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  • i programmi aggiornati di Italia, San Marino, Vaticano e Smom;
  • l'archivio di tutte le informazioni che abbiamo diffuso nel tempo (è possibile fare ricerche sia in ordine cronologico, sia per parola chiave, sia per area);
  • i comunicati diramati alla stampa;
  • l'elenco dei prossimi appuntamenti (mostre ed eventi).
Buona lettura
Lo staff di "Vaccari news"

Ott 22 2011 - 00:48

Giornali, riviste e siti

Le buche di Napoli si estendono a tutto il Paese

Introdotte cinquant’anni fa le cassette a doppio ingresso, dopo l’esito positivo registrato nella città partenopea

La doppia feritoia ha compiuto il mezzo secolo

Mentre i Paesi Upaep dedicano il loro “giro” 2011 alle cassette postali, l’Italia sull’argomento festeggia un cinquantenario. Anche se i diretti interessati, a cominciare dalla società incaricata del servizio universale, probabilmente ne hanno persa la memoria. Da mezzo secolo sono operative le cassette a doppio scomparto, introdotte nelle grandi città per indurre il mittente ad effettuare una prima, seppure grossolana, ripartizione degli oggetti. Così da affrontare meglio le fasi critiche, che “rimangono tuttora quelle della raccolta e del recapito”, scrisse il capo di gabinetto del ministero Pt Aurelio Ponsiglione nella rivista “Poste e telecomunicazioni”, per la precisione nel numero di marzo-aprile del 1961.

L’idea prese avvio “dalla constatazione che in una normale cassetta, piena di corrispondenza, in media il 25% circa ha destinazione locale, nella stessa città, mentre il resto inizia un viaggio più vario”. Verso l’estero è diretto il 15% del quantitativo (dal Sud il 9%, per lo più lettere e cartoline, il 6-7% dal Nord, in prevalenza fatture, comunicazioni commerciali, dépliant). Il suggerimento di aggiungere contenitori appositi venne scartato (sarà adottato decenni dopo per le destinazioni oltre confine), in quanto -oltre a imporre lavoro supplementare, poteva risultare inutile: “è noto che in pratica gli operatori addetti alla vuotatura, sia pure per le poche «buche» speciali già esistenti finiscono -a ciò spinti da una inderogabile esigenza di semplificazione- con l’effettuare la vuotatura con un’unica sacca, mischiando di nuovo tutti gli oggetti là dove il pubblico ha già effettuato l’impostazione separatamente. E anche ove la raccolta venisse effettuata separatamente, l’esperienza ha messo in evidenza che lo scarico presso gli uffici di ripartizione avviene spesso promiscuamente su di un unico tavolo raccoglitore”.

Vennero introdotti, quindi, contenitori identici ai precedenti, ma con due feritoie uguali (si ipotizza persino un differente colore degli imbocchi, in modo da agevolare gli analfabeti), una “per la città”, la restante “per tutte le altre destinazioni”. Internamente, la separazione è obliqua, così da ridurre la volumetria della prima sezione rispetto alla seconda ed anche il sacco affidato all’incaricato presenta la doppia ripartizione, permettendo con un unico atto di scaricare entrambi gli spazi. Nel furgone avviene il travaso in altri recipienti, al fine di recapitare all’ufficio dei portalettere le corrispondenze urbane e a quello di ferrovia le restanti, evitando ulteriori procedure.

Il progetto -spiegano le cronache di allora- venne introdotto sperimentalmente agli inizi dell’anno a Napoli “sotto il profilo postale, una delle città più progredite”. Si cominciò con una cassetta sola, poi, nella notte tra l’8 e il 9 aprile, le circa quattrocento esistenti venero sostituite (sul lato di ognuna, ulteriore novità, comparvero le tabelle con le principali tariffe e gli orari di servizio degli uffici). Il progetto fu presentato tramite una conferenza stampa, annunci alla radio locale e alla televisione, opuscoli e persino comunicazioni inoltrate ai mittenti che avevano sbagliato. Era l’“Operazione buche”, come venne definita.

Il pubblico partenopeo, sollecitato con l’invito-slogan “Aiutateci a servirvi meglio” (visto fra l’altro in numerosi annulli meccanici), ripartì “con esattezza -pari quasi al 100%”; costituì il necessario esito affinché l’approccio fosse esteso, prima a Milano e poi nel resto delle grandi città.

E non mancò la proposta... turistica. “Perché non istituire -suggerì dal «Bollettino filatelico» di maggio Nino Bruschini- una timbratura speciale per le lettere «città per città»? Ad esempio un annullo figurativo con elementi della città stessa e con una dicitura che indichi come la lettera abbia viaggiato solo nel perimetro cittadino?”. Oggi la definiremmo “a chilometro zero”, o quasi!


Le cassette postali protagoniste delle emissioni Upaep 2011: la Spagna…
…ed il Brasile
Vuotature, un anno fa le prove italiane per saltare il sabato
La conferenza stampa svoltasi a Napoli con il capo di gabinetto del ministero, Aurelio Ponsiglione (in una foto pubblicata da “Poste e telecomunicazioni” nel 1961) e un pannello che spiega la novità
Ott 21 2011 - 21:21

Notizie dall'Italia

Un viale per “Peppe il postino”

Domani Tarquinia (Viterbo) intitolerà una strada al primo portalettere locale, Giuseppe Volpini

La strada che gli sarà intitolata

Tarquinia (Viterbo): da domani alle ore 17 la strada che congiunge la circonvallazione Vincenzo Cardarelli alla barriera San Giusto avrà un nome: quello di Giuseppe Volpini, primo portalettere della città che tutti ricordano come “Peppe il postino”.

In questo modo -si legge nella delibera comunale del 17 maggio 2011- “l’Amministrazione riconosce l’importanza sociale del lavoro indefessamente svolto come portalettere dal sig. Giuseppe Volpini e tenuto conto dell’impegno profuso dallo stesso finalizzato alla promozione delle bellezze artistiche e storiche della città di Tarquinia”.

Alla cerimonia parteciperanno il sindaco Mauro Mazzola, l’assessore ai servizi sociali Enrico Leoni, il presidente del Circolo filatelico numismatico tarquiniense Edmondo Barcaroli, il promotore dell’iniziativa Franco Fattori ed il referente provinciale per la filatelia di Poste italiane Lucio Magro. Ospite d’onore sarà la figlia del commemorato, Maria Novella, che scoprirà la targa dedicata al padre.

Nato il 6 novembre 1883, fu professionalmente attivo tra il 1909 e la pensione, raggiunta nel 1953 (morirà il 26 settembre 1971). In quegli anni -ricordano da Poste italiane, attingendo allo stesso provvedimento varato dall’Ente locale- il lavoro del fattorino era molto simile a quello di una staffetta porta-ordini: nessun orario, tanta fatica, freddo, caldo, intemperie, difficoltà nelle vie di comunicazione e scarse gratificazioni da parte del ministero competente. Nonostante questo, a Giuseppe Volpini furono sufficienti la passione e la voglia di rappresentare un valido sostegno per il prossimo nel guidarlo all’attività, affidandosi unicamente alla sua fida mantella ed al suo borsone sempre carico, gli unici compagni nella consegna di lettere e pacchi.

Nel caso specifico la parola “servizio” può dirsi riduttiva, giacché “col passare del tempo diventò lettore e scrittore di lettere, confessore e dispensatore di consigli per tutta la povera gente bisognosa del suo paese. Non mancò di rendere servigi preziosi agli abitanti di Tarquinia spingendosi ben oltre i suoi doveri di postino, che gli valsero una grande popolarità e benevolenza da parte di tutti”. Fu proprio la profonda conoscenza della città e degli abitanti a far sì che una volta in pensione, forte del suo amore per la storia etrusca e medioevale, ma anche per i racconti, gli aneddoti e le curiosità riguardanti il contado, si trasformò in una guida assai competente, originale, richiesta e stimata, consigliata persino dalle riviste straniere specializzate, ed insignita della medaglia d’oro come “benemerito del turismo”.

