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25 Feb 2015 - ore 22:17
Feb 25 2015
22:17

Appuntamenti

Quella storia riscoperta grazie ad una corrispondenza

Un carteggio capitatogli per caso. Dietro, la vicenda della medaglia d’oro al valor militare Rita Rosani. Così Livio Isaak Sirovich ha rivelato oggi com’è nato il libro


Livio Isaak Sirovich con in mano il suo lavoro

La storia -e si tratta di una storia drammatica, cioè la persecuzione degli ebrei a Trieste durante il periodo che avrebbe condotto alla Seconda guerra mondiale, fino alla morte dell’unica donna partigiana uccisa in combattimento, la medaglia d’oro al valor militare Rita Rosani- la racconta come solo un appassionato la può raccontare. Perdendo di vista l’orario e addentrandosi nei mille rivoli che una conoscenza approfondita dell’argomento ed una condivisione degli ambienti e delle famiglie possono originare. Ma, probabilmente, il momento clou è quando spiega come ha avuto le lettere. Cioè il fondamentale punto di partenza della ricerca.

Protagonista, questa sera a Milano, Livio Isaak Sirovich, che ha presentato “Non era una donna, era un bandito”, segnalato da “Vaccari news” nell’ottobre scorso. Già nel 1995 firmò “Cari, non scrivetemi tutto. Gli Isaak, una famiglia in trappola fra Hitler e Stalin” ed è proprio questo lavoro che indirettamente gli permise di scoprire la vicenda di Rita e Kubi, due giovani innamorati divisi dalla Shoah. Lei è una maestrina almeno all’inizio anche frivola, che legge la posta del cuore di “Grazia”; lui il rampollo di un commerciante facoltoso: padre e figlio finiscono prima al campo di Ferramonti di Tarsia (Cosenza) e poi nei lager tedeschi da cui non sarebbero tornati. Nonostante la separazione, per i primi tempi il rapporto fra i due ragazzi prosegue via corrispondenza, a dispetto della Milizia, che “censurava ferocemente le lettere”.

L’opera -ha ammesso Sirovich- nasce da una segnalazione di Gianfranco Moscati, “che all’epoca non conoscevo”. Un giorno telefona e gli dice di aver letto “Cari, non scrivetemi tutto”, informandolo che era capitato un lotto di corrispondenze interessanti. Gli offre in omaggio le fotocopie e queste puntualmente arrivano: saranno state diecimila, perché non solo -da provetto collezionista- aveva riprodotto le lettere, ma anche le buste, sempre sui due lati, in modo da poter conservare indirizzi, segni postali ed ogni altra traccia. Il materiale si rivela significativo e lo studioso cerca di arrivare al venditore: la triangolazione con la casa d’aste -la Bolaffi- dura un anno e mezzo, poi il detentore del “tesoro” capitola ed accetta l’incontro. Probabilmente -ipotizza- nelle veste di pubblico ufficiale aveva rubato le missive, cercando di immettere sul mercato quelle che non gli interessavano e tenendo per sé le altre. Che poi ha regalato al Sirovich, in modo da riunire il carteggio, ricostruire e svelare -anche attraverso altre documentazioni- la storia.



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