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28 Dic 2008 - ore 13:34
Dic 28 2008
13:34

Libri e cataloghi

Se la prefilatelia è... Fedele

La quarta guida postale della Marini è firmata da Clemente Fedele. Nell’album ad anelli, ritrae la società in cui comunicare a distanza voleva dire soprattutto scrivere


L'autore della guida, Clemente Fedele

L’Italia, il Vaticano e ora San Marino (notizia precedente). Ma le guide postali realizzate dalla Marini con l’Accademia italiana di filatelia e storia postale proseguono, questa volta chiamando lo studioso Clemente Fedele per parlare dei tempi passati. È “La lunga strada postale che conduce al francobollo”, organizzata in 25 pagine, di cui 2 per “suggerimenti bibliografici”, pari a 13 fogli per raccoglitore ad anelli (16,50 euro).

Non vuole essere -precisa l’editore- “la solita trattazione sui bolli e i segni presenti su antiche corrispondenze ma è innanzi tutto un quadro d’insieme sul mondo della comunicazione epistolare, indispensabile proprio per comprendere a fondo quei segni e quei bolli, così come gli stessi messaggi e gli indirizzi e il modo di sigillare le lettere in un tempo in cui non esistevano altre forme di contatto a distanza”. Allo stesso tempo, aiuta a capire i vari servizi della posta, dal trasporto delle lettere a quello di merci e viaggiatori (quest’ultimo è ancora operativo in Svizzera, la cui rete controllata dalla Posta ha servito, nel 2007, 290mila persone).

Si parla così delle missive di Marco Tullio Cicerone, di prestazioni in antico regime a Londra e Parigi, del libro “Storia di due amanti” (firmato da Enea Silvio Piccolomini, futuro papa Pio II, calca sul ruolo delle serve che recapitano i messaggi delle rispettive padrone). Ma si analizzano anche i corrieri, la posta-cavalli e la postalettere, il contrabbando e naturalmente le tracce, come bolli, sigilli e annotazioni, lasciate sugli oggetti. Facendo balenare -aggiunge l’autore- pure i segni di lettera, vale a dire gli elementi formali grazie ai quali un semplice foglio di carta si trasforma in missiva: “sono i molti modi, alcuni personali e altri tipizzati, di scrivere il testo, l’indirizzo, di scegliere la carta più adatta, di usare la busta o la nizza, di adottare come modalità di chiusura il sigillo di cera, la ceralacca o l’ostia colorata”.

Il risultato -prosegue Clemente Fedele- “delinea una storia postale non più incentrata solo su servizio postale e monopolio ma suddivisa nelle tre grandi aree tematiche da cui tale realtà in effetti era formata”: il mondo delle occasioni (cioè l’invio di missive attraverso vettori non organizzati, come il semplice viaggiatore), i corrieri (i “professionisti del viaggio”, fra cui cavallanti e vetturini) e la struttura postale (il termine “posta” è una parola tecnica che fa la sua comparsa nel Trecento, in periodo visconteo e in area padana). “Solo oggi questi ambiti si presentano al nostro cospetto con i caratteri della pari dignità”.

Per scoprire i modi di intendere dei nostri progenitori, “la metodologia più feconda che la storiografia suggerisce è lo studio seriale delle loro lettere, che vuol dire, tra l’altro, adottare un sistema di lavoro più rigoroso rispetto ai metodi tradizionali del cultore di storia postale, indotto dal mercato (a differenza dei collezionisti di francobolli, e questo è ben curioso) a privilegiare non la serie ma il singolo «pezzo». Postalmente occorre invece scoprire il valore della serie, vale a dire considerare le missive ricollocate in successione cronologica, con le relative risposte, e dunque il carteggio, ma anche la serie dei carteggi, e dunque l’archivio”.



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