Giuseppe Volpini dimostra “come lo svolgimento dell’attività di portalettere in un antico centro dal consolidato tessuto sociale sia stato un valido sostegno per tutta la comunità, ed esempio di passione ed abnegazione; nonché l’origine della piena realizzazione nella sua successiva ed apprezzata attività di guida”. Nel 1967 venne nominato cavaliere dell’ordine “Al merito della Repubblica italiana”. “E lì a ringraziarlo -scrisse «Il carroccio di Tarquinia» il 7 maggio di quell’anno- c’erano tutti: anche le chiese, i palazzetti, le torri della Corneto antica e tutti i personaggi di un tempo che lui, con passione, sa additare a tutti, anche ai distratti e ai superficiali, nella speranza se non di un immediato interesse, almeno di un futuro ripensamento”.

L’iniziativa verrà sottolineata, e non poteva essere altrimenti, da un annullo, disponibile in piazza Cavour 22 fra le ore 16 e le 20, e da una cartolina realizzata dal sodalizio di collezionisti.


La… doppia vita di Giuseppe Volpini, “Peppe il postino”: in servizio come portalettere (nelle prime due foto) e come guida turistica (sotto)
Ott 21 2011 - 16:44

Dall'estero

Articolato il Natale carioca

Auguri postali: sette francobolli autoadesivi ed un foglietto in arrivo oggi dal Brasile

La candela è uno dei soggetti scelti

Natale gettonatissimo in Brasile. Almeno a giudicare dall’emissione in arrivo oggi. Sette francobolli ed un foglietto (ma in novembre si aggiungeranno gli interi postali) danno l’idea di quanto la ricorrenza sia considerata interessante. Dal punto di vista religioso, sociale e soprattutto economico.

Le cartevalori, autoadesive e sagomate com’è recente tradizione, sotto le feste, a queste latitudini, sono utili per spedire una lettera di primo porto commerciale o no, categorie oggi equivalenti a 1,10 e a 0,75 real.

Due i soggetti: da una parte sei palle colorate in modo differente e dai diversi significati: blu (simbolizza lo spirito ed il pensiero), giallo (calore e luce), rosa (bellezza, salute e sentimento), rosso (passione ed amore), verde (vigore e gioventù), viola (prosperità, nobiltà e rispetto). Dall’altra la candela, a richiamare la speranza e la fede.

Il blocco, invece, è di carta tradizionale e comprende altre due pezzature, ognuna in vendita a 2,70 unità, che propongono il fondamento del credo cristiano, cioè la Bibbia, nella versione aperta o chiusa. Sullo sfondo, l’universo, mentre ai bordi figurano i classici richiami religiosi, dall’uva all’agnello.


Il Natale 2011 secondo gli Stati Uniti…
…e San Marino
Le sei palle, di altrettanti colori e dal significato differente, ed il foglietto
Ott 21 2011 - 13:30

Vaticano

Dal pc l’affrancatura per la raccomandata

Gli stessi apparecchi, introdotti il 3 gennaio per la “raccomandata 1”, sono ora impiegati anche con i plichi registrati e presentati senza francobolli

Il 3 gennaio 2011 introdotte per la “raccomandata 1” e dall’1 ottobre (anche se la notizia è stata diffusa solo oggi) l’estensione delle stesse apparecchiature alle raccomandate tradizionali. Nuovo passo tecnologico per le Poste vaticane.

La procedura -è la spiegazione- prevede la stampa di un’etichetta che riporta tra l’altro il logo dell’operatore, la data e l’orario di accettazione dell’invio, una stringa alfanumerica (indicante il numero progressivo dell’invio, il nome del programma -cioè “Je”- e l’anno di riferimento), l’importo ed eventualmente l’indicazione della prova di consegna, nel caso in cui il cliente abbia richiesto tale servizio. Poi, la striscia adesiva viene incollata sulla busta in alto a destra, al posto dei francobolli.

Sempre sei le macchine operative (due posizionate in sede e le restanti nelle quattro succursali), tutte di marca Dymo labelwriter, collegate ai computer e che lavorano in base ad un programma realizzato dagli informatici in forza al servizio.

Le altre norme riguardanti gli invii raccomandati rimangono invariate. Almeno per ora, la procedura non viene impiegata per servizi differenti, come invii ordinari o pacchi.


“Raccomandata 1”, l'impronta definitiva
Le apparecchiature
Due delle impronte, con e senza l'indicazione per la prova di consegna. La stringa alfanumerica indica il numero progressivo dell'invio, il nome del programma (“Je”) e l'anno di riferimento
Ott 21 2011 - 10:13

Appuntamenti

Il lavoro di Michetti torna a Pescara

Alla mostra di antiquariato presentati anche i lavori propedeutici riguardanti la storica serie di francobolli

A Pescara tre giorni di antiquariato

Fra le “chicche” della mostra, tre opere di Francesco Paolo Michetti, dipinti a tecnica mista commissionati dal re Vittorio Emanuele III nel 1903 e destinati alla realizzazione dei francobolli. Appartenevano alla collezione di Maria Gabriella di Savoia, che pochi anni fa ha ceduto alla galleria Christie’s ed oggi sono di nuovo in commercio.

È quanto annunciano gli organizzatori de “L’antico e le palme”, rassegna che ha aperto pochi minuti fa e, con orario 10-20, potrà essere visitata fino a domenica a Pescara, presso piazza Salotto.

Patrocinata dal Comune, per la prima volta l’iniziativa esce dai confini di San Benedetto del Tronto, proponendo una settantina di operatori provenienti da tutt’Italia che offrono dipinti dal XVII secolo, argenti antichi, gioielli di pregio, ceramiche della tradizione abruzzese e centro-meridionale, collezionismo legato a grandi nomi locali.

In parallelo, vengono schierate delle vere e proprie rarità: è in vendita un’intera collezione di antica cartografia d’Abruzzo risalente al XV-XIX secolo, raccolta che coinvolge lavori di Gerardo Mercatore con “Abruzzo e Terra di Lavoro” del 1589, Abramo Ortelio con “Aprutii ulterioris descriptio” dello stesso anno e Willem Blaeu con “Abruzzo Citra et Ultra” del 1640. In occasione degli ultimi festeggiamenti per l’Unità, viene esposta l’opera “Panorama italiano”, carta voluta da re Vittorio Emanuele II, realizzata nel 1861 ed ora scelta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri come mappa ufficiale delle celebrazioni.

Naturalmente, non manca il pescarese Gabriele D’Annunzio, del quale viene mostrata l’edizione originale dattiloscritta de “Le canzoni d’Oltremare”, datata 8 ottobre 1911.

Domani, in piazza Rinascita dalle 14.30 alle 20.30, si aggiungerà l’annullo speciale.


Nel 2008 fa il passaggio a Milano delle opere di Francesco Paolo Michetti
L'attuale iniziativa abruzzese
I dipinti di Francesco Paolo Michetti in mostra a “L’antico e le palme”
Ott 21 2011 - 01:26

Vaticano

Tre le congiunte per il 2012

Confermata quella con la Germania, si aggiungeranno le iniziative condivise con Italia e Francia

Anche all’ombra del “Cupolone” il 2012 inizia a prendere una propria fisionomia. A cominciare dall’attenzione per le congiunte. “Oltre ad aver confermato quella con la Germania per la mostra d’arte di Dresda «Himmlischer glanz - Raffael, Dürer und Grünewald malen die Madonna» -anticipa ai lettori di «Vaccari news» il neo capo dell’Ufficio filatelico e numismatico vaticano, Mauro Olivieri- se ne aggiungeranno altre due. Una con l’Italia per i millesettecento anni della battaglia di ponte Milvio, primo passo per le celebrazioni previste nel 2013, quando scoccheranno i millesettecento anni dall’Editto di Costantino, cioè dell’atto che garantì la libertà religiosa. La restante verrà messa a punto insieme alla Francia, per i sei secoli trascorsi dalla nascita di Giovanna d’Arco”.

Con la nuova gestione dopo la lunga fase guidata da Pier Paolo Francini, i filatelisti dovranno aspettarsi delle sorprese? “Direi di no: intendiamo proseguire -replica il responsabile- nell’impostazione adottata lungo gli ultimi anni, con dodici-tredici serie per un totale di trenta-trentacinque francobolli ed un costo grosso modo pari a quello attuale. Confermando voci tradizionali come le emissioni dedicate a PostEurop, Pasqua, Natale ed ai viaggi del papa”.


