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27 Lug 2008 - ore 02:15
Lug 27 2008
02:15

Libri e cataloghi

Dalle lamine di piombo alle e-mail

Materiali, presentazioni, impostazioni, contenuti, motivi della lettera, dall’Antichità ad oggi. È il libro di Armando Petrucci


“Scrivere lettere - Una storia plurimillenaria”: la corrispondenza vista… dall'altra parte

Le lettere viste non per l’involucro, ma per ciò che contengono. Per chi, quando, come e perché scrive. E, anche, per quali strumenti vengono impiegati. Un impegno notevole, poiché -dice da tempo l’autore del libro, il professore di Paleografia latina alle Università di Pisa, Roma e Salerno, Armando Petrucci- “non esiste ancora una vera e propria storia della comunicazione scritta, dei suoi linguaggi, dei suoi modi di realizzazione, dei suoi sistemi, delle sue regole, dei suoi strumenti e dei suoi stessi prodotti”.

Ecco perché, con “Scrivere lettere - Una storia plurimillenaria” (252 pagine, 20,00 euro, editore Laterza), ha voluto illustrare la pratica di scrittura, materiale e sociale, partendo dal periodo compreso fra il VI e il IV secolo avanti Cristo, dal quale provengono i più antichi scritti pervenuti in originale, lasciati su sottili lamine di piombo. Ed arrivando agli “sms”, ma anche ai “pizzini” di Bernardo Provenzano, ai “post-it” da applicare al frigorifero e al recente ritorno di moda del romanzo epistolare. Un viaggio lungo e, pur soffermandosi soltanto sul mondo occidentale, complesso, citando, ad esempio, le testimonianze di Zenone (del filosofo, nato nel 285 a.C., oggi si conservano 700 missive in originale), Cicerone, Gregorio Magno, san Pier Damiani, Francesco Datini, Francesco Petrarca, Angelo Poliziano, Pierre Corneille, Johann Wolfgang Goethe, Giacomo Leopardi, Thomas Mann, Antonio Gramsci, Pier Paolo Pasolini, Aldo Moro.

Per trovare la lettera moderna, che resiste “sino agli sconvolgenti mutamenti otto-novecenteschi”, occorre arrivare al Cinquecento, quando l’Italia “raggiunse e mantenne in campo epistolare un indubbio stato di preminenza”. In questo periodo, l’uso della scrittura e la produzione sempre più abbondante di documentazione manoscritta “divennero strumenti forti e diretti di controllo del territorio”, permettendo di organizzare “una vera e propria rete di comunicazione fatta fisicamente di prodotti cartacei scritti, continuamente rinnovata, ma anche sempre ostinatamente conservata”.

Nuovi elementi si aggiungono nel XIX secolo, quando la missiva, organizzata in modo diverso, impiega carta leggera e pennino d’acciaio; viene infilata nella busta, sulla quale deve essere applicato il francobollo. Trasformandosi da atto sostanzialmente singolare e occasionale in “fenomeno socioculturale funzionale e strutturale rispetto allo sviluppo culturale ed economico della nuova società industriale”. Presto vengono introdotti telegrafo, cartolina postale e illustrata, penna stilografica. Emigrate o mobilitate per la guerra, pure le classi meno abbienti scrivono, caratterizzandosi per l’uso della cartolina postale (libera agli occhi di tutti ma più pratica ed economica), della matita, di “errori e approssimazioni frequenti nelle indicazioni degli indirizzi”.

Durante il Novecento giunge il declino della corrispondenza a mano, sostituita dalla macchina per scrivere e poi dal computer. Questo, però, non segna la morte della lettera (in tale aspetto, forse, il professore è troppo pessimista), ma vengono registrati ulteriori cambiamenti, che chi impiega la e-mail come strumento quotidiano conosce bene.

Particolarmente dettagliati sono i riferimenti bibliografici.



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