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20 Nov 2010 - ore 01:10
Nov 20 2010
01:10

Appuntamenti

Un bolognese a Clermont-Ferrand

Le cartoline di Antonio Mascia? “Un piccolo manifesto di libertà, un messaggio in bottiglia trasparente”, dove l’artista, i destinatari e persino i portalettere possono compiere un viaggio con la fantasia


Il logo dell'appuntamento francese

“Immagino il viaggio della cartolina come un piccolo manifesto di libertà, un messaggio in bottiglia trasparente. Ne sono l’autore, il mittente ed il destinatario ma tutti teoricamente possono diventare tali”. Così Antonio Mascia spiega a “Vaccari news” le sue cartoline e il perché le realizza.

Dal 19 al 21 novembre è impegnato all’11ª “Biennale du carnet de voyage” di Clermont-Ferrand, in Francia, dove compare tra i partecipanti. Promossa dall’associazione “Il faut aller voir”, l’iniziativa ha come tema il continente asiatico e l’artista bolognese ma trapiantato a Torino propone circa ottanta soggetti, inerenti realtà come l’Afghanistan e l’Irak, Israele e il Giappone.

Di cosa si tratta? Le cartoline -viene precisato- hanno un intento relazionale ed artistico, a volte documentaristico. Relazionale in quanto persone collegate al protagonista e che vivono stabilmente o che frequentano i Paesi stranieri le ricevono solo accennate nel disegno. Il supporto, poi, riprende il viaggio tra macchine e sacchi, treni ed aerei portando con sé le tracce del percorso (francobolli, timbri e altro), per tornare come un boomerang allo studio del disegnatore. L’immagine, quindi, viene completata sulla base dell’emozione suscitata dalle varie località. In tal modo il progetto diventa un quaderno di viaggio che somiglia ad una mail art, pur senza esserlo veramente, per la connessione di molti individui: gli amici e i conoscenti, gli uffici postali, il singolo portalettere e l’autore stesso che compie il percorso con la fantasia, un po’ come facevano Emilio Salgari e Jules Verne.

Nato nel 1960, Antonio Mascia compone diari per sole immagini disegnate, crea sculture con vari materiali e incide, sagoma e ritaglia lastre di rame inchiostrate con i colori blu e rosso, in quanto alludono ai tratti della biro. “Per tutti i mezzi espressivi vi è un punto in comune: l’idea di una narrazione inesauribile, che sorge dalle fonti orali di mitologici racconti, dalle valorose epiche guerriere, e finanche includendo i mondi immaginari di gusto medievale in consonanza con una moderna sensibilità per le scene figurate di diretta derivazione dalla cinematografia surrealista e dal fumetto. Campionario zoomorfo, simbolico e onirico, a volte anche fintamente reale, soprattutto dispiegato in centinaia di opere in formato cartolina” che viaggiano per il mondo e magari si radunano per un rendez-vous espositivo, condiviso, appunto, da postini, filatelisti, collezionisti in genere, semplici curiosi e, non ultimi per importanza, dai suoi allievi dei licei artistici di Torino.

“Ho sempre disegnato e per scommessa con me stesso ho spedito i miei disegni a penna per vedere se arrivavano... e arrivarono. Le cartoline sono delle miniature, piccoli quadri (addirittura foto di quadri), ma per me diventano disegni volanti che non rimangono chiusi in casa o in galleria ma che tutti possono toccare e vedere. Le prime risalgono al 1980 e sono state realizzate per la mia fidanzata di allora, la mia sposa oggi. Avevo promesso di scriverle tutti i giorni! Ma io non sono uno scrittore”.

Spesso realizzate su interi postali, alcune immagini hanno anche la caratteristica di svilupparsi su più supporti: solo unendoli -naturalmente dopo averli ricevuti- è possibile avere il lavoro completo.

Collezionista? “Colleziono di tutto, quello che costa poco oppure è gratuito. In particolare mozziconi di matite, gomme di caucciù e temperini di metallo, questi ultimi rigorosamente nuovi. Ovviamente sin da bambino raccoglievo cartoline (si faceva a gara a chi ne possedeva di più), oggi ne avrò un migliaio circa ma...”.



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