La nomina formale al vertice dell'Ufficio filatelico e numismatico
L'intervista di “Vaccari news”
L'ipotesi -ora confermata- della nuova congiunta con la Germania
Dall'1 settembre Mauro Olivieri (a sinistra nella foto) è il capo dell'Ufn; a convalidarne la nomina, il cardinale presidente del Governatorato, Giovanni Lajolo (a destra)
Ott 20 2011 - 21:14

San Marino

Dopo l’incontro, varata l’emissione condivisa

Ieri la visita del gran maestro dello Smom sul monte Titano, ricevuto dai capitani reggenti. E per l’anno prossimo si profila un’altra congiunta

Le bandiere al palazzo Pubblico

Appena comunicato e già da aggiornare il programma delle uscite sammarinesi per il 2012. E questo per la visita compiuta ieri dal principe e gran maestro dello Smom, fra Matthew Festing, ai nuovi capitani reggenti, Gabriele Gatti e Matteo Fiorini.

Sul tavolo -precisa una nota- “il comune impegno per la solidarietà e l’assistenza umanitaria, le ottime relazioni bilaterali e le collaborazioni previste”, fra cui appunto l’emissione che si presenterà sotto forma di una condivisa.

La venuta ha inteso commemorare -sono le parole dello stesso gran maestro- il “75° anniversario delle relazioni diplomatiche fra la più antica Repubblica del mondo e il Sovrano militare Ordine di Malta. Oggi celebriamo la firma del Concordato, che ha avuto luogo il 23 giugno 1935, alla vigilia della festa di san Giovanni Battista, nel palazzo Magistrale del nostro Ordine a Roma. Lo scambio di visite fra le massime autorità dei nostri due Stati è da allora divenuto una tradizione, a testimonianza degli amichevoli e rispettosi rapporti”.

Nel suo discorso, la Reggenza ha citato invece “il costante occhio benevolo rivolto alla Repubblica, che si è costantemente manifestato attraverso generose donazioni alle strutture ospedaliere, di cui è ben nota la qualificazione, e in numerose iniziative congiunte, che hanno trovato emblematica espressione anche nel settore della filatelia, attraverso una speciale emissione, avvenuta nel 2006, che ritrae i tratti salienti delle rispettive identità. Un impegno esemplare, quello che l’Ordine svolge in oltre centoventi Paesi, attraverso una diplomazia umanitaria riconosciuta e apprezzata a livello internazionale; un impegno di cui vi è sempre più bisogno, soprattutto in un mondo globalizzato, in cui il benessere non è equamente distribuito e nel quale l’azione a tutela dei più poveri e dei più svantaggiati, di ogni razza o credo, si pone sempre più quale respiro di sollievo per l’intera umanità”.


Il precedente calendario delle emissioni 2012
La congiunta del 19 giugno 2006: la versione sammarinese…
…e quella melitense
Il programma integrato (file pdf)

Un momento della visita: il gran maestro fra Matthew Festing (a sinistra), affiancato dai capitani reggenti Gabriele Gatti e Matteo Fiorini
Ott 20 2011 - 14:19

Dall'estero

Muammar Gheddafi ucciso

La notizia confermata pochi minuti fa. Si archivia così un’epoca, anche dal punto di vista postale

Il foglietto emesso l'1 settembre 2002 per il trentatreesimo della Rivoluzione

Nei costumi beduini o in alta uniforme militare, per festeggiare le tappe della cronaca locale o le più importanti inaugurazioni, tra i bambini ed i malati. Ancora, nei panni di autore del “Libro verde” (il documento politico è stato ricordato già nel dicembre 1977 con tre francobolli da 35, 40 e 115 dirham), del fedele impegnato a trascrivere i versetti del Corano, del giocatore di scacchi. Sono numerose le citazioni postali specifiche che la Libia del passato ha dedicato a Muammar Gheddafi, ucciso oggi a Sirte (la notizia è stata confermata pochi minuti fa dal Cnt, il Governo transitorio libico).

Nonostante il colpo di stato dal quale è emerso risalga all’1 settembre 1969, i richiami dentellati cominciano soltanto con il 25 ed il 70 dirham del 15 ottobre 1973, che rammentano un suo discorso riguardante la rivoluzione culturale. Per il ritratto occorrerà attendere ancora: è presente sui bordi del foglietto da 200 dirham uscito l’1 settembre 1976 per l’anniversario della presa del potere e direttamente nel francobollo da 100 unità dell’1 ottobre 1979, inserito nella serie riguardante ancora il “Libro verde”. Poi, si infittiscono, soprattutto negli anni Ottanta.

Fra le raffigurazioni, una inconsueta: è quella del perseguitato dagli Stati Uniti, quando Washington -era il 15 aprile 1986- bombardò Bengasi e Tripoli come ritorsione per l’attentato avvenuto dieci giorni prima alla discoteca “La belle” di Berlino, frequentata da soldati Usa. Tra le produzioni che citano l’attacco nordamericano una, organizzata in nove esemplari da 150 dirham e due foglietti da 500, uscì il 26 ottobre 1988. Le stesse immagini furono utilizzate per realizzare cartoline.


L'annuncio del blocco postale
Il tunisino Zine El-Abidine Ben Ali e l'egiziano Hosni Mubarak nei francobolli
Muammar Gheddafi in versione ieratica e sotto le bombe Usa: sono due delle immagini impiegate anche nelle cartoline postali per il secondo anniversario dall'attacco di Washington compiuto il 15 aprile 1986
Ott 20 2011 - 14:08

Appuntamenti

Aspettando il proprio turno, le mostre

Due percorsi fotografici ospitati in altrettanti uffici postali: il Rovigo Popolo ed il Reggio Calabria Centro

A Poste italiane piacciono le mostre fotografiche da proporre ai clienti in attesa del proprio turno agli sportelli. Riguardanti l’attività aziendale (come è il caso dell’allestimento ora ospitato all’ufficio di Rovigo Popolo) o di tutt’altro soggetto (al Reggio Calabria Centro).

La prima è un percorso itinerante, dal titolo “Comunicare identità - Gli uffici postali (1862-2011)” e strutturato in una ventina di pannelli. Già visto al Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa di Trieste la primavera scorsa, ora è stato integrato con alcuni reperti d’antan. Traccia le tappe significative della storia degli uffici negli ultimi centocinquant’anni, citando le vecchie sportellerie in legno, i banconi con i vetri antiproiettile e le nuove sedi del terzo millennio. Le immagini offrono “ritratti di civiltà e di cultura materiale e morale dell’Italia che ci appartiene. Ripercorrere la storia degli uffici postali, significa per Poste italiane evidenziare un tratto peculiare dell’identità nazionale”. Nella sede rodigina, collocata in corso del Popolo 192 (accessibile dal lunedì al venerdì nella fascia 8-18.30, sabato chiusura alle 12.30), resterà sino al 4 novembre.

La seconda, invece, è “Visti da vicino”, e rimarrà presso la struttura calabrese di via Miraglia 14 fino al 15 novembre (apre sempre alle 8; nei giorni feriali chiude alle 18.30, il sabato alle 12.30). Organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Anassilaos, valorizza il lavoro del fotoreporter Rosario Cananzi. I suoi scatti riguardano “un mondo fantastico e colorato che ci circonda, fatto di fiori, insetti, piccoli animali, di cui a volte neppure ci accorgiamo. Un piccolo universo in miniatura che affascina e sorprende per la sua bellezza”. Presentano una realtà quasi sconosciuta, ricca di particolari che sfuggono all’occhio umano, in grado di far comprendere la bellezza e la varietà della natura. Nel periodo estivo lo stesso immobile aveva accolto “Reggio al mare”.


La tappa di Trieste
La precedente esperienza calabrese
Dalla storia aziendale (a Rovigo) alla natura (a Reggio Calabria): gli uffici postali diventano sedi espositive
Ott 20 2011 - 08:04

Libri e cataloghi

Quanto è rimasto di Geri d’Arezzo

I testi del letterato toscano vissuto tra il Duecento e il Trecento riproposti nella doppia versione, latina ed italiana

Il libro è edito da Pacini

Da una parte le epistole familiari e quelle che conducono al trattatello su Venere e l’amore; dall’altra l’approfondimento sullo stesso modello di missiva.

È il letterato attivo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo protagonista del libro, curato da Claudia Cenni in collaborazione con Patrizia Stoppacci, “Geri d’Arezzo - Lettere e dialoghi d’amore” (152 pagine, 15,00 euro, collana “Scrittori latini dell’Europa medievale”, edito da Pacini).

In pratica, raccoglie “tutto quello che resta” -in latino e riproposto in italiano- dell’opera attribuita al preumanista, elogiato da Francesco Petrarca e da Coluccio Salutati, che vide in lui il segno di una nuova luce.

