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05 Giu 2010 - ore 02:36
Giu 05 2010
02:36

Notizie dall'Italia

“Il sale della filatelia? Per me è la specializzazione”

A sostenerlo è Gianni Carraro, che il 18 settembre riceverà il premio intitolato a Giovanni Riggi di Numana


Gianni Carraro nel suo studio

Il collezionismo? Ce l’ha nel... sangue, il sessantottenne Gianni Carraro, che il 18 settembre a Pecetto Torinese (Torino) riceverà il premio dedicato a Giovanni Riggi di Numana. “Cosa non colleziono? Difficile dirlo; tutto quel che è filatelia mi interessa. Anche se da bambino ho cominciato con le monete”, ricorda a «Vaccari news» il diretto interessato.

“Avevo una raccolta del 5 lire di tutte le zecche e di tutti gli anni, poi venduta a peso in un momento difficile della famiglia. Mia mamma faceva la portinaia in un caseggiato di Milano con cento-centoventi inquilini; nel 1955, all’epoca della cresima, ho portato a tutti i confetti e, come si usava allora, ognuno mi diede una mancia. Morale, raccolsi 52mila lire. Andai da Landmans e comprai diversi «Ginnici » nuovi a 200 lire e su busta a 500; poi -sono sempre andato un po’ controcorrente- mi recai in posta e presi trenta «Cavallini», di cui allora nessuno si curava. Anni dopo mi sarebbero serviti per acquistare la casa dove abito adesso...”.

“Come tutti, ho cominciato la collezione con la Repubblica; il mio «numero uno» è il 25 lire per Vincenzo Bellini, uscito il 28 gennaio 1952”. Ma poi il raggio di interesse si è allargato: le prime serie federali svizzere, i ballon monté francesi, il Risorgimento (“il mio cavallo di battaglia”), la Guerra anglo-boera, i Corpi di spedizione in Russia durante il Primo conflitto mondiale, Trieste... “Ho sempre cercato di andare oltre alla semplice raccolta, specializzandomi. Così come ho fatto con la Repubblica”.

Un caso emblematico è rappresentato dal 100 lire della “Democratica”... “Ho iniziato a studiarlo lavorando su un lotto di 140mila pezzi usati. Poi ho affinato le conoscenze; infine è arrivato il libro, scritto insieme a Luigi Sirotti”. “Diciamo che ho avuto anche fortuna: il 400 lire del ׂ«Derby italiano di galoppo», quello uscito il 12 maggio 1984 ma con la scritta in basso al posto che in alto, è stato il mio biglietto da visita con quanti sarebbero diventati i miei clienti. All’epoca, nessuno credeva al futuro di quel francobollo, ma per Natale ne regalai uno alle mogli di due collezionisti che avrebbero capito presto... Su questo e su altri ritrovamenti particolari fiorirono persino leggende; quasi trent’anni dopo posso dire che tale gioiello tiene ancora bene”.

Espositore? “Solo un paio di volte, ma mai a competizione. È difficile trovare qualcuno in giuria che sia adeguatamente ferrato su quanto propongo...”.

Com’è iniziato l’impegno professionale? “Lavoravo alla Seiko; nel 1980 cominciai un’avventura con Alessandro Arseni, la casa d’aste Arphil. Durò cinque anni, poi, grazie alle spinte di Renato Mondolfo, Renzo Rota e altri, mi convinsi a mettermi in proprio. A questa attività ne vanno aggiunte altre parallele, come la rubrica su «Francobolli» quindi, dal 1984 per suggerimento di Vittorio Ghisolfi, il catalogo dedicato a specializzazioni e varietà, inserito tra i titoli della Sassone e giunto alla diciannovesima edizione. Catalogo che ora si trova ad un bivio, in quanto devo decidere come trattare le numerose varianti, o pseudo tali, comparse sul mercato negli ultimi anni: ignorarle? Elencarle senza quotarle? Vedremo”.

Ed oggi? “Sono in pensione, ma l’interesse è sempre alto. Mi sto occupando delle produzioni britanniche impiegate all’estero e poi, con mio figlio Diego e con Lorenzo Carra, della Terza guerra di indipendenza, quella del 1866. L’obiettivo è censire tutto quanto noto (su 220mila militari si conoscono appena 600 buste, circa 200 affrancate, 130 tassate e il resto di servizio) con un libro”.



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