla telegrafica, e terminò, sembra, con la Seconda guerra mondiale. Londra ebbe inoltre una ferrovia a trazione pneumatica per il trasporto della posta diretta dalla Pneumatic despatch company, in esercizio tra il 1863 e il 1874. L’Amministrazione postale non utilizzò mai in modo sistematico questa linea privata (lamentando vari problemi tecnici ed infiltrazioni), limitandosi ad instradarvi pochi e limitati flussi di posta. Alla fine, la linea chiuse per le conseguenti ristrettezze finanziarie, essendo stata realizzata principalmente per trasportare il corriere. Nessuno di questi supporti era opzionabile direttamente dalla clientela, diversamente da quanto avveniva in altri Paesi”.

Ci sono alcuni annulli speciali che citano la Mail rail. “Sono stati usati per il quarantesimo anniversario (tre diversi), impiegati il 5, il 6 ed il 7 dicembre 1967, nel cinquantesimo il 17 ottobre 1977 e nel sessantesimo dal 26 al 30 ottobre 1987. Un altro data 25 aprile 1983, quando la regione postale di Londra produsse una cartolina commemorativa, che però non è un intero postale”.

Francobolli? “Nessuno, sinora”.



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