L’iniziativa rientra in un progetto più ampio, diretto da Francesco Stella dell’Università degli studi di Siena, lo stesso specialista che, insieme ad Elisabetta Bartoli, presentò i “Modi dictaminum” di Maestro Guido. Mira a documentare la fioritura culturale del XIII secolo aretino, che fornì un contributo decisivo, ma inesplorato, alla formazione della grande stagione toscana. In questo lavoro lo studioso ha riveduto i testi e le traduzioni, integrando gli apparati e le note.


I “Modi dictaminum” presentati da Francesco Stella ed Elisabetta Bartoli
Ott 19 2011 - 22:48

Notizie dall'Italia

Con “Samira” il Museo storico pt diventa digitale

Operativo da ieri e presentato oggi l’ampliamento del sito. Non è solo informativo, ma mette a disposizione un primo catalogo scientifico degli oggetti

La presentazione è stata ospitata al Mise

Nonostante l’attuale nome, Museo storico delle poste e delle telecomunicazioni (abbreviato in Museo storico pt), sia determinato da un decreto e quindi complesso da mutare, la volontà del ministero allo Sviluppo economico di aggiornarlo in Museo storico della comunicazione c’è. Così da rendere giustizia ad una realtà per la quale -ha spiegato oggi la dirigente dell’ufficio per le relazioni con il pubblico e la comunicazione dello stesso Mise, Franca Di Bello- il vecchio appellativo è “assolutamente riduttivo”.

Ma il nome non è che uno degli aspetti. Da ieri il sito è tornato on-line, implementato grazie a Data management Pa solutions. “Samira” -questo è il nome del progetto da cui è nato- rappresenta un primo passo durato due anni, necessario a capire cosa c’è e come fare per valorizzare la struttura, e questo “nonostante i tagli «assassini» alle spese”. Il punto di partenza, l’allestimento fisico, è costituito da 3.500 metri quadrati di esposizione in un seminterrato alla sede dell’Eur, adesso aperto solo su prenotazione e che offre ai visitatori una visita guidata standard dalla durata di un’ora. Visita attraverso cui è possibile avvicinarsi, mediante modellini, ai sistemi di comunicazione dell’antichità e, con reperti veri, conoscere per esempio le vecchie e monumentali buche delle lettere, i mezzi impiegati nei periodi bellici, il lavoro di Antonio Meucci e Guglielmo Marconi, la posta pneumatica, la meccanizzazione, e senza dimenticare la filatelia. Al patrimonio si aggiunge il materiale nei magazzini, dalle semplici corrispondenze ai documenti contabili e a migliaia di altri pezzi.

Non si tratta del solito sito informativo (di recente modificato nell’impostazione grafica), ma della sua evoluzione, che comprende un catalogo scientifico di quanto conservato. Per ora sono presentati cinquecento articoli, uno stock che, seguendo la politica dei piccoli passi, in futuro potrà crescere.

“Un museo è la conservazione della memoria”, ha detto il direttore generale del dicastero Roberto Massi. Rappresenta “una sorta di vecchio al servizio del nuovo mentre il progetto «Samira» è il nuovo creato per valorizzare il vecchio. Anche se il contatto fisico trasmette altre esperienze, ed un museo è bello se pieno di gente, sicuramente dovrà servire per fare promozione”.

D’altro canto -lo ha ricordato il direttore della stessa istituzione, Renzo Romoli- il Museo storico pt è in costante crescita. Solo come francobolli emessi in tutto il mondo e ricevuti tramite l’Upu, progetti non adottati e prove di colore italiani, aumenta ogni anno di ventimila unità, cui vanno aggiunti i duemila annulli. Tutti nuovi ingressi da catalogare e conservare, che si aggiungono agli impegni quotidiani: l’accoglimento dei visitatori, l’evasione delle richieste pervenute da studiosi e non, le mostre grandi e piccole (diciannove quelle in carnet dal 2005 ad oggi) e le due esposizioni permanenti di Torino (sulla radio) e Cornello dei Tasso (principalmente postale).

Le targhette pubblicitarie del secondo dopoguerra, “pane quotidiano” per i filatelisti, colpiscono i profani e rappresentano una potenzialità che potrebbe essere sviluppata. Più in generale -ha aggiunto Maria Gabriella Aiello, anche lei attiva al Museo- sul web il navigatore trova percorsi espositivi che seguono le visite effettive nonché percorsi tematici sui vari capitoli, dalla telegrafia alla posta. Dietro c’è la “punta di diamante” della comunicazione, ossia la banca dati, quella che “fa vivere il Museo”.

“Samira” -è stata la precisazione di una delle rappresentanti di Data management, Raffaella Gattiani- è un sistema per la catalogazione scientifica. Non solo consente la ricerca, ma offre connessioni fra oggetti, senza richiedere esperti o guide. Comprende la gestione flessibile delle immagini, dettagli che arrivano (quando disponibili) alle ditte produttrici dei materiali, la possibilità di eseguire ricerche mirate o estese.

La collega Anna Busa, infine, ha presentato il processo in atto come un itinerario per trasformare un museo da luogo di conservazione ad “oggetto del desiderio”, meta cioè dove la gente vuole andare. Il sito è il punto di inizio, il più semplice per il rinnovamento dell’istituzione. Con la tecnologia attuale, i successivi sviluppi potrebbero essere social network e telefonia mobile (smartphone e tablet), visite digitali volte a indurre le persone a compiere quella fisica proponendo, per dire, il materiale esistente nei magazzini, le mostre del passato o quelle virtuali, la presentazione del Museo visto dall’esterno (per attirare l’attenzione ed offrire i primi dati, intesi a persuadere l’interlocutore ad entrarvi) e dall’interno. Insomma, un museo può essere “al centro di un sistema di comunicazione”. Naturalmente, problematiche economiche a parte!


L'annuncio dell'incontro
Il sito rimesso on-line ieri
Il tavolo dei relatori (da sinistra, Maria Gabriella Aiello, Renzo Romoli, Roberto Massi e Franca Di Bello, tutti dipendenti del ministero allo Sviluppo economico) e una parte degli uditori
Ott 19 2011 - 16:20

Notizie dall'Italia

Dopo la guerriglia di Roma, si ripara

Anche Poste costretta ad intervenire per rimettere in sesto i propri sportelli di via Cavour

La chiusura di emergenza

Pure Poste italiane danneggiata dalle violenze dei black bloc compiute ai margini della manifestazione del 15 ottobre nella capitale. Il problema più significativo è stato registrato all’ufficio Roma 44, quello che si trova proprio in via Cavour, al numero civico 277 della strada diventata uno dei principali teatri delle scorribande.

Ed ora è il tempo del ripristino: in questi giorni gli sportelli sono rimasti chiusi, così da permettere le necessarie verifiche e gli interventi. In particolare, i lavori si sono concentrati sulle vetrate, ora in corso di sostituzione.

Sabato pomeriggio -ha detto ieri in un’informativa al Senato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni- “la cieca violenza di tremila delinquenti incappucciati” ha oscurato la protesta di ottantamila “indignados”, i quali “volevano solo manifestare pacificamente”. Aggiungendo che, nel corso della protesta, “scene di guerriglia urbana hanno prevalso su cortei e slogan di una generazione preoccupata per il proprio futuro”.

Secondo il Viminale, sono stati registrati danni a beni pubblici e privati pari a circa cinque milioni di euro. Feriti centocinque operatori delle Forze di polizia e trentacinque manifestanti.


Lavori all'ufficio postale Roma 44, collocato in via Cavour 277 e sabato coinvolto nei vandalismi
Ott 19 2011 - 11:42

Appuntamenti

In mostra i saggi di Charles Coucourde

L’iniziativa, dedicata principalmente alla proposta di francobollo per il quinto anniversario dalla proclamazione del Regno d’Italia, sarà allestita a Pomaretto (Torino)

Il progetto di Charles Coucourde

Gli emblemi di Roma (peraltro non ancora conquistata), Milano, Napoli, Parma, Modena, Venezia, Firenze, mentre le cifre agli angoli richiamano l’anno 1866. Così Charles Coucourde immaginò un francobollo da 20 centesimi che celebrasse i cinque anni trascorsi dalla proclamazione del Regno d’Italia. L’idea, ipotizzata su tipi diversi di carta e in vari colori, rimase tale. Come pure quella della busta postale abbinata, e ciò “malgrado l’interesse dell’Amministrazione postale”, come scrive Valerio Rossi nel suo “Catalogo specializzato di saggi adottati e non adottati dei francobolli del Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II”.

