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05 Mar 2011 - ore 11:38
Mar 05 2011
11:38

Notizie dall'Italia

In treno/2 Fra ambulanti, messaggeri e telegrammi

Introdotte un secolo e mezzo fa, le prestazioni postali in carrozza vennero abbandonate completamente alla fine del 1993


L'annullo dell'ambulante su un treno sperimentale del 1968

Posta e ferrovia, due settori che spesso sono andati in parallelo, come dimostrano ad esempio le linee telegrafiche storicamente nate seguendo i binari. In alcuni casi le due strade si sono sovrapposte, ed ecco i servizi postali in carrozza. Inconsapevolmente… resuscitati grazie all’iniziativa annunciata da Poste private di Alessandria (news precedente).

Per riscoprire il passato, “Vaccari news” ha chiesto ad un esperto della materia, Luigi Ruggero Cataldi, già direttore dell’area servizi postali e comunicazione elettronica di Poste italiane.

“Il primo, importante, ausiliare del servizio postale è stato l’ambulante, un vero e proprio ufficio che permetteva di lavorare i dispacci, ritirarli e consegnarli alle diverse stazioni, accettare corrispondenza”, esordisce. “Venne introdotto in Italia nel 1851 e trovò la sua ufficiale attuazione nel 1854 sulla linea Torino-Genova. Fu soppresso in via graduale, a cominciare da una quarantina d’anni fa. Nel 1986 ne rimanevano 28; alla fine del 1991 ne vennero cancellati altri 16, mentre gli ultimi 12 cessarono il servizio al termine del 1993”.

Poi, c’erano i messaggeri… “Era il servizio viaggiante effettuato da uno o due incaricati che sostituiva l’ambulante. Garantiva lo scambio degli effetti postali, che custodiva durante il trasporto, ed era tenuto a lavorare soltanto gli oggetti inviati per espresso ed i quotidiani; quando necessario, poteva formare dispacci. Durante la sosta nelle stazioni dipendeva dalla direzione provinciale territorialmente competente. Tenuto conto dei tempi di sosta, accettava dagli utenti corrispondenza già affrancata, oggetti da spedire in raccomandazione (anch’essi preaffrancati) e «fuori sacco» (cioè gli speciali invii riservati alle redazioni dei giornali e ad alcune ditte autorizzate, che il destinatario veniva a ritirare direttamente in stazione). Anche tale figura venne cancellata nel 1994, al passaggio di Poste ad Ente pubblico economico”.

Alcune Amministrazioni, per il loro impiego interno, istituirono servizi telegrafici particolari. E in Italia? “Il servizio, che si chiamava dei «telegramma treno», venne introdotto sperimentalmente l’1 giugno 1929 ed era svolto dal personale ferroviario. A bordo dei principali treni (di lusso, rapidi, direttissimi e diretti), si potevano spedire telegrammi contro il pagamento di una tassa determinata, naturalmente più alta rispetto a quella normale. L’addetto provvedeva a consegnare la comunicazione all’ufficio telegrafico della prima stazione d’arresto del treno e poi veniva diramato. Malgrado il lancio di una incisiva campagna pubblicitaria che utilizzava anche l’annullo meccanico «Viaggiando servitevi dei telegrammi-treno», il supporto, successivamente esteso ad alcuni Stati esteri confinanti o vicini, non incontrò il favore degli utenti, tanto che il numero dei telegrammi accettati non superava la media dei 40 al giorno. Le uniche statistiche in proposito, rese note dalla Direzione generale dei telegrafi, riguardano il traffico dell’esercizio 1933-1934, chiusosi con un’accettazione di 14.094 telegrammi, mentre, in quello successivo, toccarono le 14.859 unità (di cui 600 dirette all’estero). Cadde in desuetudine verso il 1940”.

C’erano treni o linee specifiche che venivano privilegiate? “Le linee a maggior traffico, e quindi privilegiate, erano: l’adriatica, la dorsale appenninica, la tirrenica e la Torino-Venezia”.

Perché i servizi viaggianti sono stati aboliti? “Le cause sono molteplici: la modifica graduale del materiale ferroviario, la conseguente maggiore difficoltà di agganciare le vetture postali, la riduzione dei tempi di percorrenza e di sosta nelle stazioni, la modifica degli schemi di lavoro con l’arrivo del codice di avviamento, l’addio alla seconda distribuzione (e quindi la non utilità di servirsi dell’ambulante del mattino), l’aumento dei volumi di traffico, l’impossibilità di ampliare gli edifici di ferrovia o di ottenere nuovi spazi negli scali principali, la scelta di privilegiare il trasporto stradale, l’avvento della meccanizzazione... Tutte cause che portarono al cambiamento degli schemi e delle sedi di lavorazione, spostando queste ultime dalla rotaia all’ufficio stabile”.



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