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05 Lug 2019 - ore 00:58
Lug 05 2019
00:58

Notizie dall'Italia

Quella fantomatica via di Svizzera

I nuovi ritrovamenti di Luca Savini permettono di capire cosa avvenne davvero con la posta di Milano durante la Seconda guerra d’indipendenza


Luca Savini

Un importante aggiornamento al libro “La posta di Milano 1849-1859. Catalogo annullamenti e bolli dell’ufficio postale di Milano”. È quanto anticipa uno degli autori ed artefice della scoperta, Luca Savini, grazie a ricerche presso l’Archivio di stato cittadino.

“Bisogna collocarsi durante la Seconda guerra d’indipendenza”, spiega. “L’iniziale, totale, blocco delle comunicazioni tra il Piemonte e la Lombardia, e la successiva sospensione dell’inoltro e della distribuzione della corrispondenza da e per il Piemonte fino al 17 maggio del 1859 decisi dalle autorità austriache, furono comunicati ai cittadini attraverso gli avvisi pubblicati sulle «Gazzette». Sempre grazie ad essi, è stato possibile ricostruire la cronistoria e la mappa di come i rapporti vennero ripresi nei territori «liberati». Nulla venne comunicato e restava il mistero su quanto, invece, successe a Milano alle corrispondenze da e per l’Austria ed il Veneto tra giugno e luglio”.

“Il ripristino delle comunicazioni avvenne tra il 5 ed il 18 giugno, attraverso l’organizzazione di staffette che operavano nelle ore diurne secondo criteri di sicurezza. Contestualmente, Gaetano Strigelli, dalla cui sezione dipendeva la direzione delle Poste, si preoccupò di stabilire le regole per la gestione amministrativa in base al nuovo assetto geopolitico che si stava delineando. È noto che fino al 15 settembre, a causa dell’interruzione delle comunicazioni dirette, la corrispondenza nei due sensi veniva fatta transitare dal Tirolo e da Verona attraverso la Svizzera, per arrivare a Milano dove era distribuita. Almeno ufficialmente, ma le cose andarono anche in modo diverso. Ne scriverò con tutti i dettagli nel prossimo numero di «Vaccari magazine», quello disponibile a novembre durante «Veronafil»”.



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