A riportarla all’attenzione è ora una mostra voluta dall’associazione Amici della scuola latina a Pomaretto (Torino). Che, presso la propria sede di via Balziglia 103, firma “I saggi Coucourde all’indomani dell’Unità d’Italia (1861-1866-2011)”.

“La Scuola latina -spiega dalla sede Ebe Balma- è un piccolo centro di cultura che si dedica soprattutto allo studio e alla valorizzazione della lingua occitana e della cultura materiale e locale delle valli Chisone, Germanasca e Pellice (le valli valdesi). Questa iniziativa ci è stata proposta da un discendente del Coucourde (cognome che denota l’origine valligiana), appassionato di filatelia, il quale ha ritrovato negli archivi i saggi”. Sarà lui, Roberto Dell’Acqua Bellavitis, a presentare l’allestimento il 21 ottobre alle 20.45, allestimento organizzato in alcuni pannelli che resterà liberamente aperto al pubblico il 22 ed il 23 dalle ore 10 alle 18. Per domenica è previsto un annullo speciale.

Charles Coucourde, discendente dei Coucourde di Pomaretto, negli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento visse a Torino. Forte per i legami della famiglia, fu tra i primi commercianti di francobolli a livello internazionale. Secondo quanto emerso dalle ricerche, nel 1865 propose all’Amministrazione anche un segnatasse di posta rurale.


Il catalogo di Valerio Rossi
L'associazione Amici della scuola latina
Ott 19 2011 - 00:39

Notizie da Vaccari

I libri dell’azienda a Montecitorio

Dal 20 al 22 ottobre l’iniziativa dedicata alla saggistica politica; comprende numerosi incontri e la rassegna libraria

L'iniziativa si svolgerà dal 20 al 22 ottobre

Saranno “Italia! Sveglia! Uno Stivale di cartoline” e “La salma nascosta” a rappresentare -fra tutti i libri storici editi direttamente o commercializzati- Vaccari srl nel progetto “Il volume della democrazia, giornate del libro politico a Montecitorio”. È una iniziativa pubblica che la Camera dei deputati, in collaborazione con Associazione italiana editori ed Associazione librai italiani, organizza tra il 20 ed il 22 ottobre presso palazzo Montecitorio (orario 11-20, ultimo ingresso, sempre gratuito, alle 19.30).

Dedicata alla saggistica politica, vede come temi principali la crisi finanziaria, il ruolo della politica nella società che cambia, il Mezzogiorno, la giustizia, il centocinquantesimo dell’Unità, il terrorismo a dieci anni dall’11 settembre. Prevede diversi convegni e presentazioni, cui parteciperanno, tra autori e relatori, un centinaio di esponenti della cultura, della politica e del giornalismo, sia a livello nazionale sia internazionale.

Si aggiunge la libreria tematica, organizzata in dieci sezioni a rappresentare altrettanti temi. Fra le aziende coinvolte figura appunto la casa editrice vignolese. “Per noi -precisa la responsabile editoriale, Valeria Vaccari- costituisce un’interessante occasione di confronto, per la quale abbiamo messo a disposizione i due titoli più coerenti allo spirito dell’iniziativa. Il saggio di Enrico Sturani sarà collocato nel tavolo tematico «I 150 anni della Nazione», che raccoglie quanto uscito per l’anniversario; quello di Fabio Bonacina in «Storia politica», dedicato al Novecento”.


L'approfondimento
“Italia! Sveglia! Uno Stivale di cartoline - Tutti i simboli della nostra Patria”
“La salma nascosta - Mussolini dopo piazzale Loreto da Cerro Maggiore a Predappio (1946-1957)”
Il programma (file pdf)
Due i titoli proposti da Vaccari srl ed inseriti in altrettanti tavoli tematici della rassegna libraria
Ott 18 2011 - 22:15

Vaticano

L’ultima infornata prende corpo

Pronte per il 18 novembre le ultime tre voci, riguardanti viaggi del papa, musicisti e Natale

I viaggi del papa: l'annullo con il richiamo a Fatima…

Il Vaticano si avvia a chiudere l’anno in corso, concentrando le ultime voci, ad essere precisi tre, per il 18 novembre. Esattamente come era stato riferito una decina di giorni fa.

Pronte a raggiungere gli sportelli, la serie dedicata ai viaggi compiuti dal pontefice lungo il 2010 (cinque tagli da 0,60, 0,75, 1,40, 1,60 e 2,00 euro), l’omaggio ai musicisti Franz Liszt e Gustav Mahler (0,75 e 1,60), la tappa natalizia (di cui ancora non è possibile dare i nominali).

Quanto alla prima, le cinque cartevalori richiamano nell’ordine le altrettante visite compiute da Benedetto XVI fuori dall’Italia. Il 17 e 18 aprile a Malta ha ricordato il 1950° anniversario del naufragio di Paolo di Tarso, mentre dall’11 al 14 maggio ha guadagnato il Portogallo per il decennale trascorso dalla beatificazione di due dei tre veggenti di Fatima, toccando anche Lisbona e Porto. Tra il 4 ed il 6 giugno è stata la volta di Cipro, primo pontefice a visitare l’isola, dove ha inteso consolidare il dialogo cattolico-ortodosso. Dal 16 al 19 settembre è stata registrata l’esperienza nel Regno Unito (Edimburgo, Londra e Birmingham) e nell’occasione ha beatificato il cardinal John Henry Newman, sacerdote anglicano convertitosi al Cattolicesimo. Ha condotto in Spagna il suo ultimo itinerario, tra il 6 ed il 7 novembre; dapprima a Santiago di Compostela, dove si è recato in pellegrinaggio al santuario, e poi a Barcellona per consacrare la Sagrada familia.

Per realizzare le immagini è stato chiamato Giorgio Borghesani; al solito, i fogli sono da dieci pezzi, mentre la tiratura conta su un massimo di duecentomila serie.


Le indicazioni dell'ultima uscita per il 18 novembre
Tra le visite richiamate, quelle in Spagna…
…e nel Regno Unito
…ed i francobolli
Ott 18 2011 - 16:26

Appuntamenti

Fine settimana con “Veronafil”

La popolare manifestazione, giunta alla sua 117ª replica, in calendario dal 21 al 23 ottobre

Il volume di Giuseppe Marchese; è alla quarta edizione

Il convegno commerciale, al quale parteciperà anche Vaccari srl (lo stand dell’azienda è il n°1), d’accordo. Ma il salone di filatelia, numismatica, hobbistica, cartoline, telecarte, kinder e piccolo antiquariato firmato per la 117ª volta dall’Associazione filatelica numismatica scaligera ed in calendario dal 21 al 23 ottobre (padiglione n°8 della Fiera cittadina, ingresso da viale del Lavoro, venerdì 10-18, sabato 9-18, domenica 9-13, ingresso libero) offre anche altro.

Come il progetto giovani “I 150 anni dell’Unità d’Italia con particolare riferimento alla tua regione”, che coinvolge numerosi scolari, e poi la parte espositiva. Dove questa volta la parte del leone sarà giocata dalla quarta ed ultima semifinale valevole per il Campionato cadetti federale, articolata in una cinquantina di partecipazioni.

In più, le riunioni. Per esempio quella dell’Associazione italiana collezionisti posta militare, che sabato alle ore 10 terrà la propria assemblea annuale. E nel cui contesto verrà presentato il libro di Giuseppe Marchese “La posta militare italiana 1939-1945”, arrivato alla quarta edizione. Previsti alle 14 anche i consigli direttivi dell’Associazione filatelisti italiani professionisti e dell’Unione stampa filatelica italiana, quest’ultima impegnata nell’organizzare il proprio raduno -che sarà elettivo- durante la prossima “Romafil”.


Allo stand n°1 Vaccari srl
Lo spazio dedicato a Plinio Codognato
I partecipanti al Campionato cadetti (file pdf)
Accanto al convegno commerciale, l'appuntamento di Verona propone una parte espositiva ed alcuni incontri
Ott 18 2011 - 10:21

Notizie dall'Italia

Collegamento in remoto: pronti a partire?

