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28 Nov 2009 - ore 17:08
Nov 28 2009
17:08

Notizie dall'Italia

Seborga - Scomparso Giorgio I

In virtù di alcune indagini storiche, il “principe” del paesino in provincia di Imperia aveva creato una impalcatura statuale, facendo stampare anche “francobolli”

Il suo viso barbuto è finito persino tra i “francobolli”, anche se i filatelisti sanno che non si tratta di vere cartevalori postali. È Giorgio I di Seborga, al secolo l’ex floricoltore settantatreenne Giorgio Carbone, da tempo malato e scomparso ieri nel paesino di cui aveva proclamato l’“indipendenza”, facendo conoscere in tutto il mondo l’antico centro benedettino nell’entroterra di Imperia che oggi conta all’incirca trecento abitanti.

La vicenda emerge qualche decennio fa, quando Giorgio Carbone, che dal 1964 si fa chiamare “principe”, rivela una presunta falla nei complessi avvicendamenti politico-diplomatici che hanno caratterizzato la zona. “Seborga -si legge nella documentazione che ha lasciato- resterà uno Stato cistercense fino al gennaio 1729, quando il Principato è venduto a Vittorio Amedeo II principe di Savoia, Piemonte, re di Sardegna. Questa transazione... non è mai stata registrata né pagata”. Nel 1748, con il Trattato di Aix-la-Chapelle, il Principato “non fu annesso alla Repubblica di Genova, così come nemmeno fu citato durante il Congresso di Vienna nel 1815 come facente parte del Regno di Sardegna; nessun documento degli atti di unificazione dell’Italia nel 1861 fa riferimento al Principato. E ancora più tardi, nel 1946, il Principato di Seborga non è considerato parte della Repubblica italiana”.

Diverso è il percorso raccontato dal Comune (quello vero): “nel 1729 i benedettini vendettero il feudo di Seborga ai duca di Savoia, ed esso ne seguì le sorti dapprima entrando a far parte del Regno di Sardegna, poi di quello di Italia e infine, nel 1946, della Repubblica italiana. Nel 1993 la popolazione del paese elesse democraticamente un suo «principe» per perpetuarne l’antica, storica nobiltà, così che Seborga è l’unico paese in Italia che, accanto al sindaco, ha anche un «principe»”.

Il gioco delle parti non ferma Carbone; gradualmente il suo “Governo” introduce alcuni elementi tipici di un’autorità indipendente, fra cui bandiera, ambasciatori, passaporto, targhe automobilistiche, valuta (il luigino) e appunto francobolli. Francobolli che, provenendo da un’entità priva del riconoscimento internazionale, restano delle curiose etichette.



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