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06 Set 2008 - ore 11:17
Set 06 2008
11:17

Notizie dall'Italia

Cura dimagrante per le filiali di Poste italiane

Torna l’organizzazione provinciale, che taglierà 291 posti. Intanto, dall’8 settembre proclamato un mese di blocco al lavoro straordinario


Poste italiane torna al passato, quando l'organizzazione interna, ancora di provenienza ministeriale, era ricalcata sulla divisione amministrativa delle province

Poste italiane chiama il progetto “razionalizzazione geografica delle filiali”; i sindacati, invece, parlano più semplicemente di un modo per tagliare i posti di lavoro, soprattutto di medio ed alto livello.

Con la ripresa successiva alle vacanze, la società ripensa l’organizzazione sul territorio, riducendo il numero di filiali nel momento in cui, nella stessa provincia, ne sono presenti almeno due. Così, ad esempio, Torino e Pinerolo vengono accorpate, come Genova 1 e Genova 2, Bergamo 1 e Bergamo 2, Vicenza e Bassano del Grappa, Ascoli Piceno e Fermo, Salerno e Sala Consilina, Cosenza e Castrovillari, Reggio Calabria e Locri, Palermo 1 e Palermo 2. Ancora più complesso è quanto avviene in Toscana, dove il provvedimento interessa al tempo stesso Firenze 1, Firenze 2 ed Empoli. Complessivamente, sono ventiquattro i casi di fusione, ma è probabile che non finisca qui, perché sulle aree metropolitane di Milano, Roma e Napoli, dove la rete è ancora più articolata, “è prevista un’analisi ad hoc”.

Il provvedimento, dunque, richiama la vecchia organizzazione interna che seguiva la suddivisione amministrativa per provincia. Dovrebbe comportare anche l’aggiornamento delle aree in cui operano i referenti per la filatelia.

Già ora, comunque, la distribuzione permette di scendere con il personale: escludendo nel conteggio i direttori di filiale, nei comparti interessati si passa da 1.759 a 1.468 dipendenti, con un “saving risorse”, leggasi risparmio, di 291 incarichi.

Così Poste italiane spiega il modello: “consente di ridurre le dipendenze gerarchiche della funzione di governo più vicina al territorio che è quella country ed è ispirato da una logica principale che è quella dell’efficienza, con un presidio del territorio che viene garantito a livello «provinciale», conservando le coerenze con l’attuale assetto organizzativo. Pertanto, contestualmente, si rafforzano le funzioni di governo attraverso una maggiore specializzazione e le unità produttive attraverso il re-impiego delle efficienze realizzate”.

La Slp-Cisl, invece, afferma che il progetto organizzativo “è superato e non condivisibile”; i suoi risultati si vanno ad aggiungere alla rinuncia di circa duemila posti già definita con le organizzazioni minoritarie dei lavoratori.

Nel frattempo, per protestare contro “la politica aziendale che, in questi ultimi mesi, è tesa solo a tagliare posti di lavoro, a riorganizzare in modo maldestro i servizi, a penalizzare le professionalità dei lavoratori, a non riconoscere incrementi salariali sul premio di risultato nonostante l’impegno della nostra gente per il conseguimento dei risultati di bilancio”, le segreterie nazionali dei sindacati Slp-Cisl, Failp-Cisal e Ugl comunicazioni hanno indetto l’astensione dal lavoro straordinario tra l’8 settembre e il 7 ottobre. Questo “in preparazione dello sciopero generale della categoria”.

Diverso è l’approccio di Slc-Cgil, Uilpost-Uil e Sailp-Confsal. “Abbiamo il dovere -precisano- di chiederci quali sono i disagi di oggi, ma chiediamoci pure quali sono le prospettive concrete per il domani, avendo a cuore la difesa del lavoro e il miglioramento delle condizioni economiche”.



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