Poste italiane starebbe per introdurre il sistema. A regime, gli utenti di affrancatrici meccaniche non dovranno più portare la corrispondenza agli sportelli

Sei anni di sperimentazione sono stati ritenuti sufficienti (del progetto se ne parla almeno dal 1997 e agli inizi del 2005, quando le prove furono avviate, si pensava fosse questione di pochi mesi) ed ora Poste italiane ha ritenuto conclusa la fase. Se tutto andrà come ci si aspetta, il collegamento in remoto per le affrancatrici meccaniche potrebbe essere concretizzato con l’anno prossimo.

Questo vuol dire che chi avrà una macchina di nuova generazione non sarà più obbligato a consegnare il corriere in partenza allo sportello postale, ma potrà imbucarlo come se avesse un normale francobollo. L’apparecchiatura, infatti, sarà collegata in rete con Poste e tutti gli aspetti contabili verranno gestiti a distanza.

Facile ritenere che chi ancora impiega questo strumento sarà indotto ad aggiornarsi comprando i nuovi modelli adeguati al sistema. Sistema che in questi sei anni è stato sperimentato da quattro aziende del settore (Audion, Francopost, Neopost e Pitney Bowes) nonché da alcuni loro clienti per un totale di circa venti macchine, in modo da saggiarne la funzionalità.

Le prime impronte introdotte segnalavano la prova con una “e” inserita in un circolino (lo stesso simbolo che caratterizza altri servizi elettronici forniti da Poste italiane), poi accantonata.

Quanto al colore dell’inchiostro, si è scelto il blu rispetto al tradizionale rosso, perché meno soggetto a variazioni cromatiche e meglio identificabile dai dispositivi che leggono le impronte. Non a caso, diversi altri Paesi, come Francia, Germania, Spagna e Svizzera, l’hanno adottato.

In una prima fase i plichi da imbucare senza transitare dall’ufficio postale potrebbero essere inseriti in una busta speciale, che ricorda le vecchie “94Ma”. Queste ultime, da tempo accantonate, sono state sostituite dal servizio “pick up”. In pratica, il cliente include gli oggetti e la relativa distinta in copia in una bolgetta o sacchetto che consegna al portalettere opportunamente allertato con una telefonata ad un numero convenuto. Aperta la bolgetta ed effettuate le opportune verifiche, l’ufficio avvia a destino le corrispondenze e, contestualmente, trasmette copia della distinta, bollata e firmata, al mittente.


Quattro impronte stampigliate da altrettanti apparecchi collegati in remoto e in dotazione ad aziende che producono affrancatrici meccaniche: Audion, Francopost, Neopost e Pitney Bowes. In tutte compare la “e” nel circolino, simbolo oggi non più utilizzato
Ott 18 2011 - 01:07

Appuntamenti

Un futuro per il Museo postale

Domani al ministero dello Sviluppo economico la presentazione di un progetto per valorizzarlo

Il Museo storico pt si trova all'Eur

Le difficoltà non sono solo economiche, e il direttore del Museo storico pt, Renzo Romoli, non le ha mai nascoste. Nel tempo si è parlato più volte della necessità di rilanciare la struttura, magari creando una fondazione, e addirittura di spostarla.

Un passo in avanti verrà registrato domani. Quando alla sede del ministero allo Sviluppo economico, in via Veneto 33 a Roma, sarà presentato il progetto “Samira” per valorizzare quello che viene definito anche come “Museo storico della comunicazione”.

“Il Museo storico delle poste e delle telecomunicazioni -ricordano i promotori dell’incontro- custodisce gli strumenti tecnici che nel passare dei secoli hanno consentito all’uomo di dialogare a distanza: dal più piccolo francobollo alla macchina per la posta pneumatica, dai bozzetti di francobolli disegnati a mano alle bobine del panfilo «Elettra» di Guglielmo Marconi”. Per esso, il dicastero ha adottato la soluzione “Samira”, così da raggiungere un duplice obiettivo: la catalogazione e la condivisione del patrimonio del Museo e la sua valorizzazione e promozione attraverso l’offerta al pubblico di nuove opportunità di visita e impiego.

Il progetto permetterà all’istituzione di aprirsi al pubblico “attraverso le nuove opportunità offerte dalla tecnologia”; i materiali sono collocati all’interno di “spazi digitali” che li rendono visitabili grazie alla rete ed offrono ai cittadini, anche se ancora in piccolissima parte, “una fruizione semplice ed efficace del suo straordinario patrimonio”.


Le problematiche sollevate dal direttore, Renzo Romoli
Quando di parlava di una fondazione
Solo per pochi giorni, la struttura è stata aperta di pomeriggio
Il programma di domani (file pdf)
Al suo interno conserva non solo francobolli ed oggetti di piccole dimensioni, ma anche, fra l'altro, un enorme impianto di posta pneumatica
Ott 17 2011 - 23:39

Emissioni Italia

Interi del centocinquantesimo, la stampa è sui due lati

I principali dettagli che riguardano l’emissione; nell’impronta di affrancatura, il 60 centesimi uscito il 7 gennaio 2011

Nell'impronta di affrancatura torna il 60 centesimi con la bandiera

Settimana scorsa i primi elementi sull’emissione attesa per il 31 ottobre, quella dedicata ai progetti per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, organizzata in dieci cartoline postali da 60 centesimi raccolte anche in libretto.

Ed ora “Vaccari news” è in grado di offrire qualche nuovo particolare. Innanzi tutto, si tratta di una stampa sui due lati, cui ha lavorato -per conto dell’Istituto poligrafico e zecca dello stato- Anna Maria Maresca.

L’impronta di affrancatura riproduce il dentello dedicato al Tricolore uscito il 7 gennaio scorso, mentre in basso a sinistra sono riportati il nome della città richiamata e quello del progetto scelto.

I temi -come già si sapeva- considerano il parco della Musica e della cultura di Firenze; il palazzo del Cinema e dei congressi di Venezia; l’auditorium di Isernia; il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria; il Polo museale del complesso del broletto di Novara; il lungomare di Quarto a Genova; il parco Dora Spina 3 di Torino; il teatro San Carlo di Napoli; il parco costiero del Ponente ligure di Imperia; l’aeroporto internazionale dell’Umbria di Perugia.

Dall’altro lato, ogni esemplare raffigura la corrispondente opera citata; in alcuni sono riprodotti i siti dal vero, i restanti -quelli cioè le cui idee sono ancora sulla carta- propongono i plastici o i disegni di riferimento.

Qualche dettaglio anche sul carnet, che contiene la serie completa: in questo caso le cartoline hanno una tracciatura sul lato sinistro (elemento che permette di differenziarle da quelle della precedente versione), così da poter essere staccate con facilità. Nella prima e nella quarta di copertina -oltre ai soliti loghi e alle indicazioni di rito- vengono riprodotti, a gruppi di cinque, i soggetti degli interi. In seconda di copertina compaiono a tappeto l’emblema di Poste italiane e un riquadro che spiega il motivo dell’emissione (“Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia hanno dato luogo ad una serie di interventi infrastrutturali che, in dieci città del Paese, hanno visto la costruzione di nuove opere di pubblica utilità, nonché la riqualificazione ed il restauro di aree e strutture di interesse storico e paesaggistico. Le attività di pianificazione, preparazione ed organizzazione degli interventi sono state curate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, in raccordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate”). In terza, il medesimo tappeto è abbinato alla scritta “ministero dello Sviluppo economico”.

La prima variante conta su 75mila pezzi per tipo, cui se ne aggiungono, con la seconda, altri 180mila.


I dettagli emersi dall'aggiornamento del programma
Ott 17 2011 - 20:50

Dall'estero

L’Algeria cade sulla propria storia

Il cinquantesimo anniversario della strage di Parigi diventa il mezzo secolo della “Giornata dell’emigrazione”, introdotta soltanto nel 1968

Il testo errato

Forse colpita dalla truculenza dell’immagine, l’Algeria cade ancora una volta sulla vignetta, ora inciampando nella propria storia nazionale.

Il francobollo da 15,00 dinari uscito oggi in prevendita (dopodomani sarà in tutti gli uffici) celebra la “Giornata nazionale dell’immigrazione”, introdotta nel 1968 per ricordare una vicenda accaduta il 17 ottobre 1961 a Parigi. Quando gli algerini là residenti protestarono contro le discriminazioni subìte e le repressioni nel Paese africano in lotta per la sua indipendenza. La Francia rispose ancora una volta con la violenza, provocando numerose vittime, che finirono persino nella Senna. Il numero esatto cambia secondo le fonti; adesso le stesse Poste algerine parlano di “centinaia di morti, feriti e scomparsi nonché di un numero importante di internati”.

