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30 Nov 2009 - ore 11:39
Nov 30 2009
11:39

Notizie dall'Italia

Contro le chiusure, fioccano le proteste

Da Nord a Sud, diverse le prese di posizione assunte da amministratori pubblici per rispondere alle recenti decisioni di Poste italiane di limitare la propria presenza sul territorio

Le impressioni delle settimane scorse sono state confermate: in tutta Italia è in atto una generale revisione della presenza sul territorio di Poste italiane, che cerca di tagliare i... rami secchi chiudendo o limitando l’operatività degli uffici meno redditizi.

La prova viene dalle proteste -spesso a livello istituzionale- che stanno caratterizzando le cronache locali e che hanno sostituito le abituali lamentele per disservizi e ritardi (il tema ritornerà fra qualche settimana, quando la struttura verrà sovraccaricata per le spedizioni natalizie).

Così, il consigliere Enore Picco (Lega Nord - Padania) dalla Regione Friuli-Venezia Giulia firma un’interrogazione orale affinché il proprio Ente intervenga. Il punto di partenza è il progetto che Poste ha presentato “prevedendo interventi di chiusura infrasettimanale e di ridimensionamento degli orari di apertura che coinvolgono complessivamente venti uffici”, ubicati nelle frazioni minori e nelle zone più disagiate. Sull’argomento, Enore Picco chiede al presidente regionale e all’assessore competente “se intendono attivarsi al fine di garantire ai cittadini, anche a quelli che vivono nelle frazioni minori, un adeguato servizio postale”.

Alla Provincia di Genova il dibattito, riguardante “un lungo elenco di uffici postali chiusi”, è alimentato da Angelo Spanò (Verdi), Stefano Volpara (Pd) e dall’assessore allo sviluppo economico Paolo Perfigli. In particolare, per Angelo Spanò, “davanti a mancanza cronica di personale, continui disservizi, ritardi nella consegna della corrispondenza sembra che l’unico imperativo sia fare cassa e rendere la vita difficile agli anziani soli, che saranno gli unici veramente penalizzati. Devono essere le Poste al servizio dei cittadini oppure i cittadini al servizio delle Poste?”.

Nel Reggiano è intervenuto un altro consigliere provinciale, il leghista Romano Albertini, che si è soffermato sulle presenze in montagna. “Da una ventina di anni a questa parte -commenta- stiamo assistendo a scelte a mio avviso scellerate, visto che parliamo di sportelli come quello di Quara con una consistente presenza di popolazione anziana e dove, per questa ragione, lo sportello postale si configura come un vero e proprio servizio sociale”.

La chiusura della sede di Cancelli (Reggello, Firenze), ha motivato il documento sottoscritto dal consigliere Piero Giunti (Pd). “Dobbiamo far capire a Poste italiane -sostiene- che stiamo parlando di una frazione di un comune montano e per questo più disagiato rispetto ad altri territori, e di fronte a queste criticità non possiamo fare solo valutazioni di produttività”. Da qui la richiesta alla Giunta provinciale per sapere “quali iniziative intenda attuare al fine di scongiurare la chiusura”.

Nell’Aquilano alcuni sindaci hanno segnalato disservizi, sottolineando la necessità di aumentare i giorni di apertura degli sportelli nei centri più piccoli.

E non è che al Sud le cose vadano meglio. La dice lunga l’azione del sindaco azzurro di Ispica (Ragusa), Piero Rustico, che ha denunciato “file interminabili” e “tempi di attesa assolutamente insostenibili”. “Pur nella consapevolezza -precisa l’amministratore- che Poste italiane è una società di capitali con obiettivo principale il profitto, ciò non di meno alla stessa è demandato un servizio pubblico primario per la collettività, che non può certamente essere gestito con scarsa attenzione per le esigenze dell’intera utenza”. Il riferimento -aggiungono dall’Ente- “è da ascriversi a spiacevoli risvolti di ordine pubblico, come litigi e risse fra utenti, nonché alle precarie condizioni igieniche in cui l’ufficio postale cittadino viene fatalmente a trovarsi per il sovraffollamento di utenti in attesa per diverse ore”. Fattori, questi, “che assumono forti connotati criminogeni e rappresentano grave rischio per la salute pubblica”.



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