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06 Set 2019 - ore 13:31
Set 06 2019
13:31

Notizie dall'Italia

Notifiche/2 La smentita di Poste italiane

Fatto inusuale, l’azienda diretta da Matteo Del Fante contesta pubblicamente le affermazioni espresse dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato

Da Poste italiane puntualizzazione e parziale smentita pubblica -un fatto inusuale- circa le osservazioni sottoscritte dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, sintetizzate nella notizia precedente. Riguardano le conseguenze dall’aver abolito la riserva per recapitare le notificazioni di atti giudiziari e le violazioni al Codice della strada.

Nonostante l’apertura al mercato, tali prestazioni -viene spiegato dall’azienda- “restano senza dubbio alcuno nell’ambito del servizio universale e dunque Poste italiane è titolata e obbligata a proseguire l’attività senza necessità di conseguire una licenza «speciale», necessaria invece per i nuovi operatori alternativi. D’altro canto, una diversa interpretazione delle norme porterebbe alla paradossale conclusione, che Poste, titolare degli obblighi del servizio universale, avrebbe dovuto sospendere l’attività di notifica nelle more della definizione del quadro regolamentare di riferimento, generando innegabili quanto gravi ripercussioni sul funzionamento del sistema giudiziario italiano”. La società -altro aspetto- eroga ogni anno oltre quattro milioni di ore di formazione per tutti i dipendenti, con corsi specifici per ciascuna attività.

Infine “ribadisce che non è vi è stato alcun aumento delle tariffe dei servizi di notificazioni a mezzo posta”. Dal giugno scorso “sono intervenute variazioni esclusivamente per le modalità di addebito delle cosiddette «comunicazioni connesse» (Can e Cad) che riguardano solo i grandi clienti che hanno con Poste specifici contratti di fornitura e non per i cittadini, né per coloro che effettuano notifiche attraverso gli sportelli degli uffici postali”. “La nuova modalità di pagamento passa da tariffe, come detto per le sole comunicazioni connesse, di 5,40 euro e di 6,50 euro, ad un unico importo minore e forfettario, di 2,70 euro”. Una variazione al ribasso, condivisa con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, resasi necessaria “per far fronte alle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2018 che, trasformando lo svolgimento dell’attività di notifica da fisico a digitale, impongono di conseguenza processi e tariffe differenti” (fine).



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