Peccato -segnala lo specialista locale Med Achour Ali Ahmed- che sia stata fatta un po’ di confusione: la didascalia collegata all’immagine -sia nella versione in arabo, sia nella lingua di Voltaire e nella fdc- cita -con congruo anticipo- il cinquantesimo anniversario non del massacro, ma della “Giornata”.

Nel passato il tema era stato ripreso nello 0,30 dinari del 15 giugno 1968 e nel 5,00 unità del 17 ottobre 2001.


La presentazione da parte delle Poste algerine (in francese)
Il francobollo con lo svarione e i due che l'hanno preceduto
Ott 17 2011 - 18:12

Notizie dall'Italia

Altro blocco alla rete

Difficoltà agli sportelli questa mattina, e la Cisl -che già ha aderito allo stop degli straordinari- minaccia lo sciopero generale

La Slp-Cisl minaccia lo sciopero generale

Nuova giornata di sofferenza per chi, oggi, si è trovato davanti (e dietro) agli sportelli postali, dopo quelle svoltesi ai primi di giugno e altre, più sporadiche, registrate successivamente. A denunciare le difficoltà, in particolare, è stata la potente Slp-Cisl. Tanto da costringere la società a diffondere un comunicato in cui si dichiarano “risolti prontamente i problemi di rete registrati all’apertura del servizio”.

“I cittadini in coda negli uffici -ha sottolineato il segretario generale del più importante sindacato di categoria, Mario Petitto- manifestano la loro rabbia contro gli incolpevoli lavoratori che fanno sempre da parafulmine alle gravi responsabilità del management che continua a nascondere la verità sul settore più delicato e vitale di Poste italiane. Anziché scusarsi con i cittadini italiani, ostaggi frequenti di questi disservizi, la dirigenza di Poste ha proibito di affiggere avvisi per informare i clienti, invitando a minimizzare il disservizio come «momentanea interruzione tecnica sulla rete». Denunciamo pubblicamente all’azionista ed al regolatore di Poste italiane tale condizione di persistente difficoltà, chiedendo se ora non è finalmente arrivato il momento di fare piena luce in un settore che ha avuto negli anni i maggiori investimenti in Poste italiane”. “Se la situazione rimarrà così grave e confusa, non escludiamo lo sciopero generale”.

Intanto, prosegue l’astensione negli straordinari, decisa anche dalla Slp-Cisl come protesta contro il taglio al premio di produttività, effettuato ai danni dei dipendenti ma non di manager ed alta dirigenza.


Le conseguenze del blackout di giugno
Mario Petitto e l'attuale vertice di Poste
L’attuale protesta del sindacato contro i vertici della società
Ott 17 2011 - 15:29

Notizie dall'Italia

Anche in Toscana la sanità transita in posta

Sarò possibile, fra l’altro, prenotare le visite mediche e pagare i ticket agli sportelli

Nuova intesa tra Regione Toscana e Poste italiane

Pure la Regione Toscana (seguendo le recenti intese raggiunte per esempio in Campania e Veneto) si fa… tentare dai servizi a carattere sanitario di Poste italiane. Anzi -evidentemente soddisfatta- conferma esperienze già vissute nel passato.

Nuovo testo alla mano, a regime sarà possibile prenotare le visite mediche e pagare i ticket sanitari direttamente in uno dei 434 uffici postali dotati di “sportello amico” e presenti sul territorio. Senza doversi necessariamente recare all’Asl. I referti saranno ricevuti a casa, nel formato cartaceo o via e-mail, ovvero potranno essere chiesti direttamente allo stesso ufficio postale. Prevista, inoltre, la realizzazione di una vera e propria rete logistica per la consegna dei farmaci a domicilio.

“L’accordo con Poste italiane conferma l’impegno della Toscana a mettere a disposizione dei cittadini un sistema sanitario sempre più efficiente, avvalendosi dell’evoluzione delle tecniche e delle conoscenze”, ha sottolineato il presidente della medesima Regione, Enrico Rossi. “I bisogni di salute sono sempre più complessi e le informazioni devono essere condivise sempre più rapidamente. Con questo sistema sono le immagini a «viaggiare» e non i pazienti, i quali, inoltre, potranno prenotare all’ufficio postale le proprie visite mediche ed attivare la carta sanitaria elettronica”.

Il documento per i servizi di e-government in campo sanitario -ha confermato l’amministratore delegato della società di recapito, Massimo Sarmi- “consolida e rappresenta l’evoluzione delle attività e dei rapporti” fra le parti.

Fra gli altri aspetti previsti, l’avvio di servizi studiati su misura per l’Ente, come l’impiego della posta elettronica certificata per trasmettere i referti diagnostici, la messa a punto di sistemi innovativi per la comunicazione istituzionale nel settore e lo sviluppo di apparati per l’incasso e la rendicontazione delle prestazioni.


I precedenti rapporti
L'accordo con la Regione Campania
Le critiche dei farmacisti
Ott 17 2011 - 10:45

Appuntamenti

Plinio Codognato al convegno commerciale

“Veronafil” ricorda il concittadino, oggi apprezzato anche dai collezionisti di cartoline, che fu pittore della pubblicità

Prima gli annulli del 18-19 giugno per l’intitolazione al suo nome del giardino in lungadige San Giorgio, la rassegna di manifesti e la guida. Presto, durante l’imminente “Veronafil”, una terza obliterazione, la presenza con uno stand e alcuni dei suoi lavori. Così l’associazione culturale Quinta parete promuove il pubblicitario e illustratore Plinio Codognato, nato nella città veneta nel 1878 e morto a Milano nel 1940.

Poteva -scrive Federico Martinelli nella stessa pubblicazione “Plinio Codognato - L’arte della pubblicità tra Verona, Milano e Torino” (144 pagine con illustrazioni a colori, 12,00 euro)- “facilmente dedicarsi all’arte fotografica come il padre, apprezzato fotografo con studi a Verona, Ferrara e Rovigo, sceglie invece la pittura di cavalletto, tradizione del passato che si addice maggiormente alla sua sensibilità”. Trasferitosi a Milano, lavora per le Officine grafiche Coen come incisore e disegnatore di cliché per cartamoneta, e contemporaneamente firma i primi manifesti pubblicitari per la Maison Talbor, ditta produttrice di biciclette e pneumatici. La strada è segnata, e per colui che verrà chiamato -pur non aderendo al Futurismo- il “cantore della velocità”, arrivano i lavori per la veronese “Fiera cavalli”, e poi per Branca, Carli, Cinzano, Cora, Fiat, Florio, Frera, Isnardi, Pirelli, Unica… Nel curriculum, la collaborazione per le immagini a riviste e quotidiani, ma il suo impegno principale è rivolto ai cartelloni, una quantità che viene definita “monumentale”: secondo gli esperti, si aggira sulle millecinquecento opere e tra gli anni Venti e Quaranta “concerne praticamente tutto quanto entra nelle case degli italiani”.

Senza dimenticare le cartoline, la cui produzione, “copiosa ed importante”, oggi è molto apprezzata nel mondo del collezionismo; i soggetti sono vari, dai commemorativi ai propagandistico-pubblicitari che riproducono i suoi poster.


L'associazione Quinta parete
Vaccari srl alla manifestazione
Accanto alla guida, Verona torna a dedicare un annullo al “cantore della pubblicità” Plinio Codognato
Ott 17 2011 - 00:16

Dall'estero

Artisti sì, purché scomparsi

Mentre gli Stati Uniti dall’anno prossimo ricorderanno anche i personaggi viventi, la Francia conferma la tradizione: obbligatoria la verifica all’anagrafe

Se negli Stati Uniti il dibattito -che si sta dimostrando anche acceso- riguardante le prossime cartevalori postali ruota su quali personaggi viventi citare dopo la caduta, con il 2012, del relativo veto, la più cauta Francia rende omaggio a sei artisti della canzone, tutti defunti da più o meno tempo.

Il 14 ottobre in prevendita e da oggi disponibile in tutta la rete, giunge il foglietto contenente sei francobolli dedicati, nell’ordine di rappresentazione, a Colette Renard (1924-2010), Henri Salvador (1917-2008), Serge Reggiani (1922-2004), Claude Nougaro (1929-2004), Daniel Balavoine (1952-1986) e Gilbert Bécaud (1927-2001). Sei grandi interpreti della canzone nazionale, noti anche all’estero.

