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28 Mar 2017 - ore 17:32
Mar 28 2017
17:32

Emissioni Italia

Tanto di cappello

È quello che figura nel francobollo dedicato alla Borsalino, azienda attiva da centosessant’anni. Un marchio che ha un particolare legame con il mondo del cinema…

Il marchio aziendale e cosa produce, ossia il cappello in feltro. Quello che stona è l’anniversario poco… tondo, il “160 anni” di cui si poteva fare a meno, richiesta ribadita ancora una volta dieci giorni fa, durante la tappa milanese degli Stati generali della filatelia.

Sia come sia, ecco il bozzetto per la Borsalino, realizzato dalla stessa azienda (l’Istituto poligrafico e zecca dello stato si è limitato ad ottimizzarlo) ed inserito nella serie “Le eccellenze del sistema produttivo ed economico”. Il francobollo è atteso per il 4 aprile contro 95 centesimi, naturalmente con annullo speciale all’Alessandria Centro, città in cui l’azienda ha sede. Al solito è autoadesivo, commissionato in ottocentomila esemplari suddivisi in fogli da quarantacinque.

La storia -spiegano dalla ditta, che ha sottoscritto il bollettino illustrativo- ha inizio nella vicina Pecetto di Valenza, dove Giuseppe e Lazzaro Borsalino lavorano come cappellai. Il primo non si accontenta ed a sedici anni emigra a Parigi per affinare il proprio talento negli atelier d’alta moda: il sogno è tornare in Italia con il diploma di maestro cappellaio e mettersi in proprio.

Il 4 aprile 1857 -centosessant’anni fa, appunto- avvia ad Alessandria un piccolo laboratorio “destinato a conquistare il mondo”. Gli affari vanno bene, inaugura una nuova manifattura, la più grande del capoluogo, oggi sede universitaria e del Museo del cappello. La produzione cresce così da 110mila copricapi all’anno al milione del 1909, fino ai 2 del 1914. A partire dagli anni Venti, l’azienda, passata nel frattempo agli eredi di Giuseppe, cresce soprattutto nel mercato statunitense e conquista il favore degli attori. Lo calzano Humphrey Bogart e Ingrid Bergman nella scena finale di “Casablanca”, Jean Paul Belmondo in “Fino all’ultimo respiro”, Marcello Mastroianni in “8½”, Tony Servillo ne “La grande bellezza”. Senza dimenticare i due film che portano il nome già nel titolo, “Borsalino” e “Borsalino & Co”.

Oggi l’etichetta, confluita in Haeres equita, prosegue ad operare nella città piemontese, “coniugando prospettiva industriale e spirito artigianale”. Sapendo che per i modelli in feltro sono necessari più di cinquanta passaggi manuali e sette settimane di lavorazione, mentre quelli in paglia, intrecciati artigianalmente, possono richiedere fino a sei mesi.



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