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28 Dic 2007 - ore 11:15
Dic 28 2007
11:15

Dall'estero

Il mondo visto dai servizi postali


L'Unione postale universale raccoglie 191 Paesi ed ogni anno pubblica le statistiche, utilizzando i dati comunicati dalle singole amministrazioni. Per il 2006 al questionario hanno risposto 163 realtà. Nella foto, il monumento dell'Upu a Berna (copyright: Unione postale universale)

L’81% della popolazione mondiale beneficia della distribuzione a domicilio della posta, una restante quota del 15% deve recarsi allo sportello mentre il 4% non ha alcun servizio. Sono, comunque, numeri che variano notevolmente da continente a continente. In Europa e nell’ex Urss, ad esempio, il 98% dell’utenza ha un supporto regolare a casa, mentre in Africa lo vanta appena il 22%. Ancora, ogni persona ha spedito 66,7 oggetti, con una forbice che va dal 3,0 africano al 403,7 di chi abita nel Nord America o nell’Europa Occidentale.

Sono alcuni dei dati rivelati dall’Unione postale universale riguardanti il 2006, che -confrontato al 2005- presenta un traffico in leggera crescita nelle lettere, contro un aumento di rilievo nei pacchi e negli incassi. In dodici mesi il settore nel suo complesso ha dato lavoro a 5,5 milioni di persone (+1,2% rispetto all’anno precedente), delle quali 4,5 milioni a tempo pieno. Un dipendente serve statisticamente 1.191 utenti, che scendono a 343 nel mondo occidentale (Europa, Canada ed Usa) e sale a 11.780 nell’Africa subsahariana.

Quanto agli uffici, sono 661mila, con un decremento dello 0,8% rispetto alla stagione precedente. Di questi, 338mila vengono gestiti dai dipendenti delle varie amministrazioni e 323mila da persone estranee. Il ritratto che emerge dalle informazioni raccolte è che un ufficio in sede fissa copre statisticamente un territorio di 205 chilometri quadrati, servendo 9.961 individui. Anche in questo caso, ragionando per macroaree emergono notevoli differenze: in Cina si trova uno sportello ogni 75 chilometri quadrati, in Occidente ogni 196, nell’Africa Nera ogni 1.465.

Nonostante lo sviluppo dei mezzi di comunicazione alternativi, i risultati restano positivi, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo delle prestazioni finanziarie. L’Upu stima incassi per 204,8 miliardi di dts (cioè i diritti speciali di prelievo, equivalenti a 308,1 miliardi di dollari Usa), superiori del 13% rispetto al 2005. Il maggior impegno proviene ancora dal servizio lettere classico, che vanta il 52% della torta. Seguito da pacchi e logistica (27%), prestazioni finanziarie (14%) e altre attività (7%). I cittadini che si rivolgono allo sportello postale per trasferire denaro risiedono soprattutto in Asia e nel Pacifico (46% degli incassi totali) o nei Paesi arabi (40%).

Ma quante sono le lettere spedite nell’anno? L’Unione ha una risposta anche per tale quesito: 439,1 miliardi di oggetti, con un +0,8% rispetto al 2005. Quasi tutto il traffico, esattamente 433,6 miliardi di pezzi (cioè il 98,7%), non varca i confini nazionali. Solo il mondo arabo ha registrato un bilancio negativo del traffico interno rispetto al 2005 (-2,5%); in tutte le altre zone il flusso è cresciuto tra lo 0,4% dell’America Latina e Caraibica e il 2,1% dell’Africa.

Ogni 100 missive nazionali spedite, 37,6 sono pubblicitarie, mentre i pacchi risultano complessivamente 6.235 milioni (947 per abitante del pianeta, anche se nei Paesi arabi la cifra è 5 e in quelli occidentali è 6.375).

Il corriere ibrido è offerto dal 22% delle amministrazioni mondiali, la logistica dal 28%. Il 60% garantisce, inoltre, alcuni supporti via internet, fra i quali spiccano il “track & trace” della posta registrata (49% dei partner Upu), le informazioni tariffarie (41%) e riguardanti i codici di avviamento (32%), la vendita di prodotti filatelici (31%).



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