Ogni esemplare costa 60 centesimi, ma l’insieme è venduto a 5,60 euro: 2,00 in più rispetto al nominale; la differenza serve a sostenere la Croce rossa. Un’altra tradizione -quella dell’emissione benefica in favore delle attività condotte dalla struttura di soccorso- ancora una volta confermata da Parigi.


L'iniziativa statunitense
Il blocco dedicato ai sei cantanti nazionali
Ott 16 2011 - 01:12

Libri e cataloghi

In mare con la Michel

Il repertorio è dedicato alle navi riprodotte nei francobolli di tutto il mondo

Protagoniste, le imbarcazioni di ogni periodo

Sono occorse 278 pagine cartacee per elencare tutte le navi di ogni periodo storico comparse nei francobolli. Pagine -da notare- di solo elenco a due colonne. È il nuovo catalogo edito dalla Michel (in Italia a 55,00 euro), dedicato agli appassionati di questo tema.

Il repertorio è organizzato per Paese, naturalmente seguendo la lingua tedesca; si inizia con Abu Dhabi e, in un’unica lista, si arriva a Cipro, che nella parlata di Goethe fa Zypern. L’Italia, per esempio, occupa un po’ più di una pagina, ma già se si aggiungono i territori occupati e coloniali la superficie quasi raddoppia.

Il lavoro osserva l’ordine cronologico e per ogni francobollo viene descritta la tipologia -per esempio nave (quando disponibile, compare anche il nome specifico), caravella, traghetto, arca di Noè…- e il numero di catalogo.

Il resto delle informazioni, fra cui 16mila immagini (che attingono ai cataloghi standard dell’azienda, quindi possono essere in bianco e nero o a colori), 60mila prezzi e le funzioni per crearsi delle mancoliste, sono presenti nel cd allegato, anche questo con testi in tedesco. Cd che permette poi gli aggiornamenti on-line.


Michel - “Navi” La scheda
Della stessa casa editrice, il mercuriale sui treni
Grazie al cd, è possibile visualizzare le immagini, esaminare i dati riguardanti le singole emissioni, creare elenchi…
Ott 15 2011 - 08:38

Notizie dall'Italia

Famigliari in posa per i soldati di un secolo fa

Luca Mazzei, ricercatore all’Università di Tor Vergata e relatore sulle “cine-cartoline”, rivela a “Vaccari news” i dettagli di quel servizio nato per la Libia

Luca Mazzei spiega le “cine-cartoline”

“Le famiglie dei soldati combattenti in Africa cinematografate all’Arena di Milano perché laggiù possano vedere in imagine i loro cari” e “Come i nostri soldati risaluteranno nelle «films» cinematografiche i loro cari lontani”. Sono queste le didascalie che nelle riviste di un secolo fa (rispettivamente “La domenica del corriere” e “La tribuna illustrata”, entrambe del 14-21 gennaio 1912) spiegano come funzionavano le “cine-cartoline”. “Cine-cartoline” tra le protagoniste del convegno “La guerra immaginata. L’avvento della civiltà mediale e la Guerra di Libia (1911-1912)”, svoltosi martedì scorso nella capitale.

“Vaccari news” ha voluto saperne di più, chiedendo i dettagli ad uno degli studiosi coinvolti nella ricerca; è Luca Mazzei, ricercatore all’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Come funzionava il sistema? “Era semplice”, risponde. “Qualche giorno prima, capoluogo per capoluogo, si dava avviso tramite stampa che si sarebbero fatte delle riprese di famiglie di combattenti. Chiunque, abitante in quella città, avesse avuto un figlio, un fratello, uno zio, un fidanzato al fronte, poteva recarsi nei giorni successivi in Questura a ritirare una tessera che dava accesso al luogo delle riprese: un piazzale o un ampio cortile interno. Il giorno delle riprese i convenuti erano divisi in gruppi, generalmente corrispondenti alle singole armi di servizio dei congiunti. Infine, erano sistemati a blocchi di trenta. Di solito, li si faceva salutare uno ad uno, sfilando davanti alla macchina, poi tutti insieme, ma le procedure talvolta variavano un po’”.

Il supporto era diretto, come pare di capire, dall’Italia alla Libia o anche viceversa? “Solo dall’Italia alla Libia. Il nome tecnico di allora era «Cinematografia delle famiglie dei combattenti»”.

Quanto costava? “Le famiglie -prosegue lo studioso- non pagavano niente. Le riprese erano offerte gratuitamente dalla Cines, una casa cinematografica romana già attiva al fronte con un suo operatore per seguire l’attualità. Difficile dire se l’iniziativa nascondeva in realtà la corresponsione di una cifra forfettaria da parte del Governo, se fu progettata nell’ambito di uno scambio di favori, o se invece il motivo fu solo pubblicitario. Sappiamo che in occasione della ripresa della «cine-cartolina» padovana il budget predisposto era finito. Tanto che i concittadini, inizialmente rimasti fuori dal tour degli operatori, per convincerli a venire dovettero pagarsela. Ma anche in quel caso tutto fu gestito con una sottoscrizione pubblica. Il giorno delle riprese, i familiari non misero niente”.

Quante ne furono fatte? “Parlare di un numero preciso è difficile; le ricerche sono ancora in corso ma qualcosa di certo lo abbiamo. Sappiamo ad esempio che dal 30 dicembre 1911 al 10 febbraio 1912 furono effettuate riprese in otto città: Roma e Torino per prime, poi Napoli, Firenze, La Spezia, Genova, Venezia e Padova. Una «cine-cartolina» era prevista pure a Palermo; anche se per ora non ne abbiamo la certezza, abbiamo motivi di credere che sia stata fatta. Inoltre, va aggiunta Bologna, nell’Epifania del 1912: la Ambrosio film, una casa torinese dagli intensi contatti con il mondo militare e concorrente della Cines, mise in piedi un’iniziativa analoga, una cinematografia dei bambini e dei congiunti dei combattenti. Ma fu una cosa molto più piccola, legata ad una serata di beneficenza alla quale si entrava con biglietto nel caso di famiglie benestanti e gratis nel caso di famiglie povere”.

Come avete scoperto il progetto e dove si trova ora il materiale? “L’abbiamo scoperto leggendo prima le riviste specializzate della cinematografia (le cosiddette riviste corporative), poi i quotidiani e i settimanali delle varie città italiane. Questi ultimi sono una fonte indispensabile per capire il rapporto fra guerra e cinema. Il materiale, invece, se inteso come pellicole vere e proprie, è disperso. Un po’ come per tutto il cinema muto. È una vecchia questione. Siamo noi infatti che diamo al cinema un valore aggiunto di bene culturale, quindi di oggetto da conservare. Allora non era così. Probabile dunque che, dopo essere state proiettate a Tripoli, cosa che successe nel marzo del 1912, siano state distrutte o archiviate per un po’ e poi buttate. La celluloide, il supporto su cui l’emulsione fotografica è adagiata, è altamente infiammabile, e la sua pericolosità con il tempo, quanto il supporto si deteriora, diventa progressivamente maggiore. Spesso quindi, finito il periodo in cui si riteneva che il film fosse utile, si recuperavano i sali d’argento dell’emulsione e la celluloide veniva dissolta per esser riciclata, come si fa con la plastica oggi. Ma niente è mai detto. Può darsi anche che un giorno in qualche vecchio magazzino si ritrovino”.

Come mai l’idea non venne ripresa in seguito? “Nella Prima guerra mondiale -conclude Luca Mazzei- il senso della lontananza era minore. In fondo si combatteva sul confine, in terra italiana. Nel 1911-1912, invece, il distacco oltre che reale faceva parte dell’immaginario con cui la guerra stessa, un conflitto coloniale, venne comunicata. Non è completamente giusto, però, dire che l’espediente non sia stato più ripreso. In realtà qualcosa di analogo fu fatto negli anni Quaranta, durante la Seconda guerra mondiale con l’«Ora del soldato». Anche in quel caso l’obiettivo era rassicurare il soldato che la famiglia gli era vicina, che lo Stato cioè gli permetteva di comunicare con essa, tramite le sue strutture”.


Il confronto di martedì scorso a Roma
Due riviste di un secolo fa (“La domenica del corriere” e “La tribuna illustrata” della stessa data, 14-21 gennaio 1912) che testimoniano il servizio
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