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03 Dic 2018 - ore 10:21
Dic 03 2018
10:21

Appuntamenti

Piccioni/1 Messaggeri e fotografi

Non solo trasportavano comunicazioni: durante la Grande guerra, venivano impiegati come ricognitori utilizzando apparecchi a scatti temporizzati


Resterà aperta sino al 6 gennaio

Padova e il Primo conflitto mondiale, una mostra intitolata “Tavoli di guerra e di pace”. È curiosa soprattutto per l’allestimento, impostato appunto con i reperti collocati su dei pianali dai significati articolati. Racconta come la città -in certi momenti pericolosamente vicina al fronte- ha vissuto il periodo.

A poche decine di chilometri a est e a nord, “il Piave, il Grappa, l’altopiano, le vette vicentine erano il feroce terreno di scontro”, ricordano dal Comune, che ha firmato il percorso disponibile sino al 6 gennaio presso il Centro culturale di via Altinate 71. “Quelle azioni venivano registrate, studiate e dirette. Sangue e morte si sublimavano in asettiche linee su carte geografiche. Da qui partivano ordini che falcidiavano migliaia di ragazzi al fronte. Qui si delineavano strategie, si tessevano contatti, talvolta in via non ufficiale. Qui si disegnava ciò che doveva far seguito al conflitto”. Non a caso, l’armistizio venne firmato, il 3 novembre 1918, a villa Giusti, nella frazione di Mandria.

Lungo la rassegna, il visitatore trova i volti dei concittadini partiti per combattere, manifesti, tessere annonarie, uniformi, immagini. Tra i personaggi citati, Gabriele D’Annunzio, di cui viene proposto anche un messaggio.

L’oggetto più significativo fra quelli individuati è un altro, messo a disposizione da Andrea Zanellato. Si tratta di una capsula dove era infilato il dispaccio, poi spedita legandola ad una zampa del piccione viaggiatore. Questi volatili -si legge nella didascalia collegata- “erano tra i mezzi più sicuri per comunicare con le truppe operanti, soprattutto durante le battaglie o per missioni oltre le linee”. Si usavano pure come ricognitori, “attaccando al busto una piccolissima macchina fotografica con scatti temporizzati” (continua).



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