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08 Lug 2009 - ore 18:27
Lug 08 2009
18:27

Notizie dall'Italia

Il ministro sugli aumenti tariffari

Diverse le sfumature tra quanto ha detto ieri pubblicamente Claudio Scajola e quanto, invece, oggi il suo dicastero gli ha attribuito

C’è chi vede il bicchiere pieno a metà e chi vuoto a metà. Per cui, gli aumenti tariffari introdotti repentinamente nel pomeriggio del 29 giugno per entrare in vigore il giorno successivo (sia pure con applicazioni variabili a causa dell’informazione giunta troppo tardi) possono risultare poco significativi. Anche se, per certi scaglioni, il rincaro si è rivelato superiore del 60%. Con forti ripercussioni subite da quanti, privati ed aziende, impiegano il sistema postale per inviare oggetti avendo il percorso tracciato. E questo indipendentemente dalla qualità del servizio.

All’indomani della revisione, Poste italiane faceva sapere: “Il provvedimento che adegua alcune tariffe riguardanti raccomandate e assicurate è stato deciso dal ministero dello Sviluppo economico nell’ambito dell’attuale normativa. È il primo adeguamento su questi prodotti dal 2003 e mantiene comunque le tariffe di Poste italiane al di sotto della media Ue”. Dimenticando di precisare un dettaglio: il ministero ha preso l’iniziativa dopo una formale proposta di adeguamento prezzi che la stessa società ha presentato il 23 dicembre precedente.

Anche il ministro allo Sviluppo economico, Claudio Scajola, ieri è intervenuto sull’argomento durante la cerimonia dedicata alla serie di francobolli “Posta italiana”. “C’è anche da dire -è la registrazione di quanto ha affermato- che c’è un aumento, ma l’aumento c’è, molto limitato, lo abbiamo autorizzato pochi giorni fa... Da troppo tempo era fermo, deve pagare dei costi ma deve corrispondere, e corrisponderà, alla qualità del servizio reso, alla efficienza del servizio stesso”.

Parzialmente diverso è il testo diffuso oggi dal dicastero. “So -avrebbe affermato il ministro- che il recente aumento delle tariffe postali per le raccomandate ha suscitato qualche protesta. L’intervento costituisce, in realtà, un atto dovuto, imposto dalla vigente regolamentazione del servizio postale. L’aumento risponde ad una logica di copertura dei costi del servizio, è stato di entità inferiore ai massimi consentiti e ha riguardato un segmento di mercato già aperto alla concorrenza. I prezzi delle raccomandate -fermi dal 2003- erano ben al di sotto della media europea, alla quale con l’aumento tendono ad allinearsi. L’impatto sulle famiglie, estremamente modesto, è pari a circa 2 euro/anno, con un riflesso sul tasso d’inflazione dello 0